Parto: tutte le opzioni

A casa, in acqua, naturale o con il cesareo: tanti modi per mettere al mondo un bebè

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E' ora di partorire

Si fa presto a dire ‘parto’. Oggi, infatti, la donna ha a disposizioni diverse opzioni, anche in base a fatto se ci troviamo di fronte a una gravidanza che ha avuto un decorso normale senza particolari complicazioni. La futura mamma può consultarsi con il medico e scegliere una delle diverse tipologie di parto attualmente eseguite.

Parto naturale

Nonostante resti quello più impegnativo, il parto naturale continua a essere scelto dalla maggioranza delle donne in buona salute, con una gravidanza regolare e, soprattutto, quando il bambino si trova in posizione cefalica. Nel caso si tratti del primo figlio, le contrazioni, segnale inequivocabile che il momento del parto non è troppo lontano, possono cominciare anche intorno alla 38esima settimana. La durata e l’intensità delle contrazioni va di pari passo all’appianamento del collo dell’utero fino alla sua totale dilatazione, necessaria per permettere l’espulsione del neonato. E’ in questa fase che il dolore si fa particolarmente intenso. Quando il collo dell’utero è aperto di 3-4 centimetri di può intervenire con l’epidurale, un’anestesia locale che dovrebbe diminuire il dolore del parto addormentando i nervi del piccolo bacino. Quando la dilatazione è totale, comincia la fase dell’espulsione sia attraverso le contrazioni uterine che con le spinte della mamma. Essenziale che riesca a mantenere la calma, anche se la situazione non è proprio delle migliori, per questo molte scelgono di frequentare un corso pre-parto per imparare come respirare e spingere in sala parto. Preziosa può essere la presenza del compagno. Quando il bimbo viene finalmente fuori, vengono espulsi anche placenta e cordone ombelicale. Il parto naturale continua a essere quello più consigliato dagli addetti del settore, perché garantisce il contatto immediato tra mamma e bambino e l’allattamento al seno.

Parto cesareo

Il parto cesareo viene praticato quando il bimbo si presenta in posizione podalica, oppure se si tratta di una gravidanza gemellare o in presenza di altre ragioni per le quali un parto naturale potrebbe essere rischioso per mamma e bambino. E’ un vero intervento chirurgico e il bebè viene estratto praticando un’apertura nelle pareti addominale e uterina. A livello europeo l’Italia detiene la più alta percentuale di cesarei, molto al di là di quel 10-15% come soglia raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il parto cesareo è preceduto da tutta una serie di analisi ed esami della partoriente in modo da individuare quale sia l’anestesia più opportuna da eseguire nel caso specifico. Solitamente viene programmato in anticipo, soprattutto quando per la donna non si tratta del primo caso, se il bacino è particolarmente stretto mentre il bebè è grandicello, se è podalico, se ci sono problemi di placenta e se si tratta di un parto gemellare. Solitamente con il parto cesareo la degenza è più lunga rispetto a quella tipica del parto naturale.

Parto indotto

Si tratta di un parto ‘provocato’ quando sono scaduti i normali termini della 41esima settimana e trattenere ulteriormente il feto nella pancia potrebbe essere rischioso. Allora s’interviene con il parto indotto o pilotato provocando le contrazioni attraverso l’introduzione per via venosa dell‘ossitocina sintetica che le stimola. Si sceglie questo tipo di intervento anche quando si sono rotte le acque ma non ci sono contrazioni oppure se il bimbo è in leggera sofferenza cardiaca. Il parto, invece, può essere indotto una settimana prima della data prevista nei casi di diabete e gestosi. Il travaglio indotto può essere doloroso, solitamente viene consigliata l’epidurale. Nessun rischio, invece, per il bebè.

Parto in acqua

Avviene con la mamma distesa in una vasca grande almeno 2 metri per 1,5, profonda 80 cm di profondità e con l’acqua a una temperatura di circa 37°. Il neonato non avrà alcun choc termico perché passerà dal liquido amniotico direttamente all’acqua della vasca. Molte donne si rivolgono a ospedali e cliniche attrezzate con piscine e vasche ad hoc perché partorire in acqua rilasserebbe i muscoli rendendo meno stressante il travaglio e meno doloroso il parto. Nella vasca, dove può entrare anche il futuro papà, la donna può assumere diverse posizioni, in ginocchio, accovacciata, galleggiando sulla schiena. Nessuna paura che il bambino possa ingoiare l’acqua nel momento dell’espulsione: il neonato non ha il riflesso di respirare fino a quando non esce fuori dal liquido. Questo tipo di parto è possibile di fronte a una gravidanza normale senza alcun rischio.

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Il parto in acqua rilassa

Parto in casa

Sono molte le donne che decidono di partorire direttamente a casa, per restare in un ambiente famigliare, intimo, certamente meno stressante di un ospedale. Ovviamente sempre in assenza di rischi per mamma e bebè. In casa la partoriente si sente più ‘protetta’ dai suoi famigliari e dalle sue cose di vita quotidiana, riuscendo anche a rilassarsi di più. Per partorire a casa è necessario che la gravidanza sia terminata senza problemi, che il bambino sia cefalico, pressione sanguigna nella norma e assenza di anemia. Dev’essere una scelta condivisa da entrambi i genitori che a tempo debito contattano un’ostetrica che seguirà le ultime fasi della gravidanza, interverrà per il parto e anche nelle prime settimane successive. Il tutto a un costo che può arrivare intorno ai 3000 euro circa.

Parto nella Casa Maternità

Un alternativa al parto in casa è la Casa Maternità, una struttura extraospedaliera e demedicalizzata gestita da ostetriche e destinata soltanto a donne sane con una gravidanza normale. Qui si ritrova un’atmosfera ‘casalinga’ grazie anche al rapporto che viene instaurato con l’ostetrica già prima del momento del parto, con incontri costanti. Il neonato viene subito dato alla mamma per il primo allattamento e il cordone ombelicale viene tagliato dopo che ha smesso di pulsare. Poi arriverà la routine con il bagnetto, le varie misurazioni, il peso, etc etc. Presente un pediatra. La neo-mamma resta nella struttura al massimo per 24 ore e con lei possono restare anche il papà ed eventualmente fratelli o sorelle se ci sono. Partorire in una Casa Maternità ha un costo. In alcune Regioni, come l’Emilia Romagna, Lazio, Piemonte, Marche, e nelle Provincie autonome come Trento e Bolzano, è possibile chiedere un rimborso alla Asl.


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