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Mannequin, la storia delle indossatrici in mostra a Parigi

Il corpo femminile al centro di un’esposizione non solo sull’evoluzione della moda, ma anche sulla percezione della donna

La storia del corpo femminile al servizio della moda, un’alleanza indissolubile, attraverso gli scatti dei nomi più prestigiosi della fotografia, sono i protagonisti dell’esposizione  Mannequin – le corps de la mode, in corso a Les Docks – Cité de la Mode et du Design di Parigi fino al 23 giugno.

In mostra alcune delle fotografie più curiose per le appassionate di moda: gli scatti, in bianco e nero, delle primissime modelle della storia risalgono a fine Ottocento, quando ancora le fotografie non uscivano a colori e le indossatrici non dovevano fare altro che essere dei mannequin, dei manichini viventi per mostrare alle clienti le elegantissime creazioni dei couturier all’interno delle loro sartorie.

La rivoluzione di Coco Chanel

E, ancora una volta, è con Coco Chanel negli anni Venti che le cose cambiano, e le semplici indossatrici si trasformano in novelle it-girls, bellissime ragazze da ammirare e invidiare. L’operazione aveva ovviamente chiari scopi commerciali, e Madame Chanel anche in questo caso ha saputo essere lungimirante, tanto da portare all’aumento delle vendite della maison.


Ma il merito come si sa sta sempre nel mezzo e le prime modelle che conquistarono fama e notorietà negli anni Cinquanta, lo fecero grazie a fotografi di moda del calibro di Richard Avedon e Irving Penn.

Da manichini a Top Model

La successiva ascesa della figura del manichino vivente vede il suo apice negli anni ’80 e ’90, con il fenomeno delle Top model: Linda, Claudia, Naomi, Cindy, vere celebrities alla pari di attrici e donne dell’alta società, dai nomi iconici senza bisogno di specificarne il cognome, che si sono trasformate ben presto in modelli universali di bellezza.

In questi anni ci sono anche altri nomi che iniziano a lasciare il segno nel panorama internazionale, quelli dei fotografi Peter Lindbergh e Steven Meisel, proprio quelli che hanno consacrato il fenomeno delle ragazze da copertina.

L’esposizione si compone non solo di fotografie ma anche video e riviste d’epoca, suddivise in sei sezioni tematiche: La fabbrica del modello, Il corpo all’opera, La meccanica delle pose, Gli stati dei corpi, La scomparsa del corpo e Identità multiple. Tra gli scatti esposti spiccano quelli di Henry Clarke, Guy Bourdin, Helmut Newton, Corinne Day, Juergen Teller.



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