Chi è che non soffre di carenza d'affetto? Ecco come uscirne

Carenza d’affetto? Ecco come uscirne

Diciamo la verità: un po’ ne soffriamo tutti. Sia da bambini che da adulti, la carenza d’affetto può essere un problema, ecco come uscirne.

Capita a tutte di sentirsi un po’ tristi, un po’ giù di corsa, e spesso, attribuiamo questo malessere alle carenze d’affetto. Tutti ne abbiamo sofferto, chi da piccolo chi da adulto. Questa patologia è molto radicata in noi. Soprattutto se da bambini non ci siamo sentiti amati e accolti a dovere dalla nostra famiglia. E così, anche nella vita adulta, le coccole che ci sono mancate si ripercuotono nel quotidiano. Non stiamo parlando di persone poco affettuose ma di persone che soffrono.

Le carenze d’affetto

Quando si è piccoli, nella primissima infanzia, il primo amore sono i nostri genitori ma, purtroppo, non tutti i bambini sentono ricambiato questo sentimento. Se per un bambino è assolutamente normale relazionarsi e provare un sentimento di amore per il genitore, non vale sempre il viceversa. E questa situazione si ripercuoterà per tutta la vita del bambino. Da più grande, diciamo in età scolare, inizierà a cercare l’affetto dei compagni di classe e delle maestre. Non è una semplice richiesta di amicizia la voglia di stare con i propri pari che è normale e legittima. Una volta raggiunta una certa età è proprio la necessità di avere anche un contatto fisico che ci faccia sentire accuditi e coccolati. Il problema si manifesta nella sua fase più acuta in età adolescenziale. Quando il ragazzo che ha patito questa mancanza riverserà le sue attenzioni verso un amore sbagliato, verso una persona che potrebbe fargli solo del male. Non è finita. Anche da adulti si rischia di avere problemi relazionali, difficoltà a creare una relazione stabile e, in ultimo anche dei futuri figli.

Il potere degli abbracci

Tra le tante forme d’affetto e del prendersi cura del prossimo sicuramente gli abbracci sono la forma più usata. E anche quella più amata dai bambini che amano stare tra le braccia di mamma e papà, in braccio coccolati o ancora sul divano insieme a fare le coccole. Gli abbracci, oltre ad essere una manifestazione d’affetto tra due persone, sembra abbiano anche un potere curativo. Nei bambini per esempio rafforzano l’autostima facendoli sentire al sicuro e protetti, in una parola voluti bene e rassicurati. Ma anche gli abbracci tra adulti non sono semplice sdolcinatezze ma veri e propri momenti curativi. Gli abbracci calmerebbero l’ansia e lo stress, riequilibrano il nostro sistema nervoso, aiutano il nostro sistema immunitario ed infine riescono a donarci calma e pazienza.


La carenza d’affetto nelle donne

Se questo è un problema comune a uomini e donne di certo le bambine che sono cresciute senza coccole possono avere una vita molto più complicata rispetto ad un uomo. Se, per esempio, da piccole ci è stato insegnato o ci sono stati fatti i complimenti solo quando siamo state brave, buone, quando abbiamo obbedito ad un genitore ecco che si innesca un meccanismo contorto. “Per essere voluta bene devo comportarmi bene”, questo è quello che si pensa, erroneamente, quindi una bambina cresciuta in questa maniera, si sente in un certo modo sottomessa al padre e alla madre e avrà difficoltà nella vita di coppia in quanto non sarà in grado di trovare il giusto equilibrio tra il suo io e il benessere della coppia.

Una base sicura

Per crescere bene, per avere una vita non necessariamente ricca di successo ma almeno soddisfacente per il nostro punto di vista, è necessaria una base sicura. Come un albero con delle radici profonde, anche l’uomo per avere un’esistenza serena dovrebbe partire da delle basi solide che, devono essere date dalla famiglia. È anche vero che quasi tutti ci siamo sentiti un po’ messi da parte da qualcuno. Un genitore, un nonno, un compagno di classe, un amore e, ognuna di queste mancanze ha lasciato in noi un segno preciso, indelebile, quasi un avvertimento per il futuro. Questo campanellino d’allarme ci lascia sempre con la paura di scottarci nelle nuove relazioni.

Come uscirne

Non è semplice superare il senso di vuoto lasciato da chi non ci ha amato o non ci ha amato nel modo giusto eppure si può riuscire a venirne fuori. Il modo migliore per iniziare ad uscire da questa difficoltà è credere nel prossimo. Sembra strano ma è proprio così, aiutare gli altri, sentirci utili riesce a riempire quelle carenze della nostra vita. Altro passo è ricostruire la nostra autostima. Diciamoci brave da sole, sforziamoci di fare del nostro meglio nella vista di tutti i gironi e festeggiamo i successi. Ultima cosa: facciamoci aiutare. Chiedere aiuto e andare da un terapeuta non sono cose semplice e spesso la mancanza di affetto non viene riconosciuta o non viene considerata come un problema vero e proprio eppure non è così. Un terapista è in grado di comprendere il nostro disagio e può aiutarci ad uscirne e a trovare i giusti stimoli per una vita migliore e soddisfacente.

Il prossimo

Ci sentiamo traditi dal prossimo, magari sono stati proprio i nostri genitori a non riuscire a prendersi cura di noi come avrebbero dovuto. Allora perché dobbiamo continuare a credere negli altri? Perché credere nel prossimo ci rende liberi dalla schiavitù dell’assenza nella quale siamo cresciuti e formati. Magari invece abbiamo avuto un’infanzia felice ma sono stati gli amici e la scuola a farci sentire sbagliati, a disagio, sono stati loro a non tenderci la mano quando lo abbiamo chiesto. Anche in questo caso riuscire a dedicare del tempo al prossimo, ad un perfetto sconosciuto che ha bisogno, riesce a colmare il nostro vuoto.

Il volontariato

Questa è una buona forma per riuscire a prendersi cura del prossimo aiutando anche noi stesse. Riuscire a donare amore a degli estranei ci aiuterà a chiudere e rimarginare le ferite più profonde della nostra anima. Questo ci aiuterà a fare pace con  noi stessi per poter poi iniziare un nuovo cammino. Una storia d’amore nuova alimentata da basi sicure, dalla voglia di donarsi all’altro con la consapevolezza che anche noi valiamo, che anche noi abbiamo diritto alla nostra dose di attenzione, d’affetto e di complicità. Ed ecco che grazie al prossimo possiamo rinascere anche noi e perdonare.

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