Procreazione assistita in Italia

Avere figli in Italia tramite la procreazione assistita è possibile? Ecco qual è il quadro completo della situazione attuale in Italia.

Sono passati 15 anni dalla Legge 40 sulla fecondazione assistita. Proviamo a vedere la situazione attuale in Italia, quanti progressi restano ancora da fare e barriere da superare.

Dalla prima “bambina in provetta” alle tante vicessitudini di una legge

La prima “bambina in provetta” è nata 40 anni fa e, da allora, sono 8 milioni i figli venuti al mondo grazie alla fecondazione assistita.
Alessandra Abbisogno fu la prima nata in Italia tramite fecondazione assistita, era l’11 gennaio 1983.
Ma quel che stupisce sono le numerose vicissitudini della materia, le contraddizioni e la riesamina della stessa legge.
La legge 40/2004 è finita per ben 38 volte dinanzi ai Tribunali. Cinque volte dinanzi alla Corte Costituzionale con quattro dichiarazioni di incostituzionalità. E una decisione in cui si richiede al Parlamento di legiferare sulla donazione alla ricerca scientifica degli embrioni non idonei per una gravidanza. Ci fu a questo proposito il caso di Martina, la figlia di una coppia nata grazie al divieto rimosso per le coppie fertili con patologie genetiche di accedere alla procreazione medicalmente assistita.

La Corte europea di Strasburgo ha ritenuto la legge italiana incoerente con quella sull’aborto. Fece, inoltre, scalpore la decisione del tribunale di Cagliari, a novembre 2017, che obbligava l’ospedale Microcitemico della città sarda di procedere con la diagnosi di pre impianto su un embrione ottenuto in provetta da una donna portatrice di talassemia

Progressi sul tema

I progressi sul tema fecondazione assistita non sono stati pochi ma ne mancano ancora molti perché l’Italia possa considerarsi “avanti” rispetto al tema.

Tra le voci positive possiamo riportare senza dubbio la cancellazione di alcuni divieti. Come quello secondo cui la fecondazione non poteva superare i tre ovociti. O quello che obbligava ad un unico e contemporaneo impianto di tutti gli embrioni prodotti.
Ma vediamo anche quali altri divieti restano da superare:


  • la possibilità di destinare alla ricerca scientifica gli embrioni scartati dalla PMA;
  • migliorare il grado di accessibilità alla tecnica, dalle coppie dello stesso sesso ai single;
  • la donazione dei gameti è un altro argomento sul quale sono assenti campagne di sensibilizzazione. L’idea sarebbe quella di prevedere delle somme, a mo’ di rimborso, per coloro che donano. Così da aumentare il numero di donazioni, visto che in Italia scarseggiano e che questo costringe il nostro Paese a importare i gameti dall’estero;
  • un altro aspetto fortemente dibattuto riguarda la discriminante dell’età. Esiste infatti un’età massima di accesso alla fecondazione assistita per quanto questo non sia uguale ovunque ma sia, appunto, variabile in base al territorio;
  • una conquista importante potrebbe essere anche quella di aggiornare i livelli di assistenza del servizio sanitario nazionale e pubblico per la diagnosi pre impianto perché questa non sia un limite economico.

Un po’ di statistiche sulla PMA

In Italia aumenta il numero delle coppie che ricorrono alla procreazione medicalmente assistita. In base ai dati del ministero della Salute (2016), sono stati 13.582 i neonati vivi dopo una PMA, a seguito di 97.656 cicli, con un tasso di riuscita della fecondazione assistita del 13,91%. I dati si riferiscono a tutte le tecniche, quella di I livello in vivo (direttamente nel corpo della donna con inseminazione intrauterina) e quelle di II e III livello (fecondazione in vitro, ossia Fivet, e ICSI, che permette l’inserimento dello spermatozoo direttamente nell’ovulo).  

Cresce anche l’età media delle donne che si sottopongono al PMA: è di 36,8 anni contro la media europea più bassa, pari ai 34,8 anni.
Nel nostro Paese i nati grazie alla fecondazione assistita sono il 2,8% del totale.

Per quanto siano sempre di più le coppie che ricorrono alla procreazione assistita, l’Italia è tra i fanalini di coda nella donazione di gameti per ciò che riguarda la fecondazione eterologa.
Spieghiamo meglio cos’è la fecondazione eterologa: la donazione di seme può consistere in una inseminazione intrauterina con il liquido seminale di un donatore oppure nell’inseminazione in vitro di un ovocita con liquido seminale proveniente da un donatore e nel successivo trasferimento dell’embrione ottenuto nell’utero della donna ricevente.

Incremento della natalità, il focus principale

Per quanto la fecondazione assistita abbia dato un contributo alla crescita e alla procreazione (in Italia un bambino su trenta nasce con la Pma) resta sconcertante il ribasso delle nascite.
Nel 2018 sono state 449mila, 9mila in meno rispetto al 2017 e 128mila in meno rispetto al 2008. È in calo anche il numero medio di figli per donna, nel 2018 il dato è di 1,32.

Serve un cambio importante anche in tal senso, una maggiore partecipazione delle donne alla sfera pubblica, un maggiore aiuto da parte degli uomini al lavoro domestico, l’attuazione di politiche che siano a supporto dei genitori nella conciliazione tra lavoro e famiglia.

Conciliazione lavoro e maternità

Cosa si potrebbe fare realmente per informare le donne e offrire loro un supporto? Il tema è, dunque, la prevenzione della cosiddetta “Permanent involuntary childlessnes”, l’impossibilità di avere figli legata anche ad una carenza di informazioni sul declino della fertilità e alla mancanza di piani di welfare che rendano conciliabili lavoro e maternità.
La fecondità diminuisce con gli anni, questo è un dato di fatto, per rendere l’idea più chiara: a 25 anni il rischio di sterilità medio è del 5%, ma tende a raddoppiare ogni 5 anni; a 30 anni diventa del 10%, a 35 del 17%, a 40 del 33% e a 45 del 62%.
Inoltre, le donne, che si dedicano a studio e carriera, non trovano ancora in Italia un sostegno adeguato che renda conciliabili maternità e lavoro.
In altri Paesi sono presenti delle politiche che funzionano e che sono la dimostrazione di una possibile risoluzione del problema.

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