Oscar 2015, attori e attrici pronti per la statuetta

Chi vincerà l’Oscar 2015 per migliore attore o attrice, protagonista e non? In attesa del 22 febbraio, ecco tutte le nomination per i protagonisti più bravi dei film apparsi sui nostri schermi

Mancano pochi giorni ai premi Oscar 2015, e l’attesa cresce. Da quando sono uscite ufficialmente le nomination, più di un mese fa, è iniziata la caccia ai film da vedere al cinema per mantenersi al passo con i gusti di Hollywood. Scopriamo dunque quale attore e attrice potrebbero essere premiati come i migliori del momento, dopo aver studiato attentamente i film in gara.
I candidati nelle due categorie di miglior Attore Protagonista e miglior Attore Non Protagonista sono 10. Eccoli qui, iniziando dai candidati al miglior Attore Protagonista:

Michael Keaton (Birdman). A 63 anni, dopo i successi dei primi anni 90, è tornato alla grande. E lo ha fatto quasi citando se stesso quando faceva Batman per Tim Burton (dall’89 al ’92) nel film che racconta di un ex divo famoso per un supereroe di Hollywood che cerca di renìinventarsi a Broadway. Nei panni e nell’animo appare rabbioso, paranoico, folle, bipolare. Ha detto: “Credo che il cuore del mio personaggio siano le sue contraddizioni. Un momento si sente come una cometa luminosa e, un attimo dopo, è completamente svuotato”.

Benedict Cumberbatch (The Imitation Game): inglese, ha insegnato inglese in un monastero tibetano, ma poi ha cominciato a vincere tutti i premi teatrali possibili. È Sherlock Holmes in tv: al cinema, è passato da Espiazione a La talpa, Star Trek Into the Darkness, 12 anni schiavo, WikiLeaks (era Julian Assange). Per il ruolo di Alan Turning è stato inserito da Time nella lista delle 100 persone più influenti del mondo. Ha detto: “La cosa che mi ha impressionato è stato girare negli stessi luoghi in cui, durante la seconda guerra mondiale, Turing è riuscito a sconfiggere i nazisti. Girare a Bletchley Park è stato straordinario: essere lì, camminare attraverso quei prati e sotto quegli alberi che c’erano allora e saranno lì ancora dopo di noi. È una parte così importante della nostra storia, quella segreta”.

Bradley Cooper (American Sniper): uomo più sexy del mondo per People Magazine nel 2011, ha debuttato in Sex & the City ed è alla sua terza nomination consecutiva dopo quelle per Il lato positivo e American Hustle. Nel film di Clint Eastwood veste i panni di Chris Kyle, il cecchino più letale della storia americana per il quale è ingrassato quasi 20 chili. Ha detto: “Per prepararmi ho studiato il texano: due ore di lezioni al giorno con un coach vocale. Poi sono passato al fisico: per ingrassare 20 chili mangiavo ogni 55 minuti e arrivavo a 8000 calorie al giorno. Poi ho studiato centinaia di ore di immagini del vero Chris, con un cecchino dell’esercito che era stato in Iraq con lui”.

Eddie Redmayne (La teoria del tutto): è già stato modello (nel 2012 era nella campagna Burberry con Cara Delevingne), cantante (era nel cast di Lés Miserables) e adesso attore candidato all’Oscar (dopo essere stato l’innamorato della Monroe in Marilyn) per il ruolo di Stephen Hawking, il fisico dei buchi neri afffetto da una gravissima malattia degenerativa. Il sindacato attori americano gli ha già conferito il Sag Award 2015 come miglior attore protagonista. Ha detto: “Questo film parla anche dell’essere umano che sta dietro l’icona. Quando lo conosciamo, Stephen ha 21 anni ed è vivace e atletico. Va avanti vivendo una vita intensa con una scintilla negli occhi, e, avendolo conosciuto, posso dire che continua a farlo. In lui ci sono lati diversi: ho avuto l’impressione che lui avesse un carattere da rockstar”.

Steve Carell (Foxcatcher): dopo una pluri decennale carriera da attore demenziale, come protagonista di The Office (in tv) e 40 anni vergine, di Molto incinta e Anchorman 1 e 2, oggi, dopo questo film è un vero attore drammatico, bravissimo nel ruolo di John du Pont, milionario folle che decide di finanziare un campione olimpico di lotta, per poi diventare un assassino. Ha detto: “Non era un mostro, per me. Ma un uomo umiliato, nonostante appartenesse a una delle famiglie più ricche degli Stati Uniti. E umiliato dalla madre, la donna che gli stava sempre accanto ma che in realtà amava più i suoi cavalli del figlio. E così lui scelse di finanziare il wrestling proprio perché era la cosa più lontana da lei. Ed era solo suo”.

Tra i candidati per il miglior Attore Non Protagonista troviamo:

J. K. Simmons (Whiplash): è uno dei cattivi più malefici, sadici e straordinari degli ultimi anni. Il suo volto è già molto conosciuto: in tv in Law & Order e al cinema in Juno, Tra le nuvole e Thank You For Smoking. Ha detto: “Ho lavorato su me stesso. Anzi, su quello che io non sono e non saprei mai fare. Non credo che una tale pressione, un tale sadismo e una tale manipolazione dell’altro siano necessari per far emergere il vero talento”.

Edward Norton (Birdman): è alla terza nomination all’Oscar, dopo Schegge di paura e American History X. E’ passato da Fight Club a La 25ma ora, ha lavorato in Giappone per l’impresa di famiglia e ha amato Salma Hayek e Courtney Love. Ha detto: “Quando scavi nella vita degli attori, inevitabilmente scopri un mix di talento e passione. E poi c’è il narcisismo, l’egocentrismo, l’amor proprio e questo genere di cose. Del mio Shiner mi piace il fatto che, paradossalmente, sia un farabutto con un io smisurato, oltre ad essere sommamente vanitoso, avido, un po’ infido”.

Ethan Hawke (Boyhood): la faccia da eterno ragazzino adesso è solcata dalle rughe ma nel film lo si rivede com’era 12 anni fa, storia di una giovinezza (di Ellar Coltrane) e di invecchiamento (per lui e Patricia Arquette che interpretano i genitori) in diretta. È alla quarta nomination: due come attore non protagonista (la prima per Training Day e questa) e due come sceneggiatore (Before Sunset e Before Midnight entrambi diretti da Richar Linklater, lo stesso di Boyhood). Ha detto: “Fare un film nell’arco di 12 anni è stata un’idea incredibile. Credo che nulla di simile sia mai stato fatto”.

Mark Ruffalo (Foxcatcher): nel 2011 la prima nomination, come non protagonista per l’etero che rompe la famiglia lesbica di I ragazzi stanno bene. Adesso quella per Dave Schultz, il campione di lotta vittima del folle milionario Steve Carell. E’ Hulk negli Avengers e al primo film da regista (Sympathy for Delicious) ha vinto il Sudance Film Festival. Ha detto: “Lo chiamavano Tyrannosaurus Rex. Dave Schultz era famoso per il suo strano modo di tenere le braccia, infilando i gomiti contro il tronco e con le mani che penzolavano, muovendo i polsi. Non si sentiva affatto cool o un serial killer…”.

Robert Duvall (The Judge): il grande vecchio di questi Oscar veste i panni del padre, giudice, che è costretto ad affidarsi al figlio avvocato (Robert Downey jr) quando viene accusato di omicidio. È alla settima nomination: la prima fu come non protagonista ne Il padrino (1973) e la seconda per Apocalypse Now. Nel 1984 ha vinto come miglior attore protagonista con Tender Mercies. Ha detto: “Il mio personaggio è vecchio, malato, psicologicamente e fisicamente. Ma non volevo fosse patetico, così prima di girare le scene più drammatiche cercavo di ridere, anche prendendomi in giro da solo”.

L’altra metà del cielo tra le migliori Attrici Protagoniste sul palco del Dolby Theatre di Hollywood sarà rappresentato da:

Julianne Moore (Still Alice): 4 nomination (Boogie Nights, Fine di una storia, Lontano dal paradiso e The Hours) e nessuna vittoria. Per ora ha vinto tutti i premi pre-Oscar: l’ultimo il Sag, quello del sindacato degli attori. Ha detto: “Ho incontrato e contattato via Skype medici, parlato con famigliari di malati, fatto domande a scienziati, volontari e specialisti che lavorano in associazioni e gruppi di supporto ai malati e ai loro cari. Volevo riuscire a rendere il momento in cui sei davanti alla maniglia del bagno e non sai cosa farci”.

Felicity Jones (La teoria del tutto): da Scuola di streghe in tv all’Oscar in un colpo solo. O quasi. Prima di interpretare la moglie di Stephen Hawking è stata testimonial Dolce & Gabbana e ha girato Chéri, Hysteria, The Amazing Spider-Man 2. Soprattutto, The Invisible Woman di Ralph Fiennes, che in Inghilterra ha vinto tutto ciò che c’era da vincere, ma in Italia non è mai arrivato. Ha detto: “Ho incontrato la vera Jane Hawking più volte. Non si è mai arresa. Credo che ci sia stata un’attrazione sessuale immediata tra lei e Stephen, ma allo stesso tempo è stato un incontro delle menti”.

Marion Cotillard (Due giorni, una notte): e se l’unica attrice ad aver vinto un Oscar come protagonista con un film in francese (La vie en rose) replicasse? Julianne Moore ha detto pubblicamente che è l’unica rivale che considera seriamente pericolosa, vestendo la canottiera dell’operaia che ha un week-end per convincere i colleghi a rinunciare ai 1000 euro che significano il suo licenziamento. Ha detto: “La mia Sandra è una donna ordinaria, un’operaia che conosce il prezzo delle cose perché non può permettersi altra scelta. È impossibile sapere cosa avrebbe fatto lei nei panni dei suoi colleghi e il film non giudica nessuno. In questo sta tutta la sua forza”.

Reese Witherspoon (Wild): contro ha il fatto di aver già vinto, per Quando l’amore brucia l’anima. Se allora era la bruna June Carter Cash, oggi è la bionda Cheryl Strayed che nel 1995, dopo aver perso la madre e il lavoro, per superare il lutto attraversò a piedi gli Usa. Ha detto: “Non sono più la stessa di La rivincita delle bionde. Ho sempre amato il cambiamento. Per questo ho messo gli scarponi di Cheryl e ho cominciato ad arrampicarmi”.

Rosamund Pike (L’amore bugiardo. Gone Girl): Halle Berry ha fatto la Bond Girl dopo aver vinto l’Oscar. Rosamund Pike potrebbe fare il contrario, visto che lei ha esordito al cinema al fianco di Pierce Brosnam in La morte può attendere: guarda caso, lo stesso 007 con Halle Berry. E’ davvero sorprendente nel thriller di David Fincher, dove interpreta la mogliettina scomparsa (rapita? Uccisa?) dal marito Ben Affleck. Ha detto: “Finché cerchiamo di essere quello che gli altri vogliono da noi, finiamo per uccidere l’amore. È un film sulla coppia come vittima della società contemporanea, con in più una chiave thriller, dark, profondamente ambigua e malata”.

Tra le Attrici non Protagoniste troviamo:

Patricia Arquette (Boyhood): il regista, invece di nasconderle le rughe con gli effetti speciali, le ha chiesto di invecchiare in diretta. Lei ha accettato la sfida di Richard Linklater ed è la madre del protagonista. Dopo il Golden Globe (e quasi tutti i premi dei critici) potrebbe riuscire a conquistare l’Oscar al primo tentativo. Ha detto: “Linklater mi chiamò dicendomi: che progetti hai per i prossimi 12 anni? Ho cominciato che avevo 34 anni, ho finito a 46: è stata un’esperienza unica, senza sceneggiatura perché non sapevamo cosa sarebbe successo volta dopo volta”.

Emma Stone (Birdman): dopo l’esordio a Broadway, l’Oscar? Bionda, nevrotica, figlia di Michael Keaton e seduttrice di Edward Norton. Per lei sarebbe davvero la consacrazione. Ha detto: “La mia Sam, appena dimessa da un centro di recupero, commette l’errore di lavorare per il padre. Ma lei è soprattutto uno dei pochi personaggi a non partecipare alla commedia. È testimone di tutto ciò che accade senza però essere coinvolta nel turbinio del palcoscenico”.

Keira Knightley (The Imitation Game): a 21 anni è stata nominata per Orgoglio e pregiudizio, a poche settimane dai trenta potrebbe festeggiare nel migliore dei modi. Nel biopic su Alan Turing è emozionante, nel ruolo dell’amica esperta di matematica che lo aiuta a decriptare il codice tedesco Enigma. Ed è disposta a sposarlo per coprirne l’omosessualità. Ha detto: “Joan probabilmente la più grande eroina che abbia mai interpretato. Ha contribuito alla soluzione del conflitto mondiale decrittando quel codice. La mia personale definizione di eroina è: qualcuno di straordinario”.

Laura Dern (Wild): l’ex musa e compagna di David Lynch è alla sua seconda nomination, dopo quella per Rosa Scompiglio e i suoi amanti. Figlia d’arte (Bruce Dern e Diane Ladd), interpretata la madre malata di Reese Witherspoon. Ha detto: “Nel film sono un fantasma: appaio solo nei flashback, visto che è la mia morte che fa scattare la storia di Cheryl. Era una mamma giovane e cool: così me l’ha raccontata la figlia”.

Meryl Streep (In to the Woods): la Streep canta e così arriva al ventesima nomination per il musical di Broadway portato al cinema, in cui è mascherata da strega delle favole dei fratelli Grimm. Ha vinto tre volte: Kramer contro Kramer (non protagonista), La scelta di Sophie e The Iron Lady (entrambe le volte come protagonista). Ha detto: “La mia strega vuole solo vendicarsi per la maledizione in cui l’hanno imprigionata. Più che un personaggio delle favole, la trovo molto reale”.

Steve Carell
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  • Steve Carell
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