Autosvezzamento cos'è, come funziona e consigli

Autosvezzamento: cos’è, come funziona e consigli    

Un metodo naturale e antico come il mondo tornato in auge negli ultimi anni: consiste nel captare i primi segni di interesse per il cibo nei bambini che hanno superato i sei mesi di età, proponendo loro le stesse pietanze che mangia abitualmente la famiglia. Vediamo cosa è utile sapere prima di cimentarsi.

Intorno al 1930 una ricercatrice di Chicago, Clara Davis, condusse un esperimento lungo, dettagliato e ambizioso intitolato “L’auto-selezione delle diete da parte dei bambini piccoli”. Dei 15 bimbi di 6 mesi presi in considerazione, furono analizzati i comportamenti col cibo, il loro peso, le calorie introdotte e la loro crescita fu documentata per anni minuziosamente con migliaia di appunti. I cibi proposti furono 33: carne, pesce, frutta, verdura, cereali, legumi (più acqua e sale), tutti proposti al naturale ovvero non mischiati con altri cibi o condimenti. I pargoli venivano lasciati liberi di toccare, maneggiare, assaggiare ogni cosa senza interferenza da parte degli adulti. Il risultato fu sorprendente per un’epoca in cui le dosi e la tipologia di cibo raccomandate alle madri dai pediatri erano da seguire alla lettera come fossero medicine. Le conclusioni della Davis, nemmeno a dirlo, furono positive: ogni bambino si era autoregolato crescendo in maniera consona e armonica senza alcun problema di salute. Veniva effettuato un autosvezzamento.

Peccato che negli anni quello studio e quelle conclusioni illuminanti siano state del tutto oscurate da teorie opposte che ci hanno inculcato dubbi e paure su quello che sia più giusto dare ai bambini in fase di svezzamento. Ebbene l’autosvezzamento, tanto di moda oggi, non fa che recuperare e riproporre questa modalità naturale di approcciare i nostri piccoli al cibo senza il bisogno di avere tabelle rigide da seguire, ma rispettando il bambino nelle sue scelte e nel suo percorso di crescita.

Cosa si intende per svezzamento

Tecnicamente lo svezzamento è il processo di sostituzione dell’alimentazione esclusiva a base di latte, tipica dei primi mesi di vita, con quella caratterizzata dall’assunzione di altri liquidi e solidi. In sostanza è quella fase delicata dai sei mesi in su che consente al neonato di scoprire cibi con nuovi sapori e nuove consistenze per un corretto apporto di vitamine, proteine e sali minerali e per una crescita ottimale.

Chi opta per lo svezzamento classico, seguito dal pediatra di fiducia, di solito inizia ad introdurre la frutta grattugiata (mela o pera) tra il 4 il 5 mese di vita, per poi passare dal sesto mese in poi ad introdurre brodo vegetale e gradatamente i cibi classici (verdure leggere come carota e zucchina, legumi decorticati, carni bianche e pesce magro come merluzzo o platessa rigorosamente frullato) seguendo un rigido schema e le giuste dosi consigliate dalle tabelle. Questa introduzione graduale secondo alcuni esperti abitua più facilmente il bambino ai nuovi gusti e soprattutto scongiura rischi di intolleranze o allergie.

Infatti nello svezzamento classico l’uovo intero, la frutta secca, il miele, le fragole e altri alimenti potenzialmente “pericolosi” vengono introdotti dopo i 12 mesi. Quanti invece preferiscono l’autosvezzamento sono di teoria opposta: niente introduzioni graduali, schemi e rigidi orari. Il bambino mangia a tavola con i genitori (ovviamente sul seggiolone) e può liberamente prendere (anche con le mani) tutto ciò che desidera: via libera a verdura e frutta al naturale magari tagliata a bastoncini. Proibiti i cibi tondi come noccioline, chicchi d’uva o pietanze tagliate a rondelle che per la loro forma potrebbero ostruire le vie respiratorie del bambino.

Pro e contro dell’autosvezzamento

Quando i genitori possono essere certi che il proprio figlio sia pronto per lo svezzamento? Oltre all’età anagrafica del pargolo vanno considerati 3 elementi: il bambino è in grado di stare seduto da solo; mostra interesse verso il cibo; ha raddoppiato il peso dalla nascita.

Il primo vantaggio dell’autosvezzamento è la comodità di non dover preparare cibi a parte per il pargolo. L’autosvezzamento mette al centro proprio il nostro bambino con le sue esigenze e le sue prime scoperte nel campo alimentare, lo invita a stare seduto a tavola con la famiglia e assaggiare finché ne ha voglia tutti i cibi proposti. Risulta poi molto comodo anche se si va fuori al ristorante in quanto non ci si deve organizzare con contenitori termici. Al bambino saranno proposte pietanze ovviamente spezzettate per facilitarne la masticazione.

Sì alle spezie contrariamente a quanto si pensa nello svezzamento classico. Vi sono ad esempio i bambini indiani che sin da subito possono provare spezie saporite come peperoncino, pepe, cumino o paprika. Ovviamente una regola fondamentale nell’autosvezzamento è che tutti i componenti della famiglia si impegnino a mangiare in modo più salutare limitando zuccheri semplici, sale e alcolici, fritture industriali, pietanze preconfezionate, bibite gassate. I cibi invece col semaforo verde con cui iniziare l’autosvezzamento sono la pasta al pomodoro, i legumi fonte di proteine vegetali, il pesce al forno, la polpa della coscia di pollo, i burger vegetali.

Assaggiando sapori e cibi semplici home made il bambino imparerà a distinguere l’amaro, il dolce e così via arricchendo ogni giorno di più la sua dieta. Questo da grande gli consentirà di apprezzare un’alimentazione sana e variegata.

Sette regole per l’autosvezzamento

Il sito “Un pediatra per amico” ci fornisce consigli preziosi in materia di autosvezzamento. Ecco un semplice elenco contenente le sette regole da seguire per far sì che i bimbi si approccino naturalmente e progressivamente alla cosiddetta alimentazione integrata a richiesta:

  • il bambino deve essere sempre tenuto a tavola con i genitori durante i pasti;
  • come raccomandato dall’OMS è indispensabile alimentare il piccolo con solo latte fino al sesto mese di vita;
  • captare i segnali di fame del bambino quando ad esempio con le manine si allunga curioso verso il cibo;
  • soddisfare qualsiasi sua richiesta, a meno che non si tratti di cibo sconveniente o pericoloso (vedi chicchi di uva o nocciole);
  • interrompere gli assaggi se il bambino si sente sazio;
  • non cambiare ritmi e durata dei pasti dei genitori;
  • l’allattamento materno deve proseguire a richiesta.

Dubbi dei genitori

Facendo qualche ricerca in rete ci siamo resi conto che sono due le domande che attanagliano maggiormente i genitori che vogliono approcciarsi all’autosvezzamento. Primo su tutti il pericolo di soffocamento con il cibo solido. La risposta è no. Studi recenti dimostrano che il rischio di soffocamento è paragonabile a quello presente nello svezzamento tradizionale. Fondamentale è la presenza e la massima attenzione da parte degli adulti. Anche un corso di disostruzione pediatrica è raccomandato per entrambi i casi di svezzamento.

Sul sito del Ministero della Salute vi sono le linee guida da seguire per un pasto sicuro nei primi anni di vita dei nostri figli. Altro dilemma la capacità di autoregolarsi dei bambini. Alimentarsi, per un bambino, è un atto naturale. I genitori dovranno avere un atteggiamento responsivo, che consiste nel captare i segnali di fame e sazietà e rispondere in modo coerente. Il cibo consolatorio e/o imposto è deleterio ovviamente.

Due libri da leggere sull’autosvezzamento

Per saperne di più su un tema che spesso genera ansia e nervosismo nei genitori vi consigliamo due libri interessanti. Uno in italiano e l’altro, ahimè, in inglese (fuori stampa l’edizione in lingua italiana). Il primo è “Io mi svezzo da solo! Dialoghi sullo svezzamento” del pediatra Lucio Piermarini, che propone di inserire sin da subito le abitudini familiari nella routine del bambino, comprese quelle dell’educazione a tavola.

Con ironia l’autore ci spiega che è il bambino ad essere al centro del sistema, non i genitori o il pediatra. Come nell’allattamento al seno, è lui che guida i genitori, e ciò significa: niente più conflitti durante i pasti; migliore alimentazione; risparmio di tempo e denaro; scomparsa dei disturbi alimentari. Importante sottolineare che Piermarini è a favore all’uso da subito delle posate, contrariamente a quanto esposto nel libro “Baby-led Weaning” di Gill Rapley e Tracey Murkett. La coppia Rapley-Murkett si contrappone al britannico “spoonfeeding”, cioè imboccare i bambini con cibi ridotti in purea. Le due propongono l’utilizzo esclusivo delle mani che lasciano il bambino libero di esplorare le pietanze.



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