Nasce advisato.it, la prima community per lo shopping online

UnaDONNA.it ha incontrato Silvia Rezzonico, founder del sito dedicato agli amanti dello shopping che riserva sconti e speciali offerte ai suoi utenti

Silvia Rezzonico
Silvia Rezzonico

advisato, la community degli e-shoppers

Nel 2013 in Italia si contavano circa 12 milioni di e-shoppers, ognuno dei quali effettuava online una spesa media annua di 440 euro circa. Nel 2014 la spesa annua è cresciuta del 19% arrivando attorno ai 520 euro per ogni e-shopper. Questo quanto stimato da uno studio inglese del Center for Retail Research.
Sarà per il comfort e la comodità d’acquisto, sarà per la possibilità di comparare facilmente i prezzi, fatto sta che gli acquisti online sono diventati per tanti una vera passione, per molti il sistema per risparmiare su tutti i generi merceologici disponibili sul web.
È in questo panorama che si inserisce una giovane startup nata dall’idea di tre ragazzi, Luca, Sergio e Silvia, che insieme hanno creato la prima community italiana dedicata agli amanti dello shopping online, advisato.it.
Con oltre 400 negozi tra abbigliamento, libri, musica, elettronica, arredamento e viaggi, advisato.it mette a disposizione dei suoi utenti dei codici sconto e delle offerte esclusive per effettuare acquisti in maniera intelligente, confrontando prezzi e consultando le esperienze di acquisto degli altri utenti. Sul sito di advisato, infatti, è previsto uno spazio interamente dedicato agli utenti dove lasciare le proprie recensioni e opinioni sull’e-commerce. Una vera piattaforma di condivisione e partecipazione che si candida a diventare una guida efficace e pratica per lo shopping online.

Un occhio femminile sullo shopping e sul mondo del lavoro

Silvia Rezzonico è la più giovane del team di advisato: 27 anni e idee molto chiare su cosa significa impegnarsi in un progetto simile. “Lanciare una startup può spaventare, perché implica una serie di responsabilità aggiuntive rispetto ad un lavoro da dipendente, e queste responsabilità devono essere necessariamente affrontate per assicurarsi che la startup non fallisca prima di partire”. Soprattutto essere tra i founder di una startup richiede un surplus di energie: “Significa mettersi in gioco, rinunciando al lavoro 9-18 che tante donne cercano in relazione alla prospettiva di farsi una famiglia ed avere dei figli. Essere una startupper significa – di fatto – essere praticamente sempre reperibile, ma trovo che questo sia anche fonte di tanto orgoglio, perché quando le cose iniziano ad andare bene si è consapevoli di aver costruito con le proprie mani qualcosa di grande”.
All’interno di un quadro simile, costruirsi il team giusto diventa fondamentale: “Stima, fiducia e rispetto reciproci sono i fattori su cui si deve fondare la squadra”, afferma Silvia. E in funzione della fase iniziale dell’attività, quando i fondi sono ancora scarsi, è indispensabile anche “cercare di coprire con le risorse interne le tante competenze necessarie”. Per questo un buon team è la chiave per far crescere il lavoro di tutti.
Advisato team
Il team di Advisato: Sergio, Luca e Silvia
Quanto agli orari, Silvia non si lascia intimorire: “In realtà anche nelle mie precedenti esperienze lavorative non ho mai avuto un lavoro che mi impegnasse solo dalle 9 alle 18, quindi il passaggio per me è stato quasi naturale, anzi, se possibile ora posso contare su una maggiore flessibilità in termini di orari e una migliore gestione del mio tempo”.
E proprio il duro mondo delle startup può aprire interessanti prospettive di lavoro per le donne che, si sa, hanno una naturale predisposizione all’essere multitasking e flessibili: “Trovo che il ruolo di founder permetta ad una donna di ritrovarsi a gestire situazioni di responsabilità interfacciandosi magari con interlocutori con i quali difficilmente potrebbe confrontarsi” – soprattutto tenendo conto che determinate posizioni all’interno delle aziende sono generalmente riservate agli uomini.
“Volendo estremizzare, direi quasi che dal punto di vista professionale forse l’unica differenza che trovo nella mia nuova vita professionale sta nel fatto che prima lavoravo come una matta per altri, adesso lo faccio per me e per il mio team”.


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