5 libri (+1) da leggere tra marzo e aprile

5 libri da leggere tra marzo e aprile

5 preziosi consigli di lettura invece di stare sui social o guardare serie tv.

«Puoi provare a cambiare la testa della gente, ma stai solo perdendo tempo. Cambia gli strumenti che hanno in mano e cambierai il mondo».

Nella destra i nostri fedeli smartphone e di fronte agli occhi il nostro inseparabile pc, proviamo a pensare a quanta verità ci sia in questa frase.

La vita nell’era digitale ci ha cambiati notevolmente. In meglio o in peggio? A ognuno di noi l’ardua sentenza. La velocità del cambiamento di questi ultimi anni sta trasformando ogni settore della nostra vita: dal lavoro allo studio, dall’economia alla cultura, dal modo di relazionarsi alla comunicazione.

E, diversamente da altri periodi di cambiamento, questa volta gli effetti sono planetari. Fermiamoci allora a riflettere. Quanto tempo passiamo davanti ai nostri vari device a fare cose più o meno utili e come abbiamo cominciato a dimenticarci della nostra vita precedente?

Alessandro Baricco nel saggio “The Game” prova ad analizzare la natura del fenomeno: come e quanto è cambiato il rapporto tra uomo e tecnologia a seguito dell’introduzione del digitale?

Come è mutata la realtà e il nostro modo di vivere in un mondo d’innovazione diffusa, sempre connesso? Baricco prova a delineare i tratti di una rivoluzione ormai compiuta, dandone una traccia storica e azzardando un commento delle conseguenze mentali che possono essere scaturite da questo nuovo panorama.

Una volta letto questo volume, con tutti i suoi pregi e difetti, siamo sicuramente pronti per disintossicarci, staccare la spina per qualche ora, disconnetterci da chat, social network e dai nostri impegni in rete per almeno una serata.

Leggere un bel libro, in un mondo dove tutto il resto della comunicazione risulta così caotico, incalzante e frammentato, non è mai stato così necessario.

Ecco cinque libri da non perdere in questi mesi:

Marco Missiroli, Fedeltà, Einaudi, 2019

«Che parola sbagliata, amante. Che parola sbagliata, tradimento». Carlo e Margherita sono una coppia apparentemente felice.

Alle prese con i problemi di tutti i giorni tra case da comprare, mutui, lavori precari, genitori a cui tenere testa, un bambino da accudire, sembrano perdersi in una Milano perfettamente tratteggiata.

Una Milano che chi abita non farà fatica a riconoscere, seguendo i personaggi tra i Navigli e Corso San Gottardo, Corso Concordia e via delle Leghe. Eppure nella coppia si insinua il tarlo di un tradimento.

Sofia, una studentessa di Carlo, e Andrea, il fisioterapista di Margherita, intrecciano debolmente le loro vite con i due protagonisti. Senza creare sconvolgimenti esagerati.

L’inquietudine del romanzo, infatti, è tutta data dal senso di instabilità dell’epoca in cui viviamo, dalla crisi dei valori borghesi in cui la generazione precedente riusciva a credere e che Carlo e Margherita trovano invece sbriciolati e ormai al tramonto.

Il nuovo lavoro di Marco Missiroli, dopo il successo di “Atti osceni in luogo privato”, si annuncia come un libro di cui sentiremo a lungo parlare in questi mesi.

Emanuele Trevi, Sogni e favole, Ponte alle Grazie, 2019

Sogni e favole è un libro che è a metà tra il saggio e l’autofiction, in cui lo scrittore ripercorre il suo apprendistato letterario raccontando l’incontro con tre figure (Arturo Patten, Cesare Garboli e Amelia Rosselli) che hanno influenzato fortemente la sua visione della vita e dell’arte.

In una passeggiata tutta romana che descrive una città inospitale ma ancora splendida. Una profonda riflessione sull’arte e sull’illusione che ha come cardine un bellissimo sonetto di Metastasio: «Sogni, e favole io fingo; e pure in carte/ mentre favole, e sogni orno, e disegno,/ in lor, folle ch’io son, prendo tal parte,/ che del mal che inventai piango, e mi sdegno».

Michel Houellebecq, Serotonina, La nave di Teseo, 2019

Florent-Claude Labrouste, 46 anni, agronomo al ministero dell’Agricoltura, cinico e disincantato per natura, ha appena scoperto che la compagna giapponese con cui convive da due anni si diverte a tradirlo organizzando orge di vario tipo e arrivando a farsi penetrare da cani di diverse razze.

Il protagonista decide allora di eclissarsi volontariamente abbandonando sia il lavoro che il tetto coniugale per andare a vivere in un hotel alla  periferia di Parigi.

La solitudine e la depressione lo costringeranno a fare uso massiccio di un antidepressivo di nuova generazione, il Captorix, in grado di stimolare la produzione di serotonina, l’ormone della felicità, ma anche di inibire il desiderio sessuale.

Ecco allora che si rende necessario rievocare nostalgicamente tutte le relazioni precedenti, le avventure e le storie di sesso di una vita intera. Un romanzo che più houellebecquiano non si può, ossessionato dal sesso ma che guarda (forse) anche all’amore.«Il mondo esterno era duro, spietato nei confronti dei deboli, non teneva quasi mai le sue promesse, e l’amore restava la sola cosa in cui si potesse ancora, forse, avere fede».

Chiara Marchelli, La memoria della cenere, NN editore, 2019

«Il mio riflesso d’un tratto sui vetri. L’effetto di quando ci si trova a sorpresa dentro lo specchio di una vetrina: le rughe sotto gli occhi, i lineamenti allentati. Succede di colpo, dicono di invecchiare. Ci si stupisce. Non sapevo che avrei perso il viso che davo per scontato. Si sta guastando prima di essere ciò che avrei voluto».

Elena è una scrittrice, sa leggere le storie sui volti delle persone. Una notte, un aneurisma la colpisce nella sua casa di New York. Sopravvive, e insieme a Patrick decide di trasferirsi in Francia, nell’Auvergne, in un paesino ai piedi del vulcano Puy de Lúg.

Con il vulcano inizia a condividere il fluire denso di pensieri, memorie interrotte, sentimenti riscoperti. Un magma sotterraneo che ribolle, pronto a eruttare quando i genitori vengono a trovarla per un breve soggiorno.

Ogni guarigione ha bisogno di tempo. È guardandoci con occhi nuovi che rinasciamo a nuova vita.

Alberto Schiavone, Dolcissima abitudine, Guanda Editore, 2019

Siamo nel 2006. In una Torino placida, grigia, quasi noiosa. Piera Cavallero, sessantaquattro anni, sta partecipando al funerale del suo ultimo cliente.

Per gran parte della sua vita il suo nome è stato Rosa, di professione prostituta. Rosa ha avuto soldi, avventure, una carriera fortunata ma fatta di tanti giorni di niente.

Ha avuto una vita annullata che adesso è ora di guardare in faccia per farci pace. Rosa ha avuto un figlio, che non la conosce ma che lei non ha mai perso di vista.

«Cosa vuoi dire a tuo figlio? E che cosa ti aspetti da lui? Che forse è quello che ogni genitore si chiede per tutta la vita. E ciò rendeva Rosa una madre come tutte le altre, ansie e tentennamenti compresi. Gli dirai che sei stata una puttana, e una puttana quando tu nascevi non poteva avere un figlio suo».

La storia di Rosa, piccola ma incredibile, si intreccia con quella del Novecento, che le passa accanto senza scalfirla, fino ad arrivare ai giorni nostri.


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