Dire di no

Quando dire di no fa bene a se stessi: tre occasioni per cominciare a farlo

Nessuno deve essere messo prima di noi stessi e del nostro benessere.

A quanti di noi è capitato di aver accettato un invito, un compito quando nel profondo avremmo desiderato fare tutt’altro? Ci sono persone che non hanno quasi mai questo tipo di problema, sanno imporsi e identificare facilmente i propri limiti, altre per cui negarsi è difficile e significa fare i conti con tanti elementi di fragilità molto intimi.

Dire sempre sì non fa bene

Assertività. È questo che bisogna imparare, ossia relazionarci agli altri in maniera equilibrata, nel rispetto delle proprie idee e di quelle altrui. Acconsentire alle esigenze degli altri in continuazione ci mette nella condizione di perdere di vista i nostri bisogni portandoci a una forte infelicità. Quel che accade poi è di accumulare frustrazione e risentimento, perché per noi aver detto sì ha comportato un’importante rinuncia che spesso gli altri non immaginano e non riconoscono. Il risultato è che ci sentiamo schiacciati, usati e non gratificati. Qualcuno forse ci riconosce che siamo molto buoni e disponibili, ma a a lungo andare questo non basterà; anzi ci farà sentire peggio.

Tre occasioni per cominciare a dire no

1) Quando hai già preso un impegno per te stessa, ma qualcuno ti prega di fargli un favore. A meno che la situazione non giustifichi davvero la rinuncia, non farlo. Analizza con lucidità la richiesta: questa persona ha davvero bisogno del tuo aiuto? Quanto è importante o prioritario quello che devi fare per te? Ricorda: prima vieni tu, che sia la lezione di pilates o l’estetista, solo tu sei capace di valutare quando puoi togliere del tempo a te.

2) Quando dire sì ti comporta un sacrificio eccessivamente impattante in termini di stress e fatica. Non siamo nati per risolvere i problemi degli altri quindi, premesso che ci sono le situazioni di estrema gravità che dobbiamo imparare a distinguere dalla normalità, niente e nessuno merita che la rinuncia che facciamo ci metta in una condizione di estremo stress psicofisico (ecco come gestirlo). Andare a consolare un’amica se abbiamo un lavoro urgente da concludere, che finiremo per ultimare a notte fonda, è dannoso. Meglio trovare un compromesso, rendersi disponibili con chi ha bisogno, ma dedicando meno tempo o occupandoci prima delle priorità non posticipabili. In questo modo saremo anche più utili agli altri, perché non avremo ansia su ciò che non abbiamo concluso e che ci aspetta da fare.

3) Quando la cosa che ti viene richiesta ti mette a disagio. Un bel no è la risposta giusta! Se sappiamo che non possiamo adempiere a un compito richiesto in maniera serena, se sappiamo che il favore o la richiesta ci farà stare male o sentire a disagio non siamo obbligati a dire sì. Che sia il capo o l’amica a interpellarci, definiamo i nostri confini, proponiamo anche qui un compromesso, un’alternativa che venga incontro alle nostre necessità in modo che il compito ci risulti meno pesante, oppure semplicemente diciamo di no. Forse, se il contesto è lavorativo, ci potranno essere delle conseguenze ma sapremo di non aver compromesso noi stessi nell’aver accettato un compito per noi troppo “ingrato”.

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