Transcendence, la recensione del film

Il progresso scientifico sta facendo passi da giganti. Dove ci porterà tutto questo? E cosa succede se per amore si dimenticano i rischi?

TRANSCENDENCE

Il camaleontico Johnny Depp, dopo aver interpretato l’indiano Tonto in The Lone Ranger, torna dal 17 aprile al cinema con una pellicola thriller-fantascientifica sull’intelligenza artificiale: Transcendence. Depp interpreta un famoso ricercatore, Will Caster, che insieme alla moglie Evelyn (Rebecca Hall) e all’amico Max Waters (Paul Bettany) sta cercando di creare una macchina in grado di avere coscienza di se stessa e di combinare l’intelligenza tecnologica con le emozioni umane. Per questi tentativi Caster cade del mirino di un gruppo di terroristi anti-tecnologia (Rift) che lo uccidono pensando di fermare così gli esperimenti sull’intelligenza artificiale. In realtà peggiorano la situazione: Evelyn farà di tutto per avere anche solo una versione virtuale del marito non pensando alle conseguenze…

TRANSCENDENCE
Trascendence rappresenta l’esordio alla regia di Wally Pfister, premio Oscar per la fotografia di Inception e direttore della fotografia di pellicole spettacolari, da The Italian Job a Il cavaliere oscuro. Pfister si è subito innamorato della scenografia scritta da Jack Paglen e ha incontrato vari professori e ricercatori di neuroscienze e ingegneria elettrica per approfondire l’argomento che è meno fantascientifico di quanto si creda. L’obiettivo del regista è quindi quello di far nascere un dibattito, attraverso Transcendence, su temi già molto dibattuti nelle università e negli istituti di ricerca ma che presto (sembra) coinvolgeranno anche la nostra quotidianità. Per questo l’anteprima nazionale italiana è stata introdotta da Michele Casucci, ambasciatore italiano della Singularity University, realtà che studia i cambiamenti radicali apportati dalla tecnologia e dal progresso scientifico e cerca di coglierne le opportunità e i rischi.

Scienza, amore, amicizia, ricerca si intrecciano nella trama del film, proiettando gli spettatori in una storia emozionante, a tratti poetica, grazie all’abilità del regista (che dimostra di aver fatto tesoro delle sue esperienze a fianco di Christopher Nolan nelle pellicole su Batman) e dei suoi interpreti (c’è anche il premio Oscar Morgan Freeman con cui Pfister aveva già lavorato in passato).


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