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Microplastiche, gli effetti sulla salute e come evitarle

Vaschette, bottiglie, accessori moda… Siamo circondati: la plastica ormai è ovunque. “Life in plastic, it’s fantastic”, cantavano gli Aqua nella hit “Barbie Girl” del 1997. Peccato che la vita reale, quella che ci riguarda da vicino, sia diversa dal colorato video della band nordeuropea. L’allarme legato alle microplastiche – minuscole particelle di composto sintetico sotto forma di sfere o filamenti – è scattato già da tempo. È infatti legato agli effetti nocivi per la salute umana, visto che, una volta ingerite o rilasciate nell’organismo (le fibre ingeribili sono quelle di massa compresa tra 0 e 1 millimetro), non possono essere rimosse.

Dove troviamo le microplastiche?

L’elenco è davvero lungo. Per quanto riguarda il cibo, le troviamo in bottiglie e flaconi, in vaschette e incarti sottovuoto; nei prodotti per la cura della persona, ad esempio gli scrub viso-corpo, i dentifrici e i dopobarba. Brutte notizie anche per le fashion addicted – le fibre sintetiche sono sempre più presenti in capi d’abbigliamento e accessori – e per chi non può fare a meno delle vacanze al mare. Il Mar Mediterraneo, con il 7% di microplastiche diffuse a livello globale, è uno dei mari più “plastificati” al mondo. Le particelle dannose, come quelle contenute negli pneumatici e nei cartelli stradali, vengono inoltre trasportate e rilasciate nell’ambiente attraverso l’azione del vento e delle piogge.

Gli effetti delle microplastiche sulla salute

Negli organismi acquatici le microplastiche possono causare problemi nella nutrizione, nella digestione e nella riproduzione, effetti che al momento non si riscontrano negli esseri umani. Tuttavia, la plastica è tra le fonti principali di Interferenti Endocrini (Endocrine-Disrupting Chemicals, EDCs), elenco nel quale rientrano anche anche la formaldeide, gli ftalati, il benzene e la diossina. Queste sostanze possono avere effetti dannosi diffusi sul nostro organismo, in particolare sul sistema endocrino.

Gli ormoni sono fondamentali, ad esempio, per la pressione arteriosa, il battito cardiaco, la fertilità, il sonno e il metabolismo. Gli interferenti endocrini presenti nelle plastiche possono ridurre o bloccare le normali funzioni di un ormone, con conseguenze preoccupanti. Diversi studi scientifici hanno collegato l’azione degli interferenti endocrini a numerose patologie, tra cui l’infertilità, la menopausa precoce, l’obesità, il diabete, l’incidenza crescente di alcuni tumori (al seno, ai testicoli e alla tiroide), depressione e disfunzioni cognitive.

Come ridurre il consumo di plastica in casa

Fortunatamente aziende ed istituzioni sono sempre più impegnate nella riduzione – finalizzata alla totale eliminazione – dell’uso della plastica in favore di packaging, ingredienti e prodotti finali a ridotto impatto ambientale. Va ricordato che dal 2021, negli Stati dell’Unione Europea, verranno messi al bando alcuni prodotti in plastica monouso, tra cui cannucce e cotton fioc. Già da adesso, comunque, la prevenzione può iniziare nell’ambiente domestico.

In cucina il primo suggerimento è sostituire la plastica con il vetro, in particolare bottiglie, vaschette e contenitori per conservare il cibo in frigorifero. Il vetro è più fragile e meno pratico della plastica, ma è un materiale molto più ecologico e sicuro per la salute. Vetro e ceramica sono da preferire anche per ciotole e insalatiere, mentre per gli utensili (scolapasta, grattugia, ecc.) si può spendere qualche euro in più e scegliere l’acciaio inox. Per quanto riguarda piatti e stoviglie usa-e-getta, i prodotti compostabili sono ormai disponibili a prezzi contenuti in tutti i supermercati e nei discount.

Acqua e cibo, ça va sans dire, sono fondamentali. I controlli effettuati periodicamente dagli enti competenti attestano da tempo che l’acqua del rubinetto è sempre più sicura nella maggior parte delle città italiane. Ridurre il consumo di acqua imbottigliata, in attesa di pack meno dannosi per la salute e per l’ambiente, è dunque possibile.

Come ridurre il consumo di plastica in ufficio

Plastic-free ormai non è solo una filosofia di vita, ma è anche una tendenza fashion. Basti pensare alle borracce: fino a qualche anno fa solo per atleti e ciclisti, oggi è un accessorio must-have per la vita quotidiana in città, in sostituzione della solita bottiglia di plastica usa-e-getta. La scelta dei materiali spazia dal vetro al silicone, dall’alluminio all’acciaio inox: l’importante è che non rilasci sostanze dannose a contatto con le bevande (soprattutto calde).

Piccola o grande, in tinta unita o multicolor, pratica e resistente, la borraccia isolante di nuova generazione è smontabile e lavabile ripetutamente (con acqua e bicarbonato). Numerosi i vantaggi: resistono alla ruggine, tappi a prova di perdite, temperatura interna costante per molte ore per i liquidi sia freddi che caldi. Spendendo qualche euro in più, poi, è possibile acquistare un vero e proprio oggetto di design da esibire sulla propria scrivania.

Stesso discorso per la lunch box. La schiscetta diventa green: trasparenti o colorati, tondi o rettangolari, sono sempre di più i modelli senza plastica BPA (il bisfenolo A, che può migrare in piccole quantità nei cibi e nelle bevande conservati) e con stoviglie lavabili e riutilizzabili.

Beauty routine plastic-free (o quasi)

Gli sforzi dell’industria cosmetica verso prodotti privi di sostanze dannose per la salute, tra cui le microplastiche, si fanno sempre più consistenti.

In attesa della diffusione delle bioplastiche su larga scala (sono derivate da materiali organici e possono essere sia compostabili che riciclabili), per doccia e shampoo si possono prediligere i prodotti solidi o naked, sotto forma di saponetta, con ingredienti naturali e privi di packaging. Intere gamme di prodotti (docciaschiuma, shampoo, balsamo, crema idratante, olio nutriente, e così via) sono già disponibili in questo formato.

Per quanto riguarda gli scrub viso-corpo e un particolare componente al loro interno, i microgranuli (altamente inquinanti per fiumi e oceani), optate per gli esfolianti naturali come riso, semi di lotus, argan, kernel e polvere di pomice, farina d’avena o, rimedio della nonna, per il sale da cucina.

Maura Corrado

Giornalista freelance con quasi vent’anni di esperienza sulle spalle. Ho iniziato scrivendo per la carta stampata, per poi abbracciare la rivoluzione digitale. Mi occupo di Lifestyle, beauty, moda, attualità, green e sostenibilità.

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