La Dea Fortuna, il miglior Ferzan Ozpetek in un film su felicità e disincanto

La Dea Fortuna, il miglior Ferzan Ozpetek in un film su felicità e disincanto

Il nuovo film di Ozpetek è un ritorno alle origini, alle ambientazioni e ai temi più cari al regista, ma senza stereotipi e con una nuova maturità.

Chi ha amato il primo Ozpetek, adorerà La Dea Fortuna. Il regista di origini turche, ormai italiano d’adozione, appare con questo film al meglio della sua espressione creativa. Fedele a se stesso e al suo universo narrativo. Ma sempre aperto a nuovi temi da raccontare con uno sguardo più realistico e disilluso, lontano dagli stereotipi sulle coppie gay innamorate e felici.

La trama del film

La storia di una coppia in crisi che si ritrova a dover gestire temporaneamente i figli di un’amica, ricoverata per subire una delicata operazione, è il punto di partenza di un’indagine nei sentimenti. Nelle paure, nel disincanto di chi deve fare i conti con una relazione al capolinea, costellata di tradimenti e di fallimenti personali.

Sceneggiatura e soggetto

Ozpetek lo dirige e ne firma il soggetto insieme a Gianni Romoli, portando sullo schermo un racconto che ricorda per ambientazioni, personaggi, fotografia, uso massiccio della musica (con i meravigliosi brani di Mina e Diodato) quello che resta il suo film più amato dal pubblico e decisamente quello che ha fatto decollare la sua carriera, Le Fate Ignoranti. Ozpetek e Romoli hanno scritto un film con una solida sceneggiatura e dialoghi non banali (soprattutto nel confronto tra gli adulti e i bambini), in cui gli aspetti più drammatici della storia vengono spesso alleggeriti da un contrappunto ironico che è un po’ la metafora dei grandi snodi della vita. In cui anche nelle tragedie e nelle sofferenze più acute spesso si rintraccia la feroce ironia del destino.

La storia

La Dea Fortuna del titolo, d’altronde, non è altro che il caso, l’evento accidentale che diventa positivo o negativo a seconda di come si riesce a reagire e a superarlo. Ed è anche la divinità a cui è dedicato Il Santuario della Fortuna Primigenia di Palestrina, meta archeologica cara al regista che trova una sua funzione nel film e diventa, con il suo “segreto”, la chiave per ritrovare il senso perduto della propria esistenza.

Conferenza stampa del film a Roma

La Dea Fortuna, dal 19 dicembre al cinema, è forse il miglior film di Ferzan Ozpetek insieme a Le Fate Ignoranti di cui sembra quasi una versione più matura, più evoluta, più realistica e concreta, con tratti di cinismo ma anche di grande tenerezza. L’affresco coloratissimo e quasi sognante, pur nella sua crudezza, del gruppo di personaggi de Le Fate Ignoranti, si trasforma a qui in un insieme di persone spiazzate da eventi complessi ed imprevedibili, chiamate ad interrogarsi su come trovare la chiave di una nuova felicità, che il più delle volte ha semplicemente i tratti della sopravvivenza.

Focus sulla coppia

Nella coppia interpretata da Stefano Accorsi ed Edoardo Leo si potrà riconoscere chiunque abbia vissuto una storia lunga e logorata dal tempo. O chiunque nella vita abbia subito o abbia perpetrato un tradimento. Il fatto che sia una coppia omosessuale è un dettaglio che passa rapidamente in secondo piano, man mano che la caratterizzazione dei personaggi si fa più evidente e che la loro storia assume i tratti di ogni relazione che abbia perso la spinta iniziale a costruire un cammino insieme. Dubbi che riguardano indistintamente ogni tipo di coppia, a prescindere dall’orientamento sessuale di chi la compone: il film si interroga su come affrontare e superare la fine di un sentimento per come lo si è conosciuto fino a quel momento. Quando l’erotismo si è trasformato in affetto fraterno, su come dare una nuova definizione ad un amore che non è più quello struggente e passionale capace di indurre a radicali scelte di vita e su come trovare un modo diverso di stare insieme anziché rassegnarsi alla solitudine.

Com’è nato il film

Ad innescare questo processo è la necessità di superare le paure che derivano da un evento improvviso e non desiderato, l’arrivo di due bambini che impongono ai protagonisti la condizione di una genitorialità non cercata. Tutto in questo film ha una sua profondità, probabilmente perché morte delle idee che hanno forgiato la sceneggiatura arrivano dalla vita vera di Ozpetek, che ad un certo punto si è trovato di fronte alla richiesta di sua cognata di badare ai nipoti in caso fosse accaduto qualcosa a lei e al fratello del regista. Da qui l’idea di realizzare un film sull’argomento. 

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La donna, se vuole, riesce a far stare Tanti mobili in una stanza minuscola, Marmellate di tutti i colori in barattoli piccolissimi, Il mare dentro un bicchiere da acqua Una farmacia, una bigotteria, le foto di famiglia dentro una borsa da polso… Fa stare la notte dentro la sua anima, Un ricordo nel suo vestito, i suoi singhiozzi dentro una canzone, La lussuria in uno sguardo, la compassione in un tocco… L’indifferenza nei suoi passi, l’irresistibilità nelle curve delle labbra, la memorabilità in un sorriso… La sua mestizia in una sigaretta, i suoi segreti dentro un caffè, le sue grida in un silenzio… Un uomo nel suo cuore e nel suo letto per tutta una vita, un figlio nel grembo e nella sua vita… La donna, se vuole, riesce a fare spazio a tutto Ma chissà perché non riesce a far spazio a se stessa, Non si riesce farla stare in questo enorme mondo. #ozdemirasaf #ladeafortuna #conferenzastampa #ritrovarsi #19dicembre2019 #ferzanözpetek Kadın İsterse Sığdırır Küçücük bir odaya bir sürü eşyayı , Minicik kavanozlara renk renk reçelleri , Bir su bardağına denizi , Kol çantasına eczaneyi ,bijuteriyi ,aile resimlerini …. Bir ruhuna geceyi sığdırır , Bir elbiseye anıyı ,bir şarkıya hıçkırıklarını , Bir bakışa şehveti ,bir dokunuşa şefkati …… Bir yürüyüşe umursamazlığı ,bir dudak büküşe dayanılmazlığı,bir gülüşe unutulmazlığı ……. Bir sigaraya efkarını ,bir kahveye sırlarını ,bir susuşa çığlıklarını …….. Bir erkeği bir ömür kalbine ve yatağına sığdırır ,bir bebeği karnına ve tüm hayatına ……… Kadın isterse her şeyi sığdırır da bir kendi sığmaz ,sığdırılamaz nedense şu koca Dünyaya …….. Özdemir Asaf Traduzione di @nazlibirgen #ferzanozpetek #şanstanrıçası

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Gli attori protagonisti

Edoardo Leo e Stefano Accorsi, per quanto appaiano lontani dallo stereotipo di coppia gay, hanno fatto un ottimo lavoro sui loro personaggi. Conferendogli credibilità e spessore. Il viaggio che affrontano sullo schermo riesce a spingere lo spettatore a chiedersi cosa farebbe al loro posto. O addirittura a domandarsi se si trovi nella loro stessa condizione. Perché come ha brillantemente dichiarato Barbara Alberti in conferenza stampa (interprete di un piccolo ma significativo ruolo nel film), questa è una storia che risponde ad una domanda universale: “Trovo questo film molto politico: la sua tematica non è siamo gay o non siamo gay, la tematica è siamo felici o non siamo felici?”.

Foto Credits: Agenzia Fotogramma



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