Storie di Sport: quando la realtà sfiora la leggenda

Tre storie diverse nel tempo e nello spazio. Tre modi per vivere diversamente lo sport e capirlo fino in fondo

Jason McElwain
Jason McElwain

Non può essere solo un problema di agonismo, né di spirito di emulazione. Il fascino che ha lo sport è legato a qualcosa di più profondo ed intrinsecamente umano. Si dice, spesso a sproposito, che lo sport è una metafora della vita. Ma, seppur banalizzata, in realtà è proprio questa la chiave di lettura che ne spiega il successo planetario, la diffusione e l’attenzione sociale e culturale che si è guadagnato come un vero e proprio specchio dei tempi. La vittoria, la sconfitta, la caduta, la fatica, il sudore, gli avversari, il rispetto, i legami con gli altri e le rivalità: non sono questi ingredienti comuni anche nella vita di tutti i giorni? Ecco perché lo sport è affascinante. Perché è qualcosa in cui ci si può riconoscere. È inoltre una vera e propria miniera di aneddoti e storie, capaci ognuna di sorprendere, stupire, forse commuovere (come nel video che racconta la storia dei campioni visti dalle loro mamme). Perché disegna il profondo dell’essere di ogni uomo. Unico e per questo fratello di tutti gli uomini. Capace di sognare. Questo è lo sport. Come abbiamo visto durante le Olimpiadi invernali a Sochi 2014, e come vediamo attraverso tante testimonianze di donne e uomini che sono divenuti campioni in discipline particolari. Eccone qualche esempio. Poco conosciuto…

La squadra uruguayana alle Olimpiasdi del 1924
La squadra uruguayana alle Olimpiasdi del 1924

La pantomima della Nazionale Uruguayana

Dal momento che siamo alla vigilia di un Mondiale di Calcio, partiamo con il più popolare degli sport. Parigi, 1924. Edizione numero 7 delle Olimpiadi Moderne. Per la prima volta ecco nel programma anche il calcio, che conosce così il primo vero torneo “mondiale” della sua storia ancora recente. Fra le squadre iscritte alla tenzone anche gli sconosciutissimi, almeno in Europa, uruguayani, giunti in panfilo in Francia a spese proprie dopo un viaggio di settimane.

Andrade, la
Andrade, la "Meraviglia Nera"
Destano curiosità, anche per avere fra loro un giocatore di colore, cosa mai vista alle nostre latitudini. Sbarcano dunque fra la curiosità generale e il loro campo di allenamento si riempie di giornalisti che tentano di scoprire il livello di questi insoliti sudamericani. Fra loro, nascosti, anche le spie degli jugoslavi e dei francesi, i loro primi avversari nel torneo. Ma le spie non sono abbastanza scaltre e si fanno notare. E così gli allenamenti diventano una vera pantomima: i calciatori calciano il terreno, si scontrano fra di loro e sparacchiano palloni alle stelle. Specie quell’allampanato e sgraziato ragazzo dalla pelle scura. Ai giornalisti che chiedevano dei loro metodi di allenamento rispondono che si esercitavano nel dribbling inseguendo le galline. Escono così diversi articoli il cui leit-motiv è: “Fanno tenerezza questi ragazzi venuti qui da tanto lontano…”. E si sprecano le scommesse su quanti gol avrebbe segnato la nazionale francese agli sprovveduti turisti pallonari provenienti da Montevideo.
Fu un mostruoso errore. L’esordio al mitico stadio Colombes – quello di Fuga per la Vittoria – fu il 2 maggio 1924. Gli organizzatori issarono la bandiera uruguaiana al contrario e sbagliarono a suonare l’inno nazionale. Sul campo fu una mattanza: la Jugoslavia fu seppellita da sette reti a zero ed il mondo conobbe lo straordinario talento di Andrade, di professione lustrascarpe e suonatore di violino per la strada, presto ribattezzato La meraviglia nera per la sua straordinaria potenza ed eleganza che ne fecero la prima grande stella del calcio mondiale.
I furbi uruguaiani rifilarono cinque gol anche alla Francia, due all’Olanda e tre in finale alla Svizzera, vincendo il torneo olimpico. Sei anni dopo, nel 1930, divennero i primi Campioni del Mondo di Calcio della storia.

I 4 incredibili minuti di J-Mac

Jason McElwain è un ragazzo affetto da una forma di autismo piuttosto seria che ha una passione incredibile per il basket. A Rochester, nei pressi di New York, frequenta la Greece Athena High School ed i suoi terapeuti, per aiutarlo, pensano che farlo entrare nella squadra di basket della scuola sia un’ottima idea. Coach Jim Johnson accetta e Jason svolge tutto l’anno gli allenamenti con i compagni e in tutte le partite indossa la divisa di gioco e va in panchina con gli altri. Senza mai giocare.
Il 15 febbraio 2006 Greece Athena gioca l’ultima partita della stagione contro il liceo di Spencerport, in palio il titolo divisionale. A 4 minuti dalla fine la sua squadra è in vantaggio di 15 punti e Coach Jim ha l’intuizione che cambia la vita di Jason. Lo fa entrare in campo. Quello che succede dopo diventa leggenda.

Jason segna sei tiri da tre in 4 minuti, per un totale di 20 punti stabilendo un record all-time imbattuto in qualunque categoria del basket americano: nessuno ha mai segnato così tanto in così poco tempo su un parquet. Da allora in America diventa una celebrità: sarà J-Mac.

Il più incredibile nuotatore della storia

Il Comitato Olimpico internazionale si vanta di avere più membri dell’ONU. Sarà per questo che alle Olimpiadi di Sidney del 2000 insistette per invitare anche una delegazione della Guinea Equatoriale, minuscolo stato centrafricano che conta meno abitanti di Milano. La specialità sarebbe stata scelta dal Comitato in base alle iscrizioni e comunicata ai guineani solo sei mesi prima dell’appuntamento olimpico. Intanto nel piccolo paese si cominciò a cercare il candidato ideale per affrontare l’inedita sfida con un concorso fra i giovani: ne uscì vincitore Eric Moussambani, ventunenne studente di ingegneria, che dopo gli studi giocava nel campionato nazionale di pallavolo. Come pattuito il CIO comunicò al Comitato guineano la specialità riservata al loro atleta: i 100 metri stile libero di nuoto. Peccato che Eric non solo non fosse un nuotatore, ma in realtà non sapesse nuotare proprio. Imparò a stare a galla e si allenò nell’unica piscina disponibile, quella di un albergo di Malabo che era lunga 18 metri e vide per la prima volta una piscina olimpionica quando fu sui blocchi di partenza a Sidney. Ecco come andò la sua batteria affrontata con un improbabile costumino vintage…

Eric divenne una vera e propria celebrità: “Non sono mai stato così stanco in tutta la mia vita. D’altronde, non ero neppure mai stato in una piscina così grande in tutta la mia vita” disse alla fine della sua impresa. Fu soprannominato Eric l’Anguilla e il comitato organizzatore fu costretto ad affiancargli un interprete viste le centinaia di richieste di interviste che ebbe. Divenne testimonial per Speedo, noto brand di costumi e attrezzatura per il nuoto, e partecipò ai mondiali di nuoto di Fukuoka 2001, questa volta dopo un vero allenamento che lo vide diventare un professionista. Oggi Eric lavora come ingegnere e allena la squadra nazionale di nuoto della Guinea. Non è riuscito a portare atleti a Londra, ma il suo obiettivo è puntato sulle Olimpiadi di Rio 2016…

Eric Moussambani
Eric Moussambani


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