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Bambini e cellulare: qual è l’età giusta?

Come educare i nostri figli all’uso delle tecnologie? Ma soprattutto qual è il momento giusto per far maneggiare ai bambini cellulari e altri dispositivi tecnologici?

L’Italia è al primo posto in Europa per diffusione dei telefoni cellulari in età precocissima. I pediatri hanno una posizione piuttosto unanime sull’argomento: limitare al massimo l’uso dei cellulari quando i bambini sono molto piccoli ed evitare di affidare un cellulare prima dei dieci anni d’età.

Non esiste un approccio unico e condiviso rispetto al tema ma tutto dipende dalla sensibilità dei genitori, dal buon esempio e dall’educazione che darete ai vostri figli.

In ogni caso proveremo a tracciare un quadro sulla situazione attuale e sulla linea di condotta che dovreste assumere per gestire al meglio dinamiche come queste.


I dati, il fenomeno “bambini e cellulari”

Secondo la fonte Eu Kids Online, la più autorevole sul tema, negli ultimi anni c’è stato un boom di connessioni ad Internet da parte di bambini sotto gli 8 anni. Da 2007 ad oggi, si è registrato un abbassamento d’età negli utenti che navigano in rete.

Un dato certamente visibile è che i bambini o i cosiddetti “nativi digitali” hanno una sorprendente dimestichezza nell’uso di interfacce touch di smartphone e tablet.

Paolo Ferri, che è uno dei maggiori esperti sul tema, descrive il fenomeno con parole chiare e semplici: le tecnologie digitali sono un elemento naturale per i nativi digitali, costituiscono il loro ambiente di vita.

Ci entrano in contatto sin da piccolissimi, ci giocano e spesso imparano ad utilizzare i diversi dispositivi senza consultare un manuale (specie se non sanno ancora leggere).

I bambini imparano a costruire il loro gioco, procedendo per tentativi e sbagliando, e adattano il dispositivo o il gioco alle loro esigenze specifiche.

I nativi digitali trovano più comodi i dispositivi touch e non amano i notebook, troppo scomodi e ingombranti. In molte scuole sono stati adottati i tablet ed esistono molte app rivolte alla prima infanzia.

L’Italia non può ancora paragonarsi alla Norvegia dove la metà dei bambini tra i 3 e i 4 anni usano il tablet e il 25% uno smartphone ma la percentuale di nativi schermodotati sta aumentando notevolmente.

Ma qual è il problema principale di questo anticipato accesso ad Internet e alle app? La mancanza di competenze, ossia la scarsa conoscenza delle regole di comportamento online e della buona condotta da adottare nelle interazioni sul web.

Età giusta

Non esiste una risposta esatta alla domanda su quale sia l’età giusta in cui affidare un dispositivo tecnologico in mano ai più piccoli.

Albero Pellai, esperto di bambini e tecnologia, esprime la sua opinione e indica il periodo in cui i ragazzi iniziano la scuola superiore.

È la fascia d’età più adatta, dice, perché i ragazzi e le ragazze hanno acquisito maggiore consapevolezza e responsabilità rispetto all’uso degli strumenti tecnologici, sanno proteggersi da una certa impulsività che potrebbe danneggiarli.

Digital parent

Dinanzi a questa difficoltà di riconoscere un’età esatta in cui affidare il cellulare ai bambini e/o ragazzi, tale scelta è rimessa alle decisioni del genitore e alla sua personale visione sull’argomento.

Si chiama digital parent e descrive sostanzialmente l’approccio che ogni genitore ha rispetto al mondo digital e che, secondo la ricercatrice Alexandra Samuel, può essere classificato in tre categorie di genitori:

♦ i “digital enablers” sono i genitori che pongono pochissime restrizioni ai loro figli rispetto all’uso dei cellulari o dei dispostivi tecnologici;
♦ i “digital limiters”, al contrario, sono genitori che cercano in modo attivo di limitare l’uso dei dispositivi ai loro bambini;
♦ i “digital mentors” sono i genitori che compartecipano all’utilizzo dei dispositivi e danno il buon esempio.

Secondo un’opinione condivisa dai più, l’uso della tecnologia da parte di entrambi, genitori e figli, dove i primi controllano e danno il buon esempio ai secondi è una strategia di educazione che funziona;  di contro, quella di proibire in modo assoluto l’uso della tecnologia sarebbe una strategia che non dà buoni frutti.

Alberto Pellai sostiene, infatti, che la figura del genitore sia fondamentale soprattutto rispetto ai pericoli che si celano dietro le tecnologie quando non usate con la dovuta attenzione: contenuti inappropriati, bullismo, sexting (ossia immagini e testi sessualmente espliciti), etc…

Il buon esempio e l’attenzione

Parental control: come creare un ambiente protetto evitando che tramite la tecnologia i bambini abbiano accesso a contenuti non adeguati.
Dare il buon esempio è la prima regola. I genitori saranno veri e propri mentor nell’approccio alla tecnologia.

Ma come fare?

Innanzitutto bisogna saper rispettare i confini, va bene chiedere di avere accesso al cellulare dei propri figli ma bisogna anche dare loro fiducia e non abusare della propria posizione per curiosare nella vita dei figli, mettendoli in difficoltà o in imbarazzo.

L’idea che dovrebbe guidare voi genitori è quella, piuttosto, di incoraggiare i figli a diventare adulti che sanno come comportarsi online, in modo sano e responsabile.

Secondo Alberto Pellai la strategia migliore è “parlare, parlare, parlare”.

Ovviamente l’argomento fiducia o quello di rispettare i confini senza intromissioni nella vita dei figli cambia in base all’età in questione, ma un altro aspetto importante attiene alla circoscrizione di un ambiente protetto.

Sui telefonini come sui pc e le televisioni, si possono usare le funzioni di parental control, per consentire l’accesso ai contenuti con modi di utilizzo appropriati e sottoposti a controllo.

Tramite questo tipo di funzioni, si possono definire le impostazioni più appropriate agendo su diverse categorie di contenuti come siti di appuntamenti, giochi d’azzardo, droghe, violenza o pornografia.

È possibile anche porre dei limiti temporali all’uso degli strumenti, e anche dei “limiti temporali selettivi”: per esempio si può scegliere di consentire l’accesso a Instagram solo per un’ora al giorno e non porre alcun limite a siti utili per lo studio, come Wikipedia.

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