Olimpiadi di Sochi: gli atleti ucraini tornano a casa

Le notizie dall'Ucraina ed il dissenso con il loro presidente hanno portato ad alcune clamorose defezioni nel team olimpico dell'Ucraina

Bogdana Matsotska
Bogdana Matsotska durante il gigante

In una giornata che vive sportivamente dell’attesa per la prova di Carolina Kostner prevista per questa sera 20 febbraio e di gare che per noi italiani rivestono un interesse minore come le finali dei tornei di curling e di hockey femminile, il villaggio olimpico è soprattutto colpito dalle notizie che arrivano da Kiev, distante oltre mille chilometri da Sochi, ma così vicina dal punto di vista storico e politico.

È notizia delle ultime ore che alcuni atleti della nazionale ucraina, in questo momento sconvolto da scontri e tumulti di piazza che fanno temere il peggio, hanno deciso di lasciare le Olimpiadi come forma di protesta nei confronti dell’operato del presidente Viktor Janukovich. Ieri due atlete dello sci di fondo, Marina Lisogor e Ekaterina Serdyuk, si erano ritirate per protesta dalla gara sprint a tecnica classica in reazione al divieto da parte del CIO di indossare il lutto al braccio per onorare le vittime degli scontri. Oggi la notizia dell’abbandono dei giochi, commentato “con rispetto” dal capo-delegazione e presidente del CIO ucraino Sergej Bubka, ex-grande campione dell’atletica leggera. Ad inaugurare le defezioni è stata la sciatrice Bogdana Matsotska che avrebbe dovuto partecipare allo slalom speciale di domani e che ha annunciato su Facebook: “Mi rifiuto di gareggiare ancora”.
Sono 43 gli atleti del Paese ex-sovietico presenti a Sochi: ieri avevano organizzato una commemorazione delle vittime della piazza di Kiev con un minuto di silenzio nel quartier generale del Villaggio Olimpico.


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