I capricci dei bambini: come gestirli

Cosa sono i capricci? Come facciamo a gestirli? Si può insegnare ai bambini a non fare capricci? Scopriamolo insieme grazie all'esperienza di una mamma

i capricci dei bambini

Come gestire i capricci dei bambini

Bambini che piangono forte, si disperano, pestano i piedi; tutte situazioni che ci innervosiscono, ci fanno perdere la pazienza e, soprattutto se avvengono in un luogo pubblico, ci imbarazzano. Ma sono tutti capricci?

Spesso noi genitori cataloghiamo come “capriccio” qualunque manifestazione di disagio e di malessere dei nostri figli che, soprattutto se sono davvero piccoli, fanno fatica ad esprimere in altri modi. Fame, sete, sonno, caldo o freddo sono forse le cause più comuni di disagio che portano i bambini a fare delle scenate che ai nostri occhi sembrano davvero sproporzionate rispetto all’esigenza che le ha generate. Dobbiamo però pensare che i bambini fino ai 2 anni non sono in grado di capire da dove proviene il fastidio che li tormenta e non sono pertanto in grado di esprimerlo in maniera più tranquilla ed eloquente. Ovviamente una volta che si capisce da dove scaturisce il cosiddetto capriccio si può intervenire in maniera adeguata.

i capricci dei bambini
Capricci per non mangiare

Come capire le cause dei capricci

Essere degli osservatori è la prima cosa che ci permette di comprendere le cause del disagio dei nostri figli. Ma cosa dobbiamo osservare? In primo luogo il nostro bambino, ma questa è un’operazione che la mamma fa in modo istintivo già dal primo giorno e che il papà imparerà man mano.
In secondo luogo dobbiamo osservare le condizioni ambientali ed individuare quegli elementi di potenziale fastidio. Se noi abbiamo caldo, freddo o siamo infastiditi dal rumore, facilmente lo saranno anche loro; la differenza è che noi sappiamo da dove arriva il problema e tendenzialmente anche come ovviarvi o quanto durerà, loro no.
Anche se i bambini sono più grandi questa operazione deve continuare, perché scatti d’ira o capricci per cose che riteniamo secondarie possono essere invece causati da stanchezza o da un calo di energie, ad esempio. Quante volte noi ci scusiamo per una brutta risposta data ad un collega dicendo “Mi dispiace ma la stanchezza….” Se è concesso a noi perché non dovrebbe esserlo a loro?

Imparare a gestire la rabbia

I capricci dei bambini
Capricci di un bimbo

Un aspetto fondamentale da insegnare al bambino è che la rabbia che si prova nei confronti di qualche cosa che ci disturba può essere gestita in maniera non aggressiva, senza pianti o calci (senza buttarsi in terra attirando l’attenzione di tutto il supermercato). Il primo metodo per fare apprendere questo al bambino è mostrarglielo tramite l’esempio; se siamo noi i primi ad avere accessi di rabbia, in macchina ad esempio, o con il partner, non potremo certo chiedergli di avere un atteggiamento diverso dal nostro. Parliamogli fermamente, facciamogli comprendere che abbiamo capito qual è il suo disagio e che stiamo facendo il possibile per ovviare al problema. Se invece il capriccio non è assolutamente soddisfabile diciamoglielo chiaramente, spieghiamogli il perché e rimaniamo fermi nella nostra decisione, senza però sgridarlo o passare a minacce o castighi. Se per farlo smettere ci mettiamo ad urlare più di lui, non siamo sicuramente nella posizione giusta per ottenere dei risultati.

Le regole condivise dal nucleo familiare

Stabilire delle regole ferme e possibilmente condivise da tutte le persone che passano del tempo con il bambino è un altro degli aspetti da non tralasciare. Se comunichiamo chiaramente quali sono le nostre decisioni e non ci muoviamo da queste, il bambino sarà meno insistente nel chiedere a gran voce quello che gli sembra ovvio di dover ottenere. Se per esempio una regola è che non si guardano i cartoni animati prima di aver fatto i compiti, ma la baby sitter piuttosto che i nonni o magari anche noi stessi contravveniamo a questa indicazione di quando in quando (magari cedendo perché siamo stanchi e non vogliamo sentire capricci), sarà normale che il bambino chieda di poterlo fare e si arrabbi se non gli viene concesso.
Il suo ragionamento è semplice quanto corretto: se l’ultima volta ho pianto e mi hanno accontentato, anche questa volta farò lo stesso e otterrò quello che voglio. Oltretutto non capirà le motivazioni della regola se questa vale a giorni alterni. Certo, far rispettare le nostre decisioni è più difficile che fare delle concessioni, ma porta alla lunga risultati altrimenti lontani.

Naturalmente non bisogna nemmeno esagerare con regole e divieti. Devono esserci pochi punti fermi dai quali non si trasgredisce ed essere intelligenti nel porli ai bambini; i bambini devono sentirsi amati e capire che il porre delle regole è un sintomo dell’attenzione e dell’amore che voi avete nei loro confronti. Bambini senza regole non sono bambini liberi, ma bambini soli. Pensiamoci.


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