Parità genitoriale nella riforma Pillon: a che punto siamo
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Parità genitoriale nella riforma Pillon: a che punto siamo

Concettualmente la gestione paritaria dei figli, quando c’è in atto una separazione, è cosa buona e giusta. Ma vediamo in cosa consiste la riforma Pillon e perché ha sollevato tante critiche.

“Tra moglie e marito non mettere il dito”, ma quando c’è una separazione in atto, in mezzo ci sono avvocati e liti per la gestione dei figli. A pagare è chi viene conteso e dibattutto, i figli appunto.

In questo scenario si inserisce il disegno di legge n. 735 o riforma Pillon basato su quattro principi: la mediazione come passaggio obbligato; la frequentazione alla pari con entrambi i genitori; il mantenimento diretto e il contrasto dell’alienazione genitoriale.

L’obiettivo è favorire il raggiungimento di un accordo tramite una gestione dei conflitti in sede extragiudiziale.

La riforma Pillon, sostenuta dalla Lega e dal Movimento 5 stelle, ha animato le controversie da più parti: i movimenti femministi, gli operatori sociali, le attiviste dei centri antiviolenza e le organizzazioni che si occupano di violenza contro le donne, ma anche le associazioni per la tutela dei minori.

Ma vediamo meglio di cosa si tratta e perché ci sia tanto movimento nel contrastare o modificare questo disegno di legge.

Disegno di legge Pillon: in cosa consiste

Come accennato sopra, i quattro principi cardine del disegno di legge Pillon rispondono alla necessità di promuovere in Italia la pratica collaborativa come nuovo metodo per risolvere le controversie familiari e, quindi, le separazioni e ponendola come pratica alternativa al tradizionale procedimento giudiziale del contenzioso.

Il Movimento 5 stelle pone l’attenzione sul dramma dei padri separati e sulle nuove povertà, senza però perdere d’occhio le madri e adoperandosi per una legge equilibrata. Quel che è certo è che il decreto intende ammorbidire tutte le rigidità esistenti nella frequentazione tra genitori e figli evitando ogni ambiguità nei casi di violenza.

Ecco i punti principali del controverso disegno di legge:

Mediazione familiare obbligatoria
Ossia la condivisione di un “piano genitoriale” per la gestione condivisa dei minori, all’interno del piano saranno definiti i “luoghi abitualmente frequentati dai figli”, la scuola e il percorso educativo del minore”, le “eventuali attività extrascolastiche, sportive, culturali e formative” e le “vacanze normalmente godute”.

La mediazione è obbligatoria e sarà affidata a soggetti privati iscritti all’apposito albo, istituito dal ddl, secondo quanto indicato nell’articolo 7 che è una modifica dell’articolo 706 del codice di procedura civile.

Tale punto è stato contestato perché implicherà un aumento considerevole delle spese per chi vorrà divorziare o separarsi, visto l’obbligo di affidarsi a privati che gestiscano la mediazione. Inoltre, solo la prima seduta sarà gratuita, le successive saranno a pagamento e si parla di migliaia di euro.

Un altro punto che ha suscitato disappunto e preoccupazione riguarda le vittime di violenza domestica che, stando a questo decreto, saranno obbligate a ricorrere alla mediazione con il coniuge violento.

Ciò comporta una violazione dell’articolo 48 della convenzione di Istanbul che impone il divieto di fare ricorso a questi mezzi come soluzioni alternative al tribunale tradizionale.

Da un’analisi sul disegno di legge, porre il divieto di ricorrere a un avvocato durante la mediazione è anche una violazione del diritto di difesa e, non solo, toglierebbe il potere decisionale ai tribunali attribuendolo a soggetti privati e a pagamento.

Parificazione del tempo trascorso con i figli e il piano genitoriale
L’articolo 11 del ddl riforma l’articolo 337-ter del codice civile e prevede che il figlio minore debba trascorrere con ciascuno dei genitori tempi equipollenti, salvo casi di impossibilità materiale.

Per questo, si prevede che il figlio trascorra con entrambi i genitori non meno di 12 giorni al mese, compresi i pernottamenti, e per questo i figli avranno un doppio domicilio nelle case dei due genitori.

Secondo le critiche avanzate al disegno di legge tale piano genitoriale stabilisce in modo troppo netto e rigido, e per questo distaccato dalla realtà, il tempo che i minori dovranno trascorrere con i loro genitori e il tipo di attività che essi dovranno svolgere.

Bisogna tener conto che il tipo di attività svolte dal minore, cambiando nel tempo, possono determinare nuovi contenziosi tra i genitori e portare all’apertura di altre fasi di mediazione con un ulteriore dispendio di denaro.

Un altro limite del disegno di legge sarebbe individuabile nel fatto che il minore non ha possibilità di esprimersi e di essere ascoltato circa la possibilità di scegliere con chi risiedere e come trascorrere il tempo.

Abolizione dell’assegno di mantenimento
Il ddl introduce il mantenimento diretto, ossia un’equa ripartizione delle spese da parte di entrambi i genitori tenendo conto del reddito di ciascun genitore e di quanto stabilito dal piano genitoriale. Sulla base del tempo alla pari trascorso con il minore, il disegno di legge prevede l’abolizione dell’assegno di mantenimento per il genitore presso cui il minore risiede.

Su questo punto, sono state mosse altre critiche: il disegno di legge danneggerebbe il minore che si troverà a vivere in situazioni di disparità se c’è una differenza di reddito tra i genitori.

Casa familiare
L’articolo 14 del ddl modifica il 337-sexies del codice civile e introduce delle novità sulla gestione della casa di famiglia. Nel caso in cui la casa di famiglia sia cointestata ai due ex coniugi, quello che rimane nella casa familiare dovrà pagare un canone a quello che la lascerà.

Per risiedere nella casa familiare, il genitore deve essere proprietario o titolare di specifico diritto di usufrutto, uso, abitazione, comodato o locazione.

Anche qui sarebbe stato stravolto, secondo molti, il principio dell’assegnazione della casa familiare, che garantisce la tutela del minore e il suo diritto di rimanere nella casa senza vedere alterate le sue abitudini.

Quali rischi per le donne vittime di violenza domestica?

Secondo gli articoli 17 e 18 del disegno di legge Pillon se il figlio minore si rifiuta di vedere uno dei due genitori, l’altro genitore può essere accusato di aver manipolato il minore e può essere disposto da parte del giudice un provvedimento d’urgenza a suo carico che prevede “la limitazione o sospensione della sua responsabilità genitoriale”.

Se ritenuto indispensabile, il giudice potrà anche chiedere il collocamento provvisorio del minore presso una struttura specializzata, dopo che i servizi sociali o gli operatori della struttura abbiano sottoscritto uno specifico programma per il pieno recupero della bigenitorialità.

Qui si è levata la controversia da parte di molte associazioni anti-violenza che denunciano al ddl Pillon e ad altri disegni di legge, come il ddl 45, l’intenzione di cancellare le denunce di violenza domestica.

Il punto dibattuto è il seguente: il ddl impone che la violenza sia comprovata ma non spiega esattamente in che modo; e dice che anche in una situazione di violenza deve essere possibile per il figlio vedere il genitore violento, anche se il minore non vuole stare con il genitore violento.

E, ancora, il ddl 735 prevede anche che se una donna lascia la casa familiare con i suoi figli per essere accolta da un centro antiviolenza, l’altro genitore può chiedere l’intervento dell’autorità di pubblica sicurezza.

Il ddl 45, inoltre, prova a modificare l’articolo 572 del codice penale ossia il reato di maltrattamento verso un familiare e un convivente, soffermandosi sulla necessità che il maltrattamento sia abituale per essere considerato effettivo e intenzionale.

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