Quanto costa rifarsi il naso
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Quanto costa rifarsi il naso

La rinoplastica è oggi sicuramente uno degli interventi più complessi in chirurgia estetica, e richiede tempo adeguato, grande cura e altrettanta esperienza. Ma in cosa consiste? E, soprattutto, quanto costa?

Sempre più uomini e donne in Italia ricorrono alla chirurgia estetica. Tra le operazioni da sempre e tutt’ora più richieste c’è la rinoplastica, un intervento che interessa in quasi egual misura uomini e donne. Rimpicciolire un naso troppo pronunciato, rimodellare una punta troppo grande e larga, modificare il proprio profilo o raddrizzare un naso deviato: oggi più che mai si può intervenire sul naso con operazioni poco invasive e dai costi piuttosto accessibili.

Secondo una statistica dell’American Society of Plastic Surgeons, la rinoplastica è il quarto intervento di chirurgia estetica più richiesto al mondo. Si tratta quindi di un’operazione molto comune. Eppure è tra gli interventi chirurgici più difficili da eseguire e necessita di molta esperienza e competenza. Non è un caso, infatti, che molte siano anche le richieste di rinoplastiche secondarie, cioè di un intervento di correzione di una precedente operazione che evidentemente non ha dato gli esiti sperati.

Ma in cosa consiste l’operazione? Come si effettua? Ci sono rischi e controindicazioni? E, soprattutto, quanto costa? Qui le risposte a tutti i vostri quesiti perché sappiate esattamente tutto prima di decidere di sottoporvi a questo intervento che, per quanto ormai di routine, resta piuttosto invasivo.

Se volete avere informazioni su quanto costano altre operazioni di chirurgia estetica leggete qui!

Rinoplastica: l’intervento

La rinoplastica è un intervento chirurgico per rimodellare la struttura ossea e cartilaginea del naso. L’operazione serve per donare un aspetto più armonico e proporzioni più equilibrate e simmetriche al naso e di conseguenza al viso. Molto meno invasivo rispetto ad una decina di anni fa e con un recupero post chirurgico piuttosto rapido. 

Ci sono sostanzialmente due tipi di rinoplastica: quella chiusa e quella aperta. La prima consiste in un intervento nel quale il chirurgo, passando attraverso le narici, effettua una serie di piccole incisioni all’interno del naso. In questo modo ha la possibilità di intervenire sulla struttura ossea e cartilaginea, andando a modificare la conformazione scheletrica. Quella aperta, invece, è più invasiva e di norma si effettua in anestesia generale. Il chirurgo questa volta opererà incidendo il segmento di cartilagine che separa le due narici. In questo modo potrà controllare meglio l’intervento nei casi di correzioni più complesse. L’operazione può durare da un’ora, fino a due, tre ore massimo, nei casi più difficili. Di solito richiede anche una notte di ricovero per maggior sicurezza.

La fase post operatoria

Durante la settimana successiva all’intervento, il naso è protetto da un tutore rigido. Una volta tolto occorrono comunque altri dieci giorni circa per il recupero della normale funzionalità della mucosa nasale.
Gli interventi al naso vanno ad alterare l’integrità della mucosa nasale. In particolare agiscono e alterano il meccanismo chiamato “clearance mucociliare”, vale a dire la pulizia del setto nasale e la rimozione delle secrezioni.
Perché queste normali funzioni siano ripristinate, è possibile anche eseguire dei trattamenti post operatori a base di nebulizzazioni nasali di acido ialuronico, uno dei componenti essenziali dei tessuti connettivi. All’interno del naso, in seguito a una rinoplastica, la sua azione biostimolante, agevola la cicatrizzazione e la rigenerazione cellulare.

Tre falsi miti sulla rinoplastica

“La rinoplastica è dolorosa, specie per i tamponi e la fratture delle ossa nasali”

Questo è davvero un “mito”: la rinoplastica contemporanea non è dolorosa, neanche quando si devono opportunamente fratturare le ossa nasali. Oggi non vengono più usati i tamponi, che sono stati sostituiti da lamine di silicone ai due lati del setto .

“Uno dei rischi più pericolosi è la possibilità imprevista di un callo osseo dopo la rinoplastica”

Anche questo è un mito, che talvolta diventa più che altro una giustificazione per una tecnica eseguita in modo non preciso: non esiste alcun lavoro scientifico nella letteratura specialistica che descriva il “callo osseo” nell’area della frattura chirurgica delle ossa nasali. In realtà si può più facilmente trattare di imperfezioni residue di osso o cartilagine, che non si vedono nelle prime settimane, dato il gonfiore postoperatorio.

“È pericoloso usare gli “innesti”, perché si possono spostare e diventare visibili”

È vero il contrario: gli innesti cartilaginei sono senza dubbio lo strumento più importante nella rinoplastica. Ovviamente si tratta di innesti autologhi, di cartilagine prelevata dal paziente. Anche il fatto che possano diventare potenzialmente visibili, specie se si ha cute sottile, non significa che debbano essere evitati, ma semmai che debbano essere usati con estrema precisione.

Quanto costa la rinoplastica

L’aspetto dell’investimento economico è senza dubbio una variabile importante nella decisione di affrontare un intervento di rinoplastica. Le spese necessarie per rifarsi il naso possono variare in modo sensibile a seconda della complessità dell’intervento: una rinoplastica parziale, ad esempio sollevare la punta in anestesia locale, ha naturalmente un costo inferiore rispetto a un intervento di modifica completa del naso.

Il preventivo risente inoltre di altre variabili come l’eventuale correzione simultanea di disturbi respiratori o la necessità di prelevare e collocare innesti di cartilagine Di massima la rinoplastica ha un prezzo quindi variabile dai 4.000 euro agli 8.500 per gli interventi più complessi.

Se vi state chiedendo se la rinoplastica può essere fatta gratis con il Servizio Sanitario Nazionale la risposta è no. Il SSN non comprende interventi di chirurgia estetica ma si occupa delle prestazioni sanitarie funzionali.

No alle detrazioni fiscali

Le spese sanitarie sono detraibili dall’Irpef nella misura del 19% quando la prestazione medica ha prevalente finalità non estetica. Sono quindi detraibili gli interventi funzionali come la settoplastica o la rinosettoplastica a prevalente finalità funzionale. La semplice rinoplastica estetica quindi non è detraibile. La legge ha inoltre previsto che per l’anno 2020 la detraibilità è soggetta al pagamento della fattura sanitaria con mezzi tracciabili come bonifico, bancomat e carta di credito.

Va sottolineato che non è una buona idea scegliere un chirurgo in base ai fattori di convenienza economica.  Dato che la rinoplastica è uno degli interventi più complessi  in chirurgia estetica, diventa fondamentale scegliere bene il proprio chirurgo. La cosa più importante è rivolgersi a un professionista completamente in grado di trattare sia la parte funzionale che quella estetica, che operi in una struttura adeguata, che si dedichi con passione all’argomento, anche aggiornandosi costantemente sulle tecniche più recenti,  e abbia realmente un’ampia casistica in rinoplastica.

Anche se nessuno potrà garantirvi un risultato assolutamente perfetto, il rivolgersi a uno specialista di reputazione consolidata, vi porrà in genere al riparo da sorprese indesiderate.

Quando basta il rinofiller

Lievi imperfezioni del naso possono essere corrette con il rinofiller, senza necessità di sottoporsi a un intervento invasivo come la rinoplastica. In questo caso il costo va dagli 300 ai 450 euro a seduta circa ma si tratta di un intervento che ha una durata limitata nel tempo (fino a un anno) e che quindi va poi ripetuto.

Il rinofiller consiste in piccole iniezioni sottocute di alcune sostanze, prevalentemente acido ialuronico, che riescono a modificare sensibilmente l’aspetto e il profilo del naso.

Quando scegliere la rinoplastica e quando il rinofiller? La parola agli esperti

Il dottor Andrea Spano Chirurgo Plastico ed Estetico, direttore scientifico e fondatore di the Clinic Milano, sottolinea come in alcuni casi l’intervento chirurgico sia d’obbligo per risolvere certi problemi di respirazione o correggere determinate imperfezioni. «Ma a volte si può risolvere il problema con alcune piccole iniezioni alla base del naso, evitando così di finire in sala operatoria. Ogni paziente ha una visione soggettiva dell’estetica e ogni singola esigenza richiede un approccio diverso. Il naso non è un’entità a sé, ma parte di un’armonia che il resto del viso concorre a creare. Credo che il ruolo del chirurgo plastico sia anche quello di consigliare ai pazienti il migliore intervento per la sua esigenza, grazie alla conoscenza e pratica delle differenti tecniche che la medicina mette a disposizione», commenta Spano.

Gli fa eco il dottor Carlo Borriello, Chirurgo Maxillofacciale e Medico Estetico con studi a Milano e Lucca: «Oggi si sente molto parlare di rinofiller, un termine che in parole semplici identifica la correzione non chirurgica dei difetti del naso, utilizzando sostanze iniettabili riassorbibili. È una pratica molto diffusa soprattutto negli ultimi anni ma bisogna fare molta attenzione ad alcuni aspetti. Innanzitutto non è applicabile a tutti casi. L’utilizzo del filler, in genere acido ialuronico, ci permette di risolvere del tutto o ridurre solo piccoli difetti. Spesso viene utilizzato per attenuare “la gobba” altre volte per risollevare la punta, dando al volto un profilo più armonioso. Generalmente parliamo di un trattamento semplice, poco doloroso per il paziente. Tuttavia il naso è una zona estremamente delicata dal punto di vista anatomico quindi sempre meglio affidarsi a mani esperte».



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