Come abituare il bambino a stare nel passeggino anche se non vuole
Consigli per mamme

Come abituare il bambino a stare nel passeggino anche se non vuole

Spaesati, ribelli o capricciosi: spesso i bimbi ingaggiano vere e proprie battaglie con i genitori in quanto rifiutano di essere portati in giro con il passeggino. E così per strada ci si trova ad affrontare pianti isterici e inconsolabili. Vediamo qualche trucchetto utile a mamme e papà per riportare il sereno.

Spesso mi sono imbattuta in forum di mamme disperate che non riuscivano a far stare i propri bimbi seduti nei passeggini e quindi si rivolgevano alla rete in cerca di consigli. Io stessa quando il mio bimbo aveva un anno non riuscivo proprio a farlo stare seduto nel passeggino, conoscendolo poi ho notato la sua attrazione per le mie chiavi e gliele facevo tenere per un po’ come fossero un tesoro da custodire. Di solito i bimbi imparano una tecnica che manda in crisi le mamme: irrigidiscono le gambe e contorcono il corpo, piangendo a fontana. Le mamme straziate cercano aiuto presso amiche e parenti oppure online.

Vediamo quindi i trucchetti da poter mettere in pratica per far sì che le uscite nel passeggino non si trasformino in una pratica stressante per madri e infanti. Una nota a parte meritano le motivazioni di questo gesto di ribellione (o visto come tale dai genitori). Prima di tutto è un passaggio molto comune ed è dettato dal fatto che dopo l’anno di età il bambino inizia ad essere curioso e interessato a scoprire il mondo circostante sulle sue gambe ancora incerte. Ovviamente portarlo per mano non sempre è possibile date le lunghe distanze, specie nelle grandi città, o la postura innaturale dei genitori costretti poi ad affrontare un bel mal di schiena invalidante.

Le distrazioni nel passeggino

Come per ogni fase della crescita il segreto è armarsi di tanta pazienza e “distrarre” il pargolo col dialogo amorevole e le canzoncine, col cibo (non esageriamo però, un tarallo o un cracker saranno più che sufficienti) e dulcis in fundo con un giochino magari dotato di suoni che attiri piacevolmente la sua attenzione mentre chiudiamo le cinghie di sicurezza del passeggino.

Gli esperti spiegano che non si tratta di ribellione, piuttosto di una presa di posizione dei bambini che si sentono costretti in un ambiente limitato mentre vorrebbero vagare per esplorare il mondo con i suoi mille stimoli oppure ancora un bisogno di contatto con i genitori che desiderano li tengano sempre stretti tra le braccia in cui si sentono coccolati, protetti, rassicurati.  

Le tre mosse vincenti

Si sa, quando i bimbi intorno all’anno iniziano a camminare, anche se ancora incerti, vogliono sperimentare e conoscere il mondo in libertà senza i vincoli di mamma e papà. Non vogliono stare nel passeggino e neppure dare la mano ai genitori. Questo ovviamente genera ansia e più tardi ingaggia vere e proprie battaglie per strada. Le uscite si trasformano in un momento drammatico tra bimbi in lacrime e genitori furiosi. Vediamo le tre mosse strategiche da mettere in atto per evitare il conflitto.

–         Inizialmente non imponiamo al nostro bambino di stare nel passeggino, facciamolo bighellonare un po’ lasciando che si guardi intorno. Osservi cose per lui piacevoli, quando poi subentra la stanchezza o il momento in cui volete metterlo nel passeggino create una continuità tra passeggiata e passeggino senza un brusco trauma. Parlategli dolcemente raccontando una storia che a lui piace, cantate la sua canzoncina preferita. Fatelo vivere come un passaggio dolce e naturale in cui le coccole e gli abbracci non mancheranno anche se è collocato in una posizione diversa.

–         Se non saprete resistere a lacrime e urletti sarete “persi”. Se al primo capriccio la darete vinta al pargolo lui vi avrà in pugno perché capirà che tattica mettere in atto per ottenere quello che desidera. “Piango e subito mi prende in braccio e bye bye passeggino”. Quindi resistete con fermezza.

–         L’interazione e il dialogo tra genitori e bambini è fondamentale sempre, anche quando “si viaggia nel passeggino”. Il bambino deve avere chiara la sensazione di sentirsi ascoltato, coccolato e amato anche quando è seduto nel passeggino. Chi usa il passeggino come un parcheggio e dimentica per così dire di interagire col pargolo gli comunica un segnale di spiacevole disinteresse. Il bambino deve associare l’idea di andare nel passeggino con una pratica piacevole fatta di sguardi, carezze, sorrisi di mamma e papa, canzoncine cantate insieme. Penserà che in fondo non è male conoscere il mondo in una collocazione comoda e confortevole.

Un libro che vi consigliamo

Coloro che al di là dei consigli desiderano un maggiore approfondimento possono acquistare il testo del famoso pediatra americano T. Berry Brazelton “Il bambino da 0 a 3 anni. Guida allo sviluppo fisico, emotivo e comportamentale del bambino” (BUR Biblioteca Univ. Rizzoli – edizione 2017). Docente di Harvard e consulente di Obama è divenuto famoso in tutto il pianeta per il suo approccio innovativo al rapporto genitori-figli. Alla base di questo approccio c’è l’osservazione attenta e l’istintivo di fidarsi della propria prole. Tra le sue citazioni più famose vogliamo ricordare questa: “Compito dei genitori è di non paragonare le caratteristiche del proprio neonato a quelle di qualche altro bambino, ma di osservare, di ascoltare e di assecondare lo stile di vita particolare del proprio figlio”.

Per lui vi era una lista di bisogni irrinunciabili dei bambini piccoli. Sviluppare costanti relazioni di accudimento, ricevere protezione fisica, fare esperienze che tengano conto della propria specificità. Essere stimolati e accettati in modo adeguato al proprio grado di sviluppo, sperimentare limiti chiari dati dagli adulti, poter vivere con dei riferimenti stabili. La guida ha una lettura scorrevole e adatta a tutti. Affronta problemi pratici legati allo sviluppo, dalle malattie all’alimentazione, dalla rivalità tra fratelli ai capricci; il ruolo delle persone più importanti nella vita del bambino (i genitori, i nonni, gli amici). Insomma in un’epoca in cui si tende a delegare a vari esperti il controllo e la regolazione della vita. Con il bambino (poppate, gestione del sonno e dei capricci, pannolino e così via) Brazelton ci insegna che infondo ogni genitore “sa” e può fidarsi e affidarsi al suo istinto.



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