Come aiutare i bambini nei compiti
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Come aiutare i bambini nei compiti

Compiti scuola, aiutare sì o no? Qual è il ruolo del genitore, come è davvero utile per l’acquisizione di un metodo e di una buona autonomia?

Il dilemma se aiutare i figli a fare i compiti sia giusto o sbagliato è comune a molti genitori. Il problema reale non è tanto il sostegno che un genitore potrebbe dare a un figlio nello svolgimento dei compiti quanto la sua intromissione. Ossia il fatto che a fare i compiti è il genitore e non il bambino.
Qualche volta subentriamo nello svolgimento dei compiti per velocizzare i tempi ed evitare che la scaletta non subisca troppe alterazioni rischiando di inficiare il gioco, la cena, le attività che precedono la nanna e, infine, la stessa nanna. Qualche altra volta la nostra intromissione nasce da personali aspettative circa i risultati di nostro figlio a scuola.
Qualsiasi sia il caso che spinge un genitore a fare i compiti al posto del figlio, bisogna fare delle osservazioni e invitare tutti i genitori in questione a cambiare rotta.

Alcune considerazioni

Secondo uno studio delle Università della Finlandia orientale e di Jyväskylä, aiutare i figli a fare compiti nuoce al loro sviluppo, mentre aiutarli a far da soli li rende più tenaci e combattivi.
Quando non resistiamo alla tentazione di aiutare nostro figlio o, peggio, ci sostituiamo a lui nello svolgimento dei compiti è come se gli stessimo dicendo che non è capace di far da solo. Il ruolo del genitore è, piuttosto, quello di incoraggiare il bambino ad acquisire sempre più autonomia e consapevolezza delle sue stesse capacità. In questo modo li si aiuta a scoprire le eventuali inclinazioni naturali per una o più materie. Senza rischiare che queste preferenze lo portino a trascurare il resto. Saremo bravi, come genitori, ad abbattere i muri che potrebbero sorgere verso materie più ostiche facendo scoprire a nostro figlio quanto bella e interessante possa essere anche la materia “antipatica”.
Un’altra abitudine scorretta di molti genitori è eliminare qualsiasi difficoltà nel percorso del figlio, il tutto si concretizza con una presenza onnisciente del genitore. Un esempio? Davanti ad un brutto voto, il genitore, detto “spazzaneve”, si reca dal maestro per avere spiegazioni.
In questo modo i figli sono privati dell’opportunità di imparare a cavarsela da soli nelle piccole e nelle grandi cose.

Aiutare i figli a fare i compiti, la giusta misura

Come raggiungere la giusta misura, essere presenti ma non in maniera dominante?

Evitiamo di fare i compiti al posto di nostro figlio perché, oltre a dimostrargli che non è capace, gli impediamo di crescere, imparare, misurarsi con l’esterno (la scuola, i doveri, gli obiettivi da raggiungere). Non correggiamo i compiti già svolti facendoglieli ricopiare in bella copia, vorrebbe dire immischiarsi nella relazione di apprendimento fra allievo e maestro, trasferire un senso d’ansia generale oltre a creare l’idea che non si possa assolutamente sbagliare. L’errore, invece, è un’occasione di confronto con la maestra e un’opportunità di apprendimento. Dovremmo diventare, come diceva Maria Montessori, genitori “allenatori” dei nostri figli preparandoli a crescere bene e sicuri di poter giocare una buona partita senza giocarla al posto loro. Quindi, invece di aiutare i figli a fare i compiti, dovremmo aiutarli a organizzarsi, a predisporre un ambiente idoneo allo studio che sia stimolante per la concentrazione. In quest’ottica montessoriana, è molto utile stabilire piccole ma importanti regole: mentre si fanno i compiti, la tv, il tablet e i portatili in genere vanno tenuti spenti in quanto sono fonte di distrazione; potremmo anche disciplinare il tempo dei compiti stabilendo una sorta di via, stop, ripresa e stop finale. Dimostriamo interesse per i compiti quando ce ne parlano, guardiamo insieme con loro i quaderni e le correzioni dell’insegnante. Con la nostra presenza, aiuteremo i nostri bambini nell’acquisizione di un metodo, di un’autonomia e della giusta autostima. Ricordiamo che quest’ultima è importante e che, se coltivata da piccoli, può dare grande sostegno man mano che si diventa adulti.

Regole fondamentali nel sostegno al bambino quando fa i compiti

Oltre ai punti sopra, vogliamo passarvi alcune utili regole. Fondamentali secondo noi nel sostenere i figli nel delicato passaggio dell’età evolutiva evitando sovrapposizioni da parte nostra. Evitiamo di creare tensioni e di urlare mentre nostro figlio fa i compiti. Proviamo a immedesimarci: quanto è importante l’atmosfera presente in un luogo per potersi concentrare, essere produttivi e lavorare bene? Molto.
Per questo, evitiamo di appesantire il carico, che è proprio dei compiti, con eventuali malumori. Piuttosto, incoraggiamoli, diciamo loro quando hanno fatto bene qualcosa e consigliamoli nei punti in cui possono migliorare. Non facciamo paragoni con i compagni più bravi, non è affatto carino oltre ad essere svilente dal punto di vista di un bambino. Non lasciamoci distrarre dalle notifiche sul cellulare, dobbiamo essere un esempio e insegnare ai nostri figli come ci si concentra. Ma, più di tutto, dobbiamo insegnare il rispetto verso le cose che vogliamo far bene, oggi i compiti, domani un lavoro. Esiste una gradualità nel nostro affiancamento rispetto allo svolgimento dei compiti. In prima elementare saremo gomito a gomito con i figli, soprattutto perché non sanno ancora leggere le consegne e capire che compiti devono fare e come. In seconda possiamo stare seduti al tavolo, ma magari distrarci un momento, magari scrivendo qualcosa sulla nostra agenda o leggendo un libro. In terza elementare potremo alzarci dal tavolo per cucinare, gravitando intorno ai figli ogni tanto. In quarta possiamo spostarci in un’altra stanza e tornare a controllare di tanto in tanto. In quinta elementare possiamo lasciarli studiare da soli e limitarci a controllare che abbiano svolto i compiti assegnati, senza metterci a controllarli o correggerli.

E se sono gli stessi bambini a chiedere aiuto?

Può porsi il caso che i nostri figli abbiano bisogno di noi certi giorni più di altri, per le difficoltà di un testo o di un problema. Oppure che abbiano bisogno del nostro incoraggiamento e sostegno o che siano proprio loro a chiedere di essere aiutati.
In questo caso, Alberto Pellaipsicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore presso il Dipartimento di scienze bio­mediche dell’Università degli Studi di Milano, suggerisce di adeguare il nostro comportamento. Occorre capire di cosa i nostri bambini hanno bisogno e semmai spiegare l’argomento così che poi possano far da soli. Se, però, dovessero chiederci di fare i compiti al posto loro, abbiamo il dovere di spronarli e invitarli a fare da sé.
Segnaliamo come lettura interessante il libro di Alberto Pellai e Barbara Tamborini “Il metodo famiglia felice. Come allenare i figli alla vita”, De Agostini 2018. 



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