Il viaggio di Papa Francesco in Israele

L'ambasciatore di Israele presso la Santa Sede commenta entusiasticamente l'ormai imminente secondo viaggio apostolico di papa Francesco in Terra Santa

Papa Francesco a Roma lo scorso 27 aprile
Papa Francesco a Roma lo scorso 27 aprile

È il quarto Papa a visitare lo stato di Israele dalla sua costituzione nel 1947 e, per forza di cose, la sua non è una visita qualsiasi. Papa Francesco dal 24 al 26 maggio 2014 si recherà in Israele, la terra che più di ogni altra segna la storia delle grandi religioni contemporanee, la terra benedetta in cui 2000 anni fa comparve il Figlio di un falegname della Galilea a rivoluzionare la storia del Mondo, la terra segno di contraddizione al centro da anni di una contesa fra popoli che non sembra avere mai fine. La Terra Santa.
Un viaggio simbolico, importante, il primo voluto fortemente da Papa Francesco – visto che la precedente visita apostolica in Brasile era stata programmata da Benedetto XVI – e che fino a non molti giorni fa sembrava dover essere cancellato a causa dell’ondata di scioperi che aveva travolto – tutto il mondo è paese! – lo stato israeliano ed in particolare le forze di polizia, cosa che avrebbe messo a repentaglio la sicurezza stessa del Santo Padre in una terra così “difficile” anche e soprattutto dal punto di vista geopolitico.

Giovanni Paolo II al Muro del Pianto nel 2000

I Papi nella Terra degli Ebrei

Ma Francesco, ormai lo abbiamo capito dopo un anno dal suo irrompere sulla scena del mondo, non ha mai portato divisioni o inimicizie ma, semmai, unito popoli e nazioni con un carisma del tutto personale. E così ogni difficoltà è stata superata e il viaggio confermato dalla Santa Sede. Fu Giovanni XXIII, da poco Santo, ad indicare la strada, quando nel 1959 fece fermare il corteo papale sul Lungotevere per benedire i fedeli ebrei che uscivano dalla sinagoga. Era stato il grande e dimenticato Paolo VI nel 1964 a visitare per primo da successore di Pietro la terra di origine di Gesù Cristo e ad instradare una ricomposizione nei rapporti interreligiosi fra cristianesimo ed ebraismo che ha conosciuto poi nell’altro novello Santo, Giovanni Paolo II, il suo incessante paladino. Fu proprio il Papa polacco a tornare in Israele nel 2000, l’Anno del Giubileo, dopo alcuni gesti che aveva compiuto e che avevano segnato la storia stessa della Chiesa moderna come la visita alla sinagoga di Roma il 13 aprile 1986. Anche Benedetto XVI aveva visitato la Terra Santa nel 2009 e Francesco, in piena continuità con i predecessori, non poteva che continuare questo intenso rapporto che ha portato ad una situazione in cui “le relazioni tra ebrei e cattolici sono senza alcun dubbio le migliori da duemila anni a questa parte”.

Gerusalemme
Gerusalemme

Il commento dell’ambasciatore israeliano

Non sono parole banali queste ultime perché a pronunciarle è Zion Evrony, ambasciatore dello stato di Israele presso la Santa Sede, che in una breve nota ha manifestato tutto l’entusiasmo e l’emozione del suo popolo per l’arrivo imminente di un Papa che, proveniente dalle “periferie del mondo” ritrova così il centro della storia cristiana. L’ambasciatore giudica il viaggio come storico e come una ulteriore importante tappa di consolidamento nel dialogo fra ebrei e cristiani, confessando anche la curiosità mediatica che nel suo paese circonda l’attesa per l’arrivo di Francesco “uomo dalla grande spiritualità e dal grande carisma”, amato anche per la sua netta e limpida posizione espressione di tutta la Chiesa di Roma contro ogni violenza perpetrata in nome della religione e, quindi, anche dell’antisemitismo. Grande attesa, ovviamente, anche nella viva e millenaria comunità cristiana di Terra Santa che conta quasi 160.000 fedeli, circa il 2% della popolazione israeliana, e che ha conosciuto negli ultimi anni una costante crescita di aderenti. Anche per loro l’attesa per l’arrivo del Papa non può che essere febbrile.


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