L'acqua del rubinetto fa davvero male o no?

L’acqua del rubinetto fa davvero male o no?

Sicura, buona, conveniente ed ecologica. È il momento di riscoprire l’acqua del sindaco, da bere senza false paure.

L’acqua è un alimento primario e una componente essenziale del nostro organismo. Aiuta ad eliminare scorie e tossine, regola la temperatura corporea, lubrifica tessuti e articolazioni. I nutrizionisti consigliano di berne tra 1,5 e i due litri al giorno. In Italia la qualità dell’acqua del rubinetto è tra le migliori d’Europa. Eppure, il 62% delle famiglie (dati Censis) continua a preferire l’acqua in bottiglia, con una spesa annua di circa 240 euro. Ogni italiano consuma in media 208 litri di acqua in bottiglia all’anno: i primi in Europa e i secondi nel mondo dopo il Messico (244 litri).

Bottiglia vs rubinetto

Perché gli italiani continuano a preferire la bottiglietta di plastica? È innanzitutto una questione di marketing. Negli ultimi anni l’acqua confezionata è stata pubblicizzata – con spot accattivanti e testimonial dal fisico scolpito – puntando su proprietà snellenti, diuretiche e ricostituenti. E poi entrano in gioco i gusti personali. Non è vero, infatti, che l’acqua è insapore. In base alla quantità e alla qualità dei sali minerali in essa disciolti, assume un gusto diverso dalle altre. Più dolce, ad esempio, se ricca di calcio e di origine vulcanica o granitica. Più salata, invece, per quelle abbondanti in sodio o venute a contatto con rocce di natura calcarea. Non a caso, in tempi recenti, si è diffusa la figura professionale del sommelier dell’acqua.

Discorso diverso per la risorsa idrica pubblica. Nonostante alcune campagne istituzionali di sensibilizzazione, nell’immaginario dell’italiano medio la qualità dell’acqua viene ancora associata alle cattive condizioni della rete di distribuzione: vecchia, inadeguata, caratterizzata da perdite significative e da frequenti razionamenti durante la stagione estiva (soprattutto al Sud e nelle isole). Eppure nel nostro Paese l’acqua è sottoposta periodicamente a controlli di qualità precisi e rigorosi. E i cittadini sono tutelati con norme più stringenti di quelle imposte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Unione Europea. I dati sulla composizione dell’acqua della propria città sono consultabili online sui siti web del gestore idrico del proprio capoluogo o degli enti di tutela sanitaria e ambientale della regione di riferimento.


Residuo fisso

Quali sono i principali parametri di cui tener conto? Il residuo fisso indica la quantità di sali minerali (calcio, sodio, fluoro, magnesio, potassio, ecc.) disciolti in un litro d’acqua. Più il residuo fisso è alto, maggiore è la quantità di sali presenti. La normativa in vigore per l’acqua pubblica non prevede un limite specifico per questo indicatore, solo un valore massimo consigliato pari a 1500 mg/L. Sia l’acqua distribuita attraverso la rete idrica che quella in bottiglia è classificata nella maggior parte dei casi come oligominerale. Ha dunque una mineralizzazione contenuta ed equilibrata ed è idonea per il consumo quotidiano.

Differenti valori rendono ogni acqua più o meno indicata per le personali esigenze di salute. Un basso residuo fisso, ad esempio, è consigliato a chi soffre di ipertensione, uno più elevato può favorire il reintegro di sali minerali negli sportivi. Per chi vuole modificarne il contenuto direttamente dal rubinetto di casa, è possibile installare un depuratore ad osmosi inversa. Questo dispositivo consente di regolare il contenuto salino dell’acqua di rete, attraverso un’apposita valvola di miscelazione, in base al fabbisogno personale. Chi, invece, non può fare a meno delle bollicine, può acquistare un gasatore. Sul mercato c’è una vasta scelta di modelli compatti, dal funzionamento intuitivo e con un buon rapporto qualità-prezzo.

Durezza

Il residuo fisso viene spesso confuso con la durezza dell’acqua, un altro indicatore da analizzare. La durezza rappresenta la concentrazione di sali di calcio e magnesio. Più questo valore è alto, più l’acqua è considerata calcarea. Questo parametro è misurato in gradi francesi (°F). Da 12°F a oltre 30°F ci troviamo in presenza di acque da discretamente a molto dure (in base alla normativa vigente le acque potabili hanno una durezza compresa tra 15 e 50). La durezza incide principalmente sul sapore. Per quanto riguarda la salute, invece, in passato era diffusa la convinzione che un’acqua ricca di carbonato di calcio potesse favorire la formazione di calcoli renali. Le ricerche scientifiche più recenti hanno escluso questa correlazione. Al contrario, è stato dimostrato come “l’acqua del sindaco” aiuti a prevenire la comparsa non solo della calcolosi, ma anche delle malattie cardiovascolari.

L’acquisto di un addolcitore d’acqua può invece rivelarsi una scelta indovinata per le pulizie domestiche e per la beauty routine. Un elevato valore di durezza dell’acqua, purtroppo, influisce negativamente sull’efficacia dei detergenti che usiamo ogni giorno sia per l’igiene personale che per le faccende di casa. In sintesi, è necessaria una maggiore quantità di prodotto per ottenere l’effetto pulente desiderato. L’utilizzo di acqua addolcita, al contrario, tiene lontane le incrostazioni dagli elettrodomestici, allungandone la vita. Lavatrici, ferri da stiro e macchine per il caffè funzioneranno meglio anche con temperature più basse, cicli più veloci e un minor impiego di detersivo. Inoltre, l’utilizzo di acqua senza calcare rende la pelle del viso più liscia e luminosa ed elimina opacità ed effetto crespo dai capelli.

Cloro

Il cloro è uno degli elementi che caratterizza il sapore dell’acqua di rubinetto. Questa sostanza viene aggiunta durante il processo di potabilizzazione per garantirne la sicurezza igienico-sanitaria in tutta la rete di distribuzione. Il cloro è un potente ossidante e uccide i microrganismi eventualmente presenti all’origine. Nelle concentrazioni presenti nell’acqua potabile, non ha effetti nocivi sull’organismo. Per gustare l’acqua di casa senza il sapore di cloro, basta lasciar scorrere il rubinetto per qualche secondo e raccogliere l’acqua in una caraffa. Successivamente la si può lasciar riposare a temperatura ambiente per qualche minuto o conservarla in frigo per qualche ora.

Torbidità

Dopo un intervento di manutenzione della rete idrica o in genere un’interruzione prolungata del servizio di erogazione, può capitare che l’acqua esca dal rubinetto torbida, cioè non limpida, scura. Questo fenomeno è causato dalla presenza di sostanze in sospensione, di solito sono ossidi di ferro e manganese, elementi presenti naturalmente nell’acqua. Le particelle, durante il normale flusso nella rete, tendono a depositarsi nelle tubazioni. In caso di interruzione e successiva ripresa dell’erogazione idrica, si risollevano causando la torbidità. Il consiglio è di far scorrere l’acqua fino a quando non riacquista la consueta limpidezza. Se il fenomeno persiste per ore, è opportuno contattare il gestore idrico della propria città affinché vengano effettuate delle attività di flussaggio e scarico.



bagni sonori meditazione
Salute

Bagni sonori, meditazione e ritiri benessere: i trend del 2020

Salute

Riposino pomeridiano: perché fa bene

Salute

Stress: le tisane che aiutano lo stomaco

Probiotico o senza lattosio? Tutti i tipi di yogurt e come sceglierli
Salute

Probiotico o senza lattosio? Tutti i tipi di yogurt e come sceglierli

Vaccino antinfluenzale 2020: quando si può fare regione per regione
Salute

Vaccino antinfluenzale 2020: quando si può fare regione per regione

Salute

Menopausa precoce: i sintomi

Salute

5 mosse per alleviare lo stress

Sigarette elettroniche e morti in America: cosa sta succedendo?
Salute

Sigarette elettroniche e morti in America: cosa sta succedendo?

Rimedi Naturali

Olio di tea tree: come usarlo come deodorante

È un estratto dalle mille proprietà e combatte efficacemente i cattivi odori. Scopriamo usi e benefici dell’olio di melaleuca per ascelle, ambienti domestici e amici a quattro zampe.

Leggi di più