aspettativa retribuita e non retribuita

Aspettativa non retribuita e retribuita: quando si può chiedere

Cos’è e come ottenere l’aspettativa non retribuita e retribuita, il diritto ad astenersi dal lavoro senza perderlo.

Per molte donne la possibilità di richiedere un’aspettativa non retribuita e retribuita dal proprio lavoro è spesso una necessità, altre volte rappresenta una potenziale opportunità per far fronte ad impegni personali o ampliare le proprie competenze senza però perdere il proprio posto di lavoro o metterlo a rischio.

In un periodo di flessibilità estrema del mondo del lavoro anche il ricorso all’aspettativa è spesso visto come extrema ratio da molte persone, a cui ricorrere solo se costretti dalle necessità, per timore che questa richiesta possa rappresentare un punto di demerito in carriera.

Invece va ricordato che assentarsi dal lavoro per un certo periodo di tempo senza perderlo è un diritto previsto dalla legge, di cui si può beneficiare per diverse ragioni.

L’aspettativa può essere richiesta per motivazioni molto varie, che vanno dall’assistenza ai familiari disabili alla malattia, per ragioni di studio o personali e familiari come il matrimonio o a seguito di una maternità, ma anche per fare volontariato o per assumere cariche elettive e infine anche per aprire un’attività professionale o un’azienda.

L’aspettativa può essere non retribuita o retribuita, a seconda dei casi.

Può essere richiesta aspettativa dal lavoro continuando a percepire il proprio stipendio quando motivata dall’assistenza di familiari con handicap, per un massimo di due anni di durata del periodo di assenza dal lavoro, purché l’handicap certificato risulti grave ai sensi della Legge 104/92.

In questo caso va richiesta all’INPS, che si occupa di verificare ed eventualmente accettare la richiesta per poi erogare la retribuzione al lavoratore nel periodo di aspettativa.

Aspettativa retribuita e non retribuita, i diritti del lavoratore.
Aspettativa retribuita e non retribuita, i diritti del lavoratore.

Retribuita è anche quella per volontariato prestato presso associazioni accreditate dall’Agenzia di protezione civile, ma il periodo di durata è più limitato (fino a 30 giorni di seguito e 90 giorni all’anno, raddoppiabili solo in caso si verifichi un’emergenza nazionale; fino a 10 giorni di seguito e 30 giorni all’anno, per attività formative relative a situazioni emergenziali).

In questo specifico caso, la retribuzione è pagata dall’azienda, che riceverà un rimborso dalla Protezione Civile.

Ed è retribuita anche l’aspettativa chiesta per realizzare un dottorato di ricerca, della durata variabile in base al percorso di studio previsto, ma solo se il richiedente è un dipendente pubblico e se il dottorato non prevede retribuzione o borsa di studio.

Forse non tutti sanno che è possibile anche chiedere aspettativa retribuita in caso di matrimonio, mantenendo la propria retribuzione: la richiesta può essere fatta anche in periodi successivi alla data delle nozze.

Negli altri casi l’aspettativa non è retribuita e può durare un massimo di due anni, per periodi anche frazionati.

Ad esempio, l’aspettativa per motivi familiari (la morte di una persona cara, l’assistenza ad un congiunto o un grave disagio personale) può durare 12 mesi nell’intero ciclo lavorativo per i dipendenti privati, mentre per quelli pubblici i 12 mesi sono da considerare per ogni triennio.

Dura 11 mesi invece l’aspettativa per la formazione, come il completamento della scuola dell’obbligo, il conseguimento di diploma, laurea o altri titoli universitari o per partecipare ad attività formative extra-lavorative. La richiesta va inoltrata all’ufficio del personale della propria azienda o direttamente al proprio datore di lavoro.

Per chi intende ricoprire cariche pubbliche elettive, la richiesta va inoltrata all’ente presso il quale si è stati eletti: non è prevista retribuzione ma comunque si ha diritto al versamento dei contributi Inps.



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