Co-sleeping, dormire nel lettone con mamma e papà

Dormire tutti insieme nel lettone? Qualcuno lo consiglia, altri lo demonizzano. Capiamo insieme se ne vale la pena e fino a che età

Co-sleeping con mamma e papà
Dormire con mamma e papà aumenta le sicurezze del bambino

Lettone sì o lettone no? È uno dei dilemmi su cui oggi si discute di più e che riguarda praticamente ogni famiglia con un figlio piccolo. Se si pensa poi che il problema ha direttamente a che fare con il sonno dei bambini – e di conseguenza con quello dei genitori che, diciamolo, alla fine è quello che interessa di più – si capisce per quale motivo negli ultimi anni si sono spese pagine e pagine – di carta e virtuali – in pubblicazioni scientifiche o meno, libri, blog, gruppi sui social network per elogiare o demonizzare la pratica del dormire tutti insieme nel lettone altrimenti detta “co-sleeping”.

Co-sleeping: chi è contrario?

Storicamente, se si esclude la minoranza di famiglie benestanti che potevano permettersi di acquistare tanti letti, il co-sleeping era altamente praticato; nei casolari di campagna, nelle malghe, ma anche nelle povere abitazioni di città i fratelli dormivano tutti insieme, i figli più piccoli dormivano con mamma e papà e, spesso, nella stessa stanza dormivano anche i nonni ed altri parenti. Insomma, non l’avrebbero mai chiamato co-sleeping, ma era quello che quotidianamente accadeva. Non si capisce allora perché oggi, tra i più accaniti accusatori di questa pratica ci siano le nonne, le suocere e le vecchie zie che all’insegna del “se lo fai dormire con te ti rimarrà attaccato per sempre” e “lasciandolo venire nel lettone lo vizi” fanno precipitare le giovani madri nell’inquietudine data dal vedersi combattute tra i desideri del bambino e la necessità di apparire una buona madre agli occhi degli altri. Forse i tempi in cui la povertà era ospite fisso nelle dimore della maggior parte della popolazione sono ancora troppo vicini per loro.

Anche Eduard Estivill, autore di “Fate la nanna” che per decenni ha sostenuto che i bambini debbano dormire da soli e per tutta la notte, ha recentemente ritrattato ammettendo che il suo metodo non è applicabile a bambini al di sotto dei tre anni, per i quali il cervello è conformato in modo da alternare i ritmi di sonno e di veglia in base ai ritmi dell’allattamento.

Perché il co-sleeping?

Ed è da qui che si può partire per l’analisi del problema. Il neonato ha bisogno della vicinanza della madre, deve sentirne l’odore e la presenza, tant’è vero che molti pediatri consigliano di mettere nel lettino del bambino un lenzuolino che è stato a lungo a contatto con la madre in modo che possa sentirne l’odore. Il neonato ha poi la necessità di essere allattato anche più volte nel corso della notte e questo significa che la mamma deve non solo svegliarsi, ma anche alzarsi. Ovviamente il co-sleeping è una risposta ad entrambe questi problemi, perché facendo dormire il piccolo insieme alla madre lui è più tranquillo perché ne percepisce la presenza e, al momento della poppata, la mamma può dargli il seno senza nemmeno muoversi dal letto e ritornare a dormire velocemente quando ha terminato.

Ai genitori che temono un eccessivo attaccamento del figlio i sostenitori del co-sleeping rispondono, ricerche alla mano, che i bambini abituati a dormire in compagnia dei genitori o dei fratelli sviluppano più autonomia e diventano più socievoli. Sembra poi che un bambino abituato a stare a stretto contatto con la mamma sia più disponibile ad allontanarsi da lei senza problemi quando questo si renda necessario e questo perché la sua presenza è una certezza: “lei c’è sempre stata e sempre ci sarà”.

Come fare nella pratica

Dal punto di vista pratico per far dormire un neonato nel lettone bisogna avere le stesse accortezze che si hanno nel preparare la sua culla: il materasso deve essere rigido, non ci devono essere coperte ingombranti, non devono esserci cavi di lampade, sbarre tra cui può passare la testa del piccolo, nastri o cordini (anche nei pigiami dei genitori). Inoltre è da sconsigliare se uno dei genitori è obeso, sotto l’effetto di alcool, farmaci o droghe o ha un sonno agitato che lo porta a compiere movimenti bruschi dormendo.

Co-sleeping famiglia
Dormire insieme non sempre è comodo, bisogna trovare la sistemazione ideale

Se si teme che sia troppo pericoloso far dormire il bambino nel lettone si può optare per una soluzione che costituisce la giusta via di mezzo: utilizzare un lettino affiancato al letto matrimoniale e privo di sponda che viene chiamato Side Bed e che può essere fatto facilmente in casa. Ovviamente bisogna prendere tutti gli accorgimenti per agganciare bene il letto e per evitare che ci siano fessure in cui il piccolo possa infilarsi o cadere. In questo modo il neonato dorme insieme ai genitori, ma ognuno conserva il suo spazio.

Fino a che età?

In realtà non esiste un limite per decidere che il bambino è troppo grande per dormire con i genitori. Se il fatto di doversi alzare di notte per allattare viene a cadere non si può decidere che da quel momento in poi il bambino dovrà essere trasferito in camera sua. Sono dinamiche che lui non comprende. Il primo passo da fare è allestire insieme la sua cameretta con il suo letto, con il tempo sarà lui a decidere di voler dormire da solo, magari per i primi tempi non sarà un trasferimento definitivo, ma poi si stabilirà nel suo spazio e non vorrà più saperne di entrare nel lettone dei genitori.

Co-sleeping bimbo mamma
Dormire con la mamma rende più rilassato il bambino

Decidere per il co-sleeping

La decisione di dormire insieme al proprio figlio deve essere presa dai genitori in modo libero e non condizionato, deve essere condivisa da entrambi e non può essere frutto della casualità. Decidere di praticare il co-sleeping significa che non si può stabilire da un giorno all’altro che il bambino debba trasferirsi nel suo lettino, lui non capirebbe. Se è in arrivo un altro bambino bisogna poi pensare come organizzarsi per tempo, il maggiore non può essere “espulso” dal letto solo perché arriva un bambino più nuovo di lui, sarebbe questo un ottimo punto di partenza per non fargli accettare il nuovo arrivato.

Insomma, quella che sembra essere la scelta più comoda forse in realtà non lo è, richiede presa di coscienza, convinzione ed organizzazione, ma se si è convinti della strada che si sta percorrendo e si capisce che la famiglia è più felice in questo senso allora è la via giusta da prendere.


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