Cerveteri e gli Etruschi in mostra a Roma

Fino al 20 luglio a Roma, la Mostra "Gli Etruschi ed il Mediterraneo, la città di Cerveteri": uno sguardo privilegiato su una delle più affascinanti civiltà antiche dell'Italia

"Il Sarcofago degli Sposi", Museo del Louvre, Parigi

Se si guarda giustamente con orgoglio alla civiltà “europea” che nei secoli si è costruita e nella quale viviamo, pur con tutti i suoi limiti e le sue storture, non si può non riconoscere il ruolo fondamentale nella sua formazione che ha avuto la grande epopea di Roma, la sua storia imperiale, il suo popolo e la sua dinamicità culturale e civile. E ciò è senza dubbio un vanto enorme per l’Italia. Ma è forse meno noto che, a sua volta, quella romana fu plasmata profondamente da una grande e fiorente civiltà precedente, quella degli Etruschi. Un popolo radicato nel cuore dell’Italia, fra la Toscana e l’Umbria, fino a giungere nell’attuale Lazio le rive del Tevere in quella regione che proprio i Romani presero a chiamare Etruria. Un popolo affascinante, tutto da scoprire. Ecco perché la mostra “Gli Etruschi ed il Mediterraneo, la città di Cerveteri”, inaugurata a Roma il 15 aprile ed aperta fino al 20 luglio presso il Palazzo delle Esposizioni in Via Nazionale 194, è una grande opportunità per capire le nostre radici e conoscere un pezzo della nostra storia ai più misconosciuto.

Etruschi

Cerveteri, la più prospera e popolata città dell’Etruria

Gli Etruschi – o Rasenna, come si autodefinivano nella loro lingua, termine che si può tradurre grossomodo con “tirreni” – erano un popolo dalla cultura profonda e dalla potenza economico-militare notevole che conobbe dal IX secolo a.C. fino all’assimilazione nell’Impero Romano, iniziata tradizionalmente con la conquista di Veio del 396  e conclusa anche culturalmente nel primo secolo, una grande fortuna. E fra la dozzina di città-stato che costituivano la spina dorsale del popolo etrusco, la famosa “dodecapoli”, Cerveteri – o Kaisraie in lingua etrusca e Caere, come la chiamavano i Romani – era una delle più importanti, anzi come scrive lo storico Dionigi di Alicarnasso “la più prospera e popolata delle città dell’Etruria“, simbolo stesso della parabola dell’intera civiltà.
Da qui la scelta di dedicare a Cerveteri, oltretutto a meno di 50 kilometri da Roma, il focus della mostra, ripercorrendo una traiettoria di dieci secoli e sfruttando le enormi ricchezze e la sterminata quantità di reperti che gli scavi archeologici dall’Ottocento in avanti hanno riportato alla luce, rivelando, dal fasto dei ricchi al quotidiano del popolo, i tratti di quella che fu una delle più importanti metropoli dell’antico Mediterraneo.

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La "tomba dei Capitelli", Necropoli della Banditaccia, Cerveteri

Una eccezionale collaborazione fra Italia e Francia

Una mostra di grande interesse, quindi, e di inestimabile valore artistico e storico, curata da un pool di studiosi che ha visto gli esperti italiani dell’Istituto del CNR per gli Studi sul Mediterraneo Antico e della Soprintendenza per i beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, collaborare con Françoise Gaultier e Laurent Haumesser del Museo del Louvre di Parigi che, dopo l’acquisto del 1861 della collezione “Campana” fatta di reperti in maggior parte provenienti da Cerveteri, possiede un inestimabile tesoro-testimonianza della cultura etrusca che non era mai uscito dalla Francia prima d’ora.
Nella mostra romana invece, i grandi tesori provenienti dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e da altri grandi musei europei – fra cui il Museo Gregoriano Etrusco del Vaticano ed il British Museum di Londra – sono completati da eccezionali reperti provenienti dal Louvre, come ad esempio il celebre “Sarcofago degli Sposi“, uno dei simboli principali dell’arte etrusca.

Appuntamento a Roma, quindi, fino al 20 luglio. La mostra è aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00 (fino alle 22.30 il venerdì e sabato); i biglietti sono acquistabili on-line: 12 euro il prezzo intero, 9,50 il ridotto con agevolazioni previste per giovani, scuole e gruppi.

Photo Credit: Almare


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