Imprenditoria femminile: il franchising come formula “in rosa”

Sempre più donne si avvicinano all'imprenditoria, tra le formule privilegiate e "in rosa" compare il franchising. L'esigenza principale è quella che permette di conciliare lavoro e famiglia

Donne imprenditrici

Donne imprenditrici agevolazioni

I finanziamenti agevolati o a fondo perduto destinati alle imprese femminili, forniti dal Ministero dello Sviluppo economico, sono molto vantaggiosi e possono essere restituiti solo in parte, o per niente, all’istituzione che ha effettuato il prestito, il Ministero, un ente locale o l’Unione Europea. Le aziende e le imprese che possono goderne devono essere a maggioranza femminile: società costituite almeno per il 60 per cento da donne o società di capitali in cui almeno i 2/3 delle quote di partecipazione appartengano a donne. Le aziende “rosa” devono poi rientrare nelle categorie delle piccole o medie impresa, non più di 50 dipendenti o più di 5 milioni di euro di fatturato annuo.

Donne e franchising

AIDDA Lombardia (Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti D’Azienda) conferma una crescita di aziende al femminile, dal 20% al 25%, nel periodo di tempo compreso tra il 2000 e il 2009. Il franchising è un’ottima formula anticrisi  e “in rosa”.
Le donne, secondo il rapporto 2009 sul Franchising in Italia (fonte: Associazione Italiana del Franchising),  rivestono ruoli di spicco nella gestione di negozi (accessori e abbigliamento, intimo, gioielli, pelletteria, cosmetici, prodotti dietetici, negozi e atelier originali come quello di cui vi abbiamo raccontato qui, a proposito della storia di Daniela) e di servizi (parrucchieri, bellezza, centri wellnwess e fitness, infanzia). Le donne stanno inoltre guardando a settori innovativi, come il web marketing e il lavoro da casa.
Sul numero complessivo di imprenditori affiliati, 54 mila nel 2012 in Italia, la percentuale di donne è del 38%  (rispetto al 31% del 2008), per un totale di 20mila donne imprenditrici. Una crescita coerente con quella del comparto del franchising che, nel 2012 in Italia, ha registrato un fatturato annuo di 180 milioni di euro.
La fiera specializzata “Franchising Nord” ha condotto, nel settembre scorso, un’indagine sul franchising al femminile tra i visitatori della fiera (un campione di 500 donne e 500 uomini). Il sondaggio ha presentato uno scenario interessante:

  • le donne sono più selettive degli uomini nella scelta del settore di affiliazione;
  • sono più concrete nell’aderire alle proposte dei franchisor;
  • affrontano le fasi di avvio con maggiore decisione (finanziamento e pratiche per l’apertura di un punto vendita. Nella scelta della consulenza e assistenza tecnica le donne scelgono le banche, gli uomini il loro commercialista);
  • sono più fiduciose nei propri mezzi (le donne valutano attentamente: richiedono  al franchisor i bilanci e la lista aggiornata dei franchisee per conoscerne l’indice di soddisfazione);
  • sono più soddisfatte delle scelte compiute.

Le donne sarebbero, secondo il sondaggio di Franchising Nord, intraprendenti, ben disposte a mettersi in proprio per trovare una collocazione nel mondo del lavoro e disponibili a lasciare lavori precari o fissi (qui il nostro approfondimento su Cosa vogliono le donne al lavoro). I settori merceologici prediletti sono: alimentari, ristorazione rapida, abbigliamento, calzature e accessori, bigiotteria, erboristeria.
La 4ª edizione di “Franchising Nord”, a Piacenza Expo dal 24 al 25 maggio 2014, darà ampio spazio alla condizione femminile nel franchising.

Esperienze di donne nel franchising

Per avere uno sguardo d’insieme sull’esperienza femminile nel franchising, ecco alcune storie.
Energy Point di Paola Caruana è il primo franchising nel fitness italiano codificato da una donna. Altra case history “ in rosa” è quella di Giuliana Nardacci, con il brand  “Le case incantate”. Ex dirigente alle Poste Italiane, Giuliana ha attinto dal suo B&B a Napoli per inventare un “franchising di accoglienza e ospitalità” per le strutture extra-alberghiere.
Carmen Ferri, parrucchiera dall’età di sedici anni, è diventata “postina di lusso” come capo area di Mail Express per le provincie di Bergamo e Brescia.

Donne imprenditrici e maternità

Mompreneurs, le mamme imprenditrici
Il paradosso del mondo del lavoro, dal punto di vista femminile, è quello di conciliare attività professionale e maternità. Sempre più donne si licenziano, a fronte delle difficoltà lavorative incontrate in azienda dopo la gravidanza, e si mettono in proprio diventando “mompreneurs”. I vantaggi? Gli orari flessibili, la risoluzione dell’eterno conflitto carriera-maternità.
Secondo i dati di una ricerca dell’ Ecipa (Ente di formazione della Confederazione artigianato) e del Cdrl (Centro documentazione ricerche per la Lombardia) più di un milione di donne hanno deciso di aprire una attività imprenditoriale in proprio.
Quando si è manager di se stesse diventa possibile lavorare la sera, momento della giornata in cui  il marito o compagno può occuparsi dei figli. Ciò non equivale a dire che le ore d’ufficio siano ridotte ma, piuttosto, che le si può distribuire secondo i propri bisogni. Questa soluzione esige una buona dose di collaborazione all’interno della coppia.

Ecco alcuni esempi random di donne che hanno intrapreso una strada simile.
Sara Carmina, creatrice di “Ghe Pensi MI”, è partita dalla sua esperienza personale. Le è capitato  tantissime volte – tante da non saperle enumerare – di non sapere a chi affidare alcuni servizi da sbrigare. “Ghe Pensi MI” dà la risposta a chi è alla ricerca di qualcuno di fidato e disponibile a svolgere incombenze che richiedono tempo e organizzazione. I servizi offerti sono diversi: andare a fare la spesa, in farmacia o in lavanderia, l’organizzazione delle piccole manutenzioni di casa (chiamare il professionista, fissare l’appuntamento e assisterlo se il cliente non può essere presente), sbrigare pratiche burocratiche.

Per vent’anni Paola Devescovi ha lavorato come interprete di conferenza e traduttrice, con l’arrivo dei suoi figli ha cercato di costruirsi un nuovo lavoro che le permettesse di realizzare le proprie passioni utilizzando le competenze acquisite con la libera professione. Paola ha aperto un negozio d’arte online e, per imparare a promuoverlo, ha scoperto il mondo dell’internet marketing. Il blog è in inglese, ciò le consente di continuare a utilizzare le competenze linguistiche acquisite e di essere presente sul mercato mondiale, nei suoi progetti c’è l’idea di un blog in italiano.


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