Sochi 2014: i 10 atleti-simbolo delle Olimpiadi Invernali

Ripercorriamo due settimane di gare attraverso i personaggi che più di altri hanno reso indimenticabile questa edizione delle Olimpiadi di Sochi 2014. Una galleria di Campioni

Viktor Ahn
Viktor Ahn
  • Viktor Ahn
  • Marit Bjoergen a Vancouver 2010
  • Irene Wust, Lotte Van Beek, Jorien Ter Mors, Marrit Leenstra
  • Ole Einar Bjoerndalen
  • Armin Zoeggeler
  • Tina Maze
  • Carolina Kostner, Yu-Na Kim e Adelina Sotnikova
  • Meryl Davis e Charlie White
  • Lauryn Williams e Elana Meyers
  • Il gol di MIkael Granlund alla Russia
Sochi 2014, storia di una Olimpiade. Una storia fatta di grandi atleti, grandi risultati e grandi record. Scopriamo insieme chi sono i 10 personaggi olimpici che più di altri hanno caratterizzato questa XXII Edizione dei Giochi Invernali. È una lista incompleta ed opinabile che vede esclusi alcuni che magari avrebbero meritato spazio, come la bielorussa Domracheva, tre ori nel biathlon o il polacco Stoch, dominatore del salto con gli sci, l’italo-svizzero Dario Cologna, due ori nel fondo o l’austriaco Jorgen Graabak, “re” della combinata nordica. Ma tant’è, una scelta andava fatta…

Viktor Ahn, Russia, Short Track

L’atleta più medagliato di Sochi è un caso internazionale. La storia di Viktor Ahn ha dell’incredibile ed in Corea ha suscitato un vespaio di polemiche come dalle nostre parti saprebbe fare solo il più smaliziato dei politici. Il fatto è che il suo vero nome Ahn-Hyun-Soo ed è nato a Seul. Nella sua strabiliante carriera di re dello short track è stato 18 volte campione del mondo e triplo oro olimpico a Torino 2006. Nel 2008 fu vittima di un gravissimo infortunio ad un ginocchio in seguito al quale subì diverse operazioni ed una inattività di oltre un anno. Entrò in contrasto con la sua federazione che, a suo dire, non lo sostenne nel momento del bisogno e non lo selezionò per i giochi di Vancouver. E così, in vista di Sochi, nel 2013, Ahn-Hyun-Soo ha preso la cittadinanza russa, mutando il suo nome in Viktor Ahn. Incredibile. Come incredibile il suo score a Sochi: 3 ori ed un bronzo nelle quattro gare disputate ne hanno fatto l’idolo del pubblico russo. E l’incubo di quello coreano.

Marit Bjoergen, Norvegia, Sci di fondo

Tre ori a Vancouver, tre ori a Sochi. A 34 anni, Marit Bjoergen diventa la più titolata atleta nella storia dello sci di fondo olimpico, consacrandosi definitivamente dopo i suoi 13 titoli mondiali e le sue 92 vittorie in Coppa del Mondo. La nativa di Trondheim è la punta di diamante di una squadra, quella norvegese, che ha dominato in lungo e in largo questa specialità in campo femminile: oltre alla Bjoergen, anche Ingvild Oestberg e Maiken Falla hanno vinto un oro, mentre nella gara “regina”, la 30 Km,  Marit ha preceduto sul traguardo Therese Johaug e Kristin Steira, seconda e terza. Un trionfo.

Nazionale Olandese, pattinaggio di velocità

Incredibile. Non ci sono altri aggettivi per descrivere il risultato della squadra orange nelle gare di pattinaggio di velocità. Su 12 titoli disponibili, gli olandesi hanno vinto otto medaglie d’oro, sette d’argento e otto di bronzo, 23 medaglie su 36, il 64% dei gradini del podio disponibili. Un successo sensazionale che nasce sì da una tradizione radicata nella specialità, ma anche da una grande preparazione, una organizzazione perfetta, una scuola curata nei minimi particolari. In una nazione che non può certo avere negli sport invernali grandi tradizioni, non avendo nemmeno l’ombra di una montagna. Su tutti Irene Wust, 5 medaglie, due ori e tre argenti, Sven Kramer, due ori ed un argento, Jorien Ter Mors, due ori e i gemelli Michael e Ronald Mulder, insieme sul podio dei 500 metri maschili. Una Olimpiade trionfale.

Ole Einar Bjoerndalen, Norvegia, Biathlon

In Norvegia Einar Bjoerndalen è una celebrità, il re di uno degli sport più “norvegesi” che esistano, il biathlon. Quarant’anni, prima vittoria in Coppa del Mondo nel 1996, con le due medaglie d’oro vinte a Sochi, il cecchino di Drammen è diventato l’atleta più medagliato in tutta la storia dei Giochi Olimpici Invernali: 8 ori in tutto, a partire da Nagano 1998, quattro argenti e un bronzo per un totale di 13 medaglie. Un totem che ha fatto parlare in patria anche per le sue vicissitudini “rosa”: era sposato con la biathleta italiana Nathalie Santer e viveva con lei a Dobbiaco prima del divorzio nel 2013.

Armin Zoeggeler, Italia, slittino

È vero: il dominatore della specialità è stato lo straordinario tedesco Felix Loch, vincitore del singolo e della gara a squadre. Ma un atleta che a quarant’anni vince la sua sesta medaglia in sei edizioni diverse delle Olimpiadi, entra di diritto nella leggenda dello sport. Un record incredibile che premia la straordinaria carriera, la costanza e la longevità agonistica del nostro portabandiera, da vent’anni fra i migliori del mondo. Pazienza se la sua medaglia è “solo” un bronzo. Vale più di un oro. Difficile pensare ad un “canto del cigno” più struggente.

Tina Maze, Slovenia, sci alpino

Lo sci alpino è la disciplina più attesa dei giochi, almeno dalle nostre parti. E, fra i vari personaggi che lo hanno onorato a Sochi, da Ted Liggety a Mario Matt, da Kjetil Jansrud, dominatore delle discipline veloci, al nostro Christof Innerhofer, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma fin dall’inizio, la lotta più affascinante, si annunciava quella per il titolo di “regina” dei Giochi fra le grandi protagoniste della disciplina che, in assenza della superstar Lindsey Vonn, infortunata, se ne contendevano il trono. E questo “simbolico” ma significativo titolo se lo è meritato Tina Maze, la bella slovena fidanzata con il suo allenatore italiano, che ha vinto due ori in discesa libera ed in gigante, sfiorandone almeno altre due medaglie. Ad una incollatura, l’austriaca Anna Fenninger, un oro ed un argento, come la tedesca Maria Riesch.

Carolina Kostner, Yu-Na Kim, Adelina Sotnikova, pattinaggio artistico

La gara con i contenuti tecnici più alti, quella che forse, più delle altre, rimarrà nella storia è quella dell’individuale femminile nel pattinaggio di figura. Una sfida incredibile, unica, al cardiopalma, che ha visto grandi protagoniste ed un risultato in bilico fino alla fine, a colpi di punteggi record e stratosferici. La sorpresa finale della vittoria della “seconda” russa, quella meno attesa, la diciassettenne Adelina Sotnikova, ha aggiunto pathos ad una competizione che ha visto la coreana Kim e la nostra Carolina Kostner vincitrici morali, almeno quanto la beniamina di casa. Delle russe Sotnikova e Lipnitskaya è certamente il futuro. Ma il presente è segnato dalla classe di Carolina.

Meryl Davis e Charlie White, Stati Uniti, Danza su ghiaccio

Dopo la medaglia d’argento di Vancouver dietro ai grandi rivali di sempre, i canadesi Tessa Virtue e Scott Moir, Meryl Davis e Charlie White si sono presi una incredibile rivincita battendoli nettamente a Sochi ed aggiudicandosi una meritatissima medaglia d’oro nella specialità olimpica che più di ogni altra si avvicina ad un’arte, la danza su ghiaccio. Un duello, quello fra le due coppie nordamericane, che dura da anni a colpi di Record del Mondo, in un’alternanza di successi che ha fatto nascere una rivalità paragonabile e quella di Coppi e Bartali. Per questo, quanto visto sul ghiaccio di Sochi entra di diritto nella leggenda.

Lauryn Williams, Stati Uniti, Bob

Lei ha vinto “solo” un argento nella gara femminile di bob in coppia con Elana Meyers e dietro alla squadra canadese. Ma Lauryn Williams merita un posto particolare nell’Olimpo di Sochi. Perché la trentenne americana aveva partecipato anche ai Giochi estivi di Londra 2012 e non per una comparsata. Sprinter di fama internazionale, con un primato personale di 10″ 88 è stata campionessa Mondiale nei 100 metri piani ad Helsinki nel 2005, medaglia d’oro nella staffetta 4×100 americana a Londra e argento, sempre nei 100, ad Atene 2004. Con la medaglia di Sochi è diventata l’unica atleta nella storia ad essere salita sul podio di entrambe le olimpiadi, invernali ed estive.

Mikael Granlund, Finlandia, Hockey su Ghiaccio

In vista delle Olimpiadi casalinghe in terra di Russia, uno solo era stato il monito agli atleti lanciato da Vladimir Putin: vincere il torneo di Hockey su ghiaccio, la cui finale, non a caso, era stata inserita in calendario come ultimo evento di tutta la manifestazione. L’URSS aveva dominato la scena dell’hockey mondiale in maniera ininterrotta – salvo il “miracolo di Lake Placid” del 1980, la inattesa vittoria olimpica degli Stati Uniti per mano di una squadra dilettantistica composta da giocatori universitari, che divenne anche un film, Miracle on Ice – fino alla sua disgregazione. Poi, più nulla, nemmeno un podio. Putin aveva eletto lo scontro hockeystico Russia-Usa come l’evento-clou dei giochi che si doveva consumare in finale. Invece, un gol del finlandese Mikael Granlund al 25° minuto della sfida dei quarti di finale, ha rispedito a casa la supponente squadra di Putin infarcita di fuoriclasse della NHL, il campionato professionistico americano. Una vera e propria disfatta che il presidente russo non ha preso particolarmente bene… Per la cronaca, la Finlandia ha vinto in bronzo battendo nella “finalina” anche gli Stati Uniti

Photo Credit: Bjarte Hetland


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