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L’olio dermatologico Bio-Oil: funziona veramente?

La campagna pubblicitaria che ha lanciato in Italia Bio-Oil è stata massiccia e pressante. Il cosmetico non è nuovo, dato che è in commercio fin dal 2002 seppur fuori dal nostro paese, ma dalle nostre parti ha goduto di un notevole risalto e di un certo riscontro di vendite. In effetti quanto promesso dalla pubblicità è assolutamente strabiliante: un prodotto quasi “miracoloso”, una vera panacea per smagliature e cicatrici e, in generale, per tutte le imperfezioni e disomogeneità della pelle, compresi i segni dell’invecchiamento. Efficace per la reidratazione della cute, le macchie ed la freschezza del suo aspetto in generale, il Bio-Oil ha diviso letteralmente il web collezionando pareri entusiasti e ipercritici. Ben lontano dall’avere la pretesa di darne qui un giudizio definitivo che sarebbe tanto sommario quanto soggettivo, intendiamo semplicemente aggiornarvi su quanto ad oggi emerso in modo da farvi una idea il più precisa possibile.

Bio-Oil: composizione, prezzi e descrizione

[dup_immagine align=”alignleft” id=”14710″]Per chi non lo conoscesse ancora, ecco di cosa si tratta: un olio dermatologico diffuso in 14 paesi ed acquistabile a prezzi accessibili (la confezione da 60 ml costa 16 euro) con le proprietà lenitive e curative per la pelle prima descritte. Aspetto interessante per valutare è la conoscenza del suo INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients), ovvero dell’elenco dei prodotti e delle essenze che ne costituiscono la composizione. Dall’INCI Analyzer emerge che si tratta di un insieme di estratti di piante (principalmente olio di camomilla, lavanda, rosmarino e calendula) e vitamine (tra cui spicca la vitamina E, nota per le sue proprietà anti-ossindanti e rigeneranti) sospese in una base oleosa. E proprio qui nascono le prime perplessità. Da un lato infatti, si nota la presenza di qualche “bollino rosso” e di una certa preponderanza dei prodotti “modificati chimicamente” (in inglese) rispetto a quelli naturali (in latino); dall’altro si evince il dato che l’ingrediente-base della “sospensione” è l’olio di paraffina, derivato del petrolio, usato frequentemente nei cosmetici ma che potrebbe generare intolleranze e che, comunque, tutto è fuorchè “bio”. Va detto comunque che la composizione di Bio Oil è in linea con quella di altri cosmetici ed è assolutamente rispettosa delle direttive della Comunità Europea in materia. Inoltre la sua storia clinica registra numerosi premi in campo dermocosmetico riconosciutigli in diversi paesi ed è sostenuta da ricerche diffuse suoi effetti e sul suo profilo tossicologico che lo classificano come sicuro, anche per l’uso durante la gravidanza. Certo, per chi rimanesse sospettosa riguardo all’utilizzo di un olio dall’inci non proprio ‘pulito’, o per chi cercasse una valida alternativa, in commercio è possible trovare prodotti in grado di soddisfare tutti i tipi di esigenze, incluse quelle di chi cerca un prodotto vegano e completamente green.

Bio-Oil: come utilizzarlo e cosa ne pensa chi l’ha usato

[dup_immagine align=”alignright” id=”14708″]Chiarito dunque che si tratta di un prodotto testato e sicuro, rimane l’interrogativo reale: funziona veramente? Ed è qui che le opinioni si dividono decisamente. Non mancano i commenti entusiasti che sono suffragati, pare, dai risultati. L’effetto sulle cicatrici rispettando la posologia consigliata che prevede due applicazioni al giorno per tre mesi sembra accertata. Naturalmente, non bisogna utilizzarla su porzioni di cute lesa, ma soltanto su cicatrici ben formate. Anche sulle smagliature, seguendo le medesime frequenze di applicazione, la riduzione è tangibile. Non è difficile tuttavia trovare pareri discordanti e in alcune nazioni, come ad esempio in Olanda, si è sviluppato un intenso dibattito fra esperti favorevoli o critici rispetto al prodotto. Un’ultima notizia è quella per la quale l’agenzia di autoregolamentazione della pubblicità nel Regno Unito ha messo in discussione alcune affermazioni fatte negli spot pubblicitari di Bio Oil giudicandoli eccessivamente celebrativi del prodotto e chiedendone la modifica. Non si tratta di un organo “coercitivo” e con poteri sanzionatori come altri nel mondo, ma pur sempre di un parere autorevole che tuttavia ha portato anch’esso a reazioni controverse, dato che il sottile confine fra pubblicità ingannevole ed ovvia “incensazione” del prodotto è spesso assai labile nelle campagne pubblicitarie in generale e di quelle di cosmetici in particolare.

Come sbrogliare quindi il nostro dilemma? Beh, se funziona o no lo può dire realmente solo chi l’ha provato. Noi, quindi. Il web si sta riempiendo di pareri. E si sa che Vox populi, vox dei.

Anna Invernizzi

Classe 1972, cinque figli e una vita intensa. Laureata in Economia, impiegata, scrivo per passione su tutto quello che mi interessa. In particolare creo contenuti a tema cucina e lifestyle.

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Anna Invernizzi

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