Perché il Mar Rosso si chiama così

Perché il Mar Rosso si chiama così

Il nome del Mar Rosso deriva da un particolare tipo di alga che provoca il fenomeno delle ‘maree rosse’. Ma esiste anche una spiegazione religiosa.

Questo mare si trova tra l’Africa e il Medio Oriente ed è un posto magnifico dove trascorrere le vacanze.

Il Mar Rosso

Oggi è una delle mete turistiche più apprezzate al mondo: il Mar Rosso ha una superficie di 43.000 chilometri quadrati e, da un punto di vista fisico, si considera un golfo dell’Oceano Indiano. Si trova tra l’Africa e il Medio Oriente e bagna Egitto, Arabia Saudita, Israele, Giordania, Eritrea, Gibuti, Yemen e Sudan. Ha un’alta concentrazione di sale, pari al 42%. Ma questa destinazione è celebre soprattutto per la fauna che popola i fondali marini: estremamente diversificata e, per quanto riguarda i coralli e i pesci, il Mar Rosso è il più ricco di tutto l’Oceano Indiano. Le sue acque di un azzurro cristallino, che permettono di osservare certi pesci anche a occhio nudo, e le sue spiagge dorate attirano ogni anno milioni di turisti.

Mar Rosso: perché si chiama così? La spiegazione scientifica

Ci sono due spiegazioni dietro al nome del Mar Rosso, una scientifica e una religiosa. Partiamo dalla prima. Il Mar Rosso era conosciuto già nell’Antica Grecia con il nome di ‘Erythra Thalassa’, con riferimento al sangue e al suo colore rosso. I latini chiamavo questo mare ‘Mare Rubrum’. Le acque di questo mare non sono sempre rosse ed è probabile che questo nome derivi dalla pigmentazione di una speciale alga maculata che, nel pieno del suo sviluppo, assume una colorazione tendente al marrone. Durante questo fenomeno, le acque del mare si tingono di un rosso molto acceso. Questo fenomeno, detto delle Maree Rosse, non capita solo in questa parte di mondo: accade spesso che le acque diventino rosse a causa della presenza di queste particolari alghe, in cui si rileva un’alta concentrazione di clorofilla e carotene.

Mar Rosso: le responsabilità dell’uomo

Come si può immaginare, le fioriture delle alghe sono nocive per l’ecosistema. Alcune varietà provocano un’importante moria di organismi marini perché consumano tutto l’ossigeno a disposizione. Inoltre, liberano nell’acqua tossine che paralizzano e uccidono i pesci e che inquinano gravemente la catena alimentare. L’uomo ha delle colpe per quanto riguarda la nascita di questo fenomeno. Spesso sono proprio i rifiuti di fabbriche e industrie riversati in mare a generare le maree rosse: gli scarti prodotti dall’uomo, infatti, hanno un alto valore nutritivo e favoriscono la rapida proliferazione di queste alghe rosse. Altri fattori che influiscono sulla loro comparsa sono le condizioni climatiche, come le piogge forti.

L’errore di traduzione

Accanto all’origine scientifica, ne esiste un’altra di natura etimologica e religiosa. Il Mar Rosso compare anche nell’Antico Testamento, nel libro dell’Esodo. Qui si narra che Dio aprì le porte di questo mare per consentire agli ebrei in fuga, guidati da Mosè, di attraversarlo. In questo racconto, la massa d’acqua viene chiamata ‘yam suph’, espressione ebraica che si traduce come ‘mare delle canne’ e, in inglese, come ‘sea of reeds’. Tuttavia, ci fu un errore di traduzione in cui ‘reeds’ (canne) divenne semplicemente ‘red’, cioè ‘rosso’.

Il Mar Rosso nella Divina Commedia

Anche il sommo poeta Dante Alighieri, nella sua opera più importante, la Divina Commedia, parla del Mar Rosso. Questo significa che anche il padre della lingua italiana era al corrente, già nel ‘300, di questa peculiarità cromatica. Nel canto XXIV dell’Inferno, trovandosi nella bolgia dei ladri insieme alla sua guida, Virgilio, Dante usa proprio l’espressione ‘Mar Rosso’ per comunicare che serpenti più orribili di quelli che stavano vedendo in quel momento non si erano mai visti nemmeno in Africa. Nel canto VI del Paradiso, invece, lo chiama ‘lito rubro’, in riferimento alle eroiche gesta di Ottaviano e all’importanza dell’aquila come simbolo del nascente impero romano.

Le mete turistiche sul Mar Rosso

Da anni, il Mar Rosso è diventata una meta turistica per milioni di visitatori. Le destinazioni più famose sono Sharm El Sheik, Hurgada e Marsa Alam. Sharm è nella parte meridionale dell’Egitto e, grazie alla sua posizione, è stata definita la ‘perla’ del Mar Rosso. Molti turisti la scelgono per una vacanza di relax, senza però rinunciare alle attività: qui potrete praticare lo snorkelling e il windsurf e fare le immersioni. Hurgada è la diretta concorrente di Sharm nelle preferenze degli italiani. Anche questa meta è presa d’assalto dai turisti. Hurgada piace soprattutto a chi ama le immersioni. A Marsa Alam il turismo di massa è un fenomeno piuttosto recente. Dato il basso numero di subacquei, la barriera corallina del luogo è ancora abbastanza incontaminata. Qui c’è la possibilità di avvistare il dugongo, un mammifero marino raro. Questa località è consigliata a chi ama stare a contatto con una natura selvaggia.

Le mete meno conosciute

Oltre alle destinazioni citate, apprezzate dal turismo di massa, esistono alcune destinazioni sul Mar Rosso ancora poco conosciute. A sud di Marsa Alam c’è una zona ancora incontaminata: è il Parco nazionale di Wadi el Gemal, la Valle dei cammelli. Si estende per 120 chilometri di costa ed è costituito da due terzi di terra e un terzo di mare. qui si trova la barriera corallina più intatta di tutto il Mar Rosso, un vero e proprio paradiso per le immersioni subacquee. Potrete osservare migliaia di pesci e coralli colorati, delfini, quali e dugonghi: il parco ospita un centinaio di specie marine. Al largo di questa porzione di mare ci sono anche delle isole, le Hamata Islands, di sabbia bianchissima. Proprio per questo sono chiamate anche le ‘Maldive egiziane’. Per visitarle potete fare un’escursione in barca. Infine, il deserto: nel Parco nazionale di Wadi el Gemal il deserto è roccioso, con colline, montagne e percorsi per fare trekking. Sono moltissime le attività che riserva questo luogo apparentemente disabitato.



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