Cutting

Cutting: tutto ciò che si deve sapere

Il cutting è la pratica di autolesionismo diffusa principalmente tra gli adolescenti. Scopriamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Il termine cutting sta a indicare la pratica di autolesionismo, che si sta diffondendo a macchia d’olio tra i giovani adolescenti italiani.

Si tratta di vere e proprie ferite inferte sul proprio corpo con delle lamette o coltelli, con l’obiettivo di alleviare un malessere interiore e cercare, così, sollievo dal dolore dell’anima.

Cos’è il cutting?

La pratica autolesionista secondo l’Osservatorio Nazionale Adolescenza, è diffusissima e, soprattutto, si manifesta in età precoce. Infatti, secondo alcuni studi i giovani che iniziano ad approcciarsi al cutting hanno solo 11 anni e sono per lo più donne.

Inoltre, sempre secondo dati scientifici ben l’11% degli adolescenti è consapevole di farsi del male; quindi, i ragazzi che praticano l’autolesionismo lo fanno intenzionalmente e nella maggior parte dei casi di nascosto dai genitori, che spesso non si rendono conto del dolore dei propri figli.

Quest’ultimi, infatti, tendono a non sfogarsi con i famigliari di eventuali problemi e preoccupazioni; anzi, nascondono il loro malessere, sfogandosi sul corpo. In più, mascherano le ferite inferte tramite l’abbigliamento fatto di pantaloni lunghi e maglioni, che devono coprire tutte le braccia e le gambe.

Perché si arriva al cutting?

Il cutting provoca dipendenza e si tramuta in una vera e propria ossessione rispetto al dolore fisico; per tale motivo, chi pratica autolesionismo lo fa frequentemente, quasi quotidianamente.

Perché si arriva al cutting? I motivi possono essere diversi e molteplici, ma più del 50% degli adolescenti che praticano cutting sono state vittime di bullismo a scuola, oppure, di cyberbullismo.

Quest’ultimo va di pari passo con il cutting; infatti, la pratica autolesionista spesso ha radici nel web, che siano chat private oppure i social (Facebook; YouTube o Instagram etc…)

Questi ragazzi sono soli, asociali, e tendono a rifiutare le relazioni vere, preferendo i legami virtuali, che possono risultare “malati” perché spingono e incitano l’adolescente a farsi del male.

Tali comportamenti malsani possono addirittura portare alla morte; quindi, secondo gli psicologi un modo per aiutare le vittime di autolesionismo è parlare con loro, senza giudicarli ed evitando scenate e litigi che peggiorerebbero la situazione.



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