Expo 2015: alla scoperta dei cluster

Gli spazi espositivi "comuni" che racchiudono identità, sapori, colori e armonie di una vera e propria filiera alimentare. Sono i cluster, la grande scommessa di Expo 2015

Donne che trasportano riso grezzo

Ormai dobbiamo farci il callo, o per meglio dire l’orecchio. L'”inglesizzazione” del nostro vocabolario è una deriva ormai inarrestabile cui fare fronte è una impresa disperata. E così ci si deve rassegnare. Occorre però ammettere che, accanto ad un utilizzo forzato di questi termini stranieri che cela lo stesso narcisismo che aveva il proliferare del francese cento anni fa, esiste una motivazione precisa per quanto sta accadendo, ovvero la globalizzazione del villaggio-mondo. È essenziale farsi capire e, per fare ciò, spesso occorre piegarsi all’utilizzo di termini che possono essere riconosciuti universalmente, a costo di renderli meno comprensibili anche a chi è più vicino. Anche Expo 2015, volente o nolente, deve sottostare a questa regola cui non può transigere. E’ per questo che nel leggere i programmi della manifestazione o nello scorrere i progetti ad essa legati, ci si imbatte spesso in termini che capire al primo colpo non è facile. Tra questi c’è sicuramente la parola cluster. Ma cos’è un cluster nel mondo Expo? Non si tratta di una semplice curiosità lessicale, ma di un elemento portante dell’esposizione milanese, anche perché ne segna una novità sostanziale rispetto ad altre manifestazioni analoghe. Cluster non è certo un temine casuale: al contrario è uno dei più utilizzati dalle scienza e dalla tecnica ed individua un “insieme” di cose simili tra di loro e che spesso hanno una simile funzione. Per esempio, in biologia indica un insieme di geni che codificano proteine affini o correlate fra loro, in informatica si riferisce ad un insieme di macchine che fanno parte di una medesima rete telematica o una partizione logica definita del disco rigido di un computer, in astronomia descrive un ammasso di stelle mentre in statistica rappresenta un gruppo di elementi omogenei in un insieme di dati. Cluster, dunque, suona in italiano come “gruppo omogeneo che condivide un obiettivo”. Cosa sono quindi i “gruppi” di Expo?

Il progetto del cluster
Il progetto del cluster "Mediterraneo. Salute, Bellezza ed Armonia"

I Cluster di Expo e le “filiere” alimentari

I Cluster di Expo sono gli spazi “comuni” in cui sono raggruppati gli stand ed i prodotti di tutti quei Paesi che non realizzeranno nell’area espositiva un proprio padiglione dedicato. Fin qui nulla di nuovo. In genere, tuttavia, l’organizzazione di questi spazi comuni avviene secondo criteri geografici o tutt’al più storici: nel visitare Expo, invece, non vi imbatterete nell’area “Sudamericana” o in quella “Asiatica”, ma in una serie di zone dove i Paesi partecipanti sono raggruppati secondo la propria specifica identità all’interno del più generale tema di Expo, in quelle che si possono definire vere e proprie “filiere” alimentari. Si tratta senza dubbio di una impostazione ardita ma di sicuro effetto, che pone ciascun paese non semplicemente in un inquadramento “fisico” e spaziale, ma ne amplifica le caratteristiche e le specificità. Sono questi i famigerati cluster. “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita“, tema portante e payoff principale di tutto Expo, viene così concretamente tradotto in uno spazio che sarà animato non solo dagli allestimenti individuali delle singole nazioni, ma anche da aree comuni, mostre, spazi-mercato, degustazioni, dove la condivisione, il dialogo e lo scambio di ricchezze e conoscenze diventerà quotidiano.

Dal riso al caffé

Il progetto del cluster sul Cacao
Il progetto del cluster dedicato al Cacao
Filiere alimentari, quindi, come specchio di una sorta di “fiera di settore” ma dal respiro assolutamente planetario. I Cluster di Expo 2015 saranno nove, sei ispirati ad un alimento-base nell’economia alimentare e nutrizionale del pianeta – il riso, il cacao, il caffè, la frutta, le spezie, i cereali – e altri tre legati a tre eco-sistemi simbolo della biodiversità mondiale: il Mediterraneo, Mari ed Oceani e le zone Aride. Il filo conduttore di ogni cluster sarà, ovviamente, anche al centro delle scelte realizzative degli ambienti che li ospiteranno. Per esempio, il cluster dedicato a “Riso, Abbondanza e Sicurezza” e al quale hanno aderito per ora Sierra Leone, Bangladesh, Cambogia, Laos e Myanmar, sarà costruito riproducendo una immensa risaia e porterà il visitatore lungo un percorso comune alla scoperta di questo fondamentale alimento, fra i primi coltivati dall’uomo oltre diecimila anni fa nelle valli della Cina, dove cresceva spontaneamente e da dove ha “invaso” tutto il mondo. Oggi il riso è alimento-base nella dieta di oltre tre miliardi di persone, ovvero la metà della popolazione mondiale e si è diffuso in maniera capillare grazie alla sua straordinaria capacità di adattamento che ne ha, oltretutto, generato la grande varietà esistente. Nelle culture orientali, il riso è simbolo di ricchezza al pari dell’oro, cosa che rende l’idea dell’importanza che riveste. Camerun, Ghana e Gabon saranno fra i paesi animatori del cluster
Il progetto del cluster dedicato al caffé\
Il progetto del cluster dedicato al caffé
Cacao, il cibo degli dei“, alimento anch’esso dalla storia millenaria e che veniva coltivato fin dalla notte dei tempi nelle civiltà americane precolombiane e che era al centro della “dieta” per Maya ed Aztechi, tanto importante da essere utilizzato da essi perfino come moneta. L’importanza del cacao sta anche nel fatto che esso rappresenta la principale fonte di introiti per l’economia di oltre trenta paesi in via di sviluppo. C’è poi il cluster dedicato al “Caffè, energia per le idee” con Kenya, Burundi, Costa Rica, Uganda, Yemen, Guatemala, El Salvador, Etiopia e Ruanda: un giro del mondo vertiginoso lungo tre continenti. Significativo lo slogan che accompagna il progetto del cluster “dalla terra alla tazzina”, un vero e proprio percorso a tema che condurrà i visitatori attraverso la coltivazione, il trasporto, la tostatura e la commercializzazione di questo prezioso prodotto della terra che è secondo solo al petrolio in quanto a volume e valore economico degli scambi commerciali mondiali che lo interessano.

Dalla frutta ai cereali

Il progetto del cluster su Frutta e Legumi
Il progetto del cluster su Frutta e Legumi
Il cluster dedicato a “Frutta e Legumi” vedrà la partecipazione di diversi Paesi asiatici ed africani, fra cui il Gambia, la Guinea, il Benin, il Congo, lo Zambia, l’Uzbekistan e il Kyrgyzstan: inutile dire quanto sia radicato nell’antichità il consumo di questo alimento che, anzi, si può dire che sia stato il primo in ordine di tempo, cui l’uomo si sia rivolto in alternativa alla caccia. La coltivazione di alberi da frutto risale a diversi millenni orsono e nacque nella zona del Mediterraneo dagli Egizi, venendo poi sviluppata ampiamente da Greci e Romani. Unica eccezione a questo schema la soia ed i fagioli, la cui origine si colloca invece rispettivamente nel sud dell’Asia e nell’America Centrale. Nel cluster dedicato al “Mondo delle Spezie” che per adesso conosce la curiosissima e multietnica formazione composta da Afghanistan, Tanzania e Vanuatu, si ripercorreranno le vie lungo le quali nel corso dei secoli i mercanti intraprendevano lunghi ed avventurosi viaggi per accaparrarsene, aprendo spesso delle vere e proprie rotte commerciali tuttora attive. Infine nel cluster “Cereali e
Il progetto del cluster dedicato ai cereali
Il progetto del cluster dedicato ai cereali
Tuberi, vecchie e nuove colture
” si esplorerà a fondo il mondo di questi antichissimi alimenti che da sempre sono alla base della alimentazione di una enorme quantità di popoli – basti pensare al pane e alle patate – e che hanno letteralmente favorito, se non condizionato, l’incontro fra civiltà nel corso dei secoli. Bolivia, Haiti, Mozambico, Togo, Congo e Zimbabwe animeranno questo tema che racchiude in sé anche una sfumatura di grande interesse per il futuro del mondo: fra le oltre diecimila varietà di cereali esistenti, alcune potrebbero contribuire in modo fondamentale a migliorare la resa di terreni non adatti alla coltivazione del mais, dal riso o del grano, costituendo così una possibilità di risposta interessantissima per la soddisfazione al fabbisogno nutrizionale di ampie zone della Terra nei prossimi anni.

 


Vedi altri articoli su: UnaDONNA for Expo 2015 |

Commenti

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *