La dieta zero carboidrati fa bene o no?

La dieta zero carboidrati fa bene o no?

Diffusasi negli ultimi anni, la dieta zero carb ha fatto impazzire anche le star come Jennifer Lopez. Scopriamo in cosa consiste la dieta zero carboidrati e soprattutto se fa bene o no.

Negli ultimi anni si è notevolmente diffusa la dieta a zero carboidrati, una tipologia di dieta che prevede l’esclusione delle fonti tradizionali di carboidrati (o zuccheri) dalla propria alimentazione. È una tipologia di regime alimentare molto amato dall’universo femminile, da molti sportivi e da coloro che vogliono perdere peso rapidamente. Ma esattamente in cosa consiste?

Dieta zero carboidrati: in che cosa consiste

Innanzitutto, esistono differenti approcci alimentari a zero carboidrati, ognuno con caratteristiche peculiari. Facciamo qualche esempio: una delle diete a zero carboidrati è sicuramente la dieta chetogenica (detta anche VLCKD). Si tratta di un protocollo alimentare, messo a punto anni addietro, per il trattamento dei casi di epilessia refrattaria ai farmaci. EÈ stata poi adattata al trattamento dei casi di obesità, sovrappeso, sindrome metabolica, steatosi epatica, diabete mellito di tipo II, dislipidemie, sindrome dell’ovaio policistico, endometriosi, emicrania, cefalea a grappolo, problemi osteoarticolari, acufeni, sindrome di Menière, fibromialgia.

Dieta zero carboidrati: perché si è diffusa

Ma perché si è diffusa così tanto? Perché la dieta prevede una riduzione dei carboidrati giornalieri (semplici e complessi) a un massimo di 20-30 grammi e, in molti casi anche l’apporto di grassi, soprattutto quelli saturi, determina una azione detossificante, disinfiammante e di reset dell’organismo. Questo effetto positivo è ottenuto dalla produzione di corpi chetonici, naturalmente prodotti dal nostro organismo in caso di normale carenza di zuccheri. Per esempio dopo il digiuno notturno, per effetto di una malattia o di un digiuno volontario. I corpi chetonici sono piccole particelle, trasportate molto velocemente ed utilizzate dai muscoli e dai tessuti periferici per autosostenersi. Sono in grado di passare la barriera ematoencefalica e arrivare al cervello, dove danno un senso di benessere ed euforia, attenuando il senso di stanchezza e di fame. Per questo motivo, la dieta chetogenica è molto amata da coloro che devono perdere tanti chili di troppo. I chetoni sono prodotti a partire dal grasso di deposito dell’organismo, soprattutto quello localizzato sulla pancia.


Dieta zero carboidrati: come migliora lo stato di salute

In tal modo si perde peso, ci si disinfiamma e si migliora lo stato di salute. Questo avviene per effetto di un migliore risposta dell’ormone insulina, al rialzo della glicemia ematica. Riducendo gli zuccheri assunti, la glicemia rimane più stabile, come anche l’insulina. Di conseguenza si migliorano il senso di sazietà, la naturale azione antinfiammatoria dell’organismo e la funzionalità del pancreas. Ovviamente come tutti i protocolli alimentari molto restrittivi va attuato solo se seguiti da uno specialista (medico dietologo, biologo nutrizionista, dietista) che sappia bene come personalizzare il piano alimentare, ma soprattutto sia informato delle controindicazioni. Questa dieta non va applicata a chi soffre di diabete mellito di tipo I, insufficienza renale, epatica e cardiaca. Non possono praticarla le donne in gravidanza e in allattamento, come anche i bambini.

Le diete zero carboidrati: quali sono

Tra le altre diete considerate zero carb vi sono la dieta Dukan, la Atkins, la Scardsale e la dieta proteica molto amata dagli sportivi.

La dieta Dukan

La dieta Dukan, ideata dal francese Pierre Dukan, si differenzia dalla chetogenica, perché, nonostante l’apporto scarso di zuccheri, è chiaramente una dieta iperproteica. Infatti, non dà indicazioni sulle quantità di carne, uova, salumi, formaggi, derivati della soia e pesce da assumere. Soprattutto è lasciata alla libera gestione degli utenti, con notevoli rischi per la salute. In questo caso non è la carenza di zuccheri il problema, ma l’eccesso non controllato di proteine e di una adeguata quantità di acqua.

La dieta Atkins

La dieta Atkins rappresenta, invece, la versione più ”grassa” della dieta chetogenica. Venne studiata dal cardiologo americano Robert Atkins, per affrontare il problema del diabete mellito di tipo II. Anche in questo caso si gioca molto sull’impatto metabolico e sul senso di sazietà dato dai chetoni. Ma sfortunatamente punta su uova fritte e pancetta a colazione, formaggi a metà mattino e sempre carne ai pasti. In tal modo, pur mantenendo il ruolo positivo dei chetoni, è notevole l’apporto di grassi saturi e di sale, elementi che affaticano la digestione e aumentano la ritenzione idrica.

La dieta Scarsdale

La dieta Scarsdale è una dieta ipoglucidica ed iperproteica nata negli USA alla fine degli anni ’70 ad opera del Dottor Herman Tarnower. Dura 14 giorni ed è piuttosto restrittiva: circa 1000 kcal al giorno. Fu creata per ridurre il rischio in soggetti con cardiopatie, ma essendo molto restrittiva in termini di quantità e qualità non può essere seguita a lungo e senza il supporto di uno specialista. A differenza della chetogenica, include tra gli alimenti alcuni frutti e del pane integrale. Viene considerata più una low carb, che una zero carb.

La dieta proteica utilizzata dagli sportivi

Infine, abbiamo la dieta proteica utilizzata dagli sportivi. Prevede l’esclusiva assunzione di proteine per alcuni giorni (ad un livello di zuccheri anche più basso della chetogenica). Si basa sul concetto che, un aumentato consumo proteico, senza alcun carboidrato, costringa l’organismo a non bruciare gli zuccheri a sua disposizione. Verranno così bruciate le riserve di grasso. Per il suo carattere estremamente restrittivo è una dieta attuabile solo in presenza di uno specialista, uno stato di salute ottimo e una adeguata condizione psicofisica. Infatti, l’eccesso di proteine (cosa che non si verifica nella chetogenica che è una dieta normo-proteica) alla lunga incide negativamente sulla funzionalità renale. È assolutamente vietata per chi ha problemi epatici e renali ed è altrettanto sconsigliata per chi pratica sport di resistenza come la corsa e il ciclismo. In questi casi si andrebbe subito incontro ad una carenza di energia.

Gli effetti della dieta zero carboidrati

Non ci resta che dire che, un regime zero carb può avere effetti positivi solo se tarato sulla singola persona da una specialista in ambito nutrizionale, che valuti pro e contro di ogni singolo caso. È meglio puntare sulla chetogenica per le sue maggiori caratteristiche di adattabilità. L’obiettivo è comunque quello di reintegrare gradualmente e consapevolmente anche gli altri alimenti, senza ovviamente eccedere con i carboidrati. Il problema non sono gli zuccheri in sé, ma la quantità giornalmente assunta, l’indice glicemico e il carico glicemico dei pasti e la capacità di ognuno di noi di smaltire i carboidrati. Per alcuni di noi la soglia dovrà mantenersi più bassa, per una maggiore predisposizione a patologie, scegliendo frutta, verdure e prodotti da forno a basso indice glicemico e meno raffinati. Oltre che abbinarli alle fibre, alle proteine e ai grassi che riducono l’innalzamento dell’insulina.



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