Lunchbox, il trailer: dal successo di Cannes alle sale italiane

Esce il 28 novembre l’opera prima del regista indiano Ritesh Batra: un film intenso e originale che ha vinto il Premio del Pubblico nell’ultimo Festival del Cinema di Cannes

Nimrat Kaur
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  • Il regista Ritesh Batra con Nawazuddin Siddiqui
  • Irrfan Khan
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  • Irrfan Khan e Nawazuddin Siddiqui
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  • Nimrat Kaur con Lillete Dubey
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  • Il regista Ritesh Batra con Irrfan Khan e Nawazuddin Siddiqui
Arriva nelle sale italiane il 28 novembre Lunchbox, una delle pellicole che più hanno impressionato e sorpreso nell’ultimo Festival di Cannes. Un film che suscita curiosità per diversi motivi: proviene da un circuito produttivo non certo al centro dell’attenzione come l’India, è un’opera prima di un giovane regista indiano, Ritesh Batra, e ha vinto nel corso della popolare rassegna francese dedicata al grande schermo il Premio speciale del Pubblico, che lo ha accolto con grande simpatia e ottimi riscontri. Un film diverso, che mette sì al centro un legame sentimentale, ma letto in maniera assolutamente nuova, attraverso un interessantissimo viaggio nella cultura e nella quotidianità dell’India e di una megalopoli come Bombai. Un film capace tuttavia di trasmettere sentimenti e stati d’animo universali e patrimonio di tutti, come il desiderio di felicità, la necessità del condividere, la sensazione del proprio limite e di quello degli altri e, perché no, la speranza di cambiare. Per questo Lunchbox ha colpito il pubblico di Cannes e promette di farlo anche con quello che si recherà nelle sale italiane.

L’incredibile tradizione della dabba

LUNCHBOX
In India esiste una curiosa eppure assolutamente radicata tradizione, trasformatasi con il tempo in un vero e proprio business. Si tratta del quotidiano intreccio dei “dabba”, che in lingua marathi significa gavetta – in inglese Lunchbox appunto – e dei dabbawallahs, ovvero dei trasportatori di “dabbas”. Ogni giorno quasi 200.000 pasti caldi, ciascuno contenuto nel rispettivo pacchetto e ciascuno preparato in casa nelle abitazioni delle periferie residenziali, sono consegnate negli uffici del centro città da parte di circa 5000 trasportatori che, una volta consumati i cibi, restituiscono le dabbas vuote alle casalinghe. Un vero e proprio meccanismo di ristorazione aziendale unico al mondo.

La trama di Lunchbox

 

Ebbene, fra le migliaia di casalinghe che preparano i lunchbox per i mariti impegnati al lavoro c’è anche Ila (Nimrat Kaur) che, appassionata di cucina e provetta cuoca, cerca di risvegliare il sonnecchiante rapporto con il marito attraverso i manicaretti sempre più ricercati che fa recapitare in ufficio da un dabbawallah. Saajan (Irrfan Khan) è un modesto impiegato dalla vita monotona e triste che sta per andare in pensione e si vede recapitare per errore tutti i giorni e inaspettatamente la dabba preparata da Ila per il marito. Nasce tra i due un rapporto epistolare assolutamente virtuale che piano piano scopre l’uno all’altro desideri, paure, solitudini e gioie, tratteggiati sullo sfondo di una metropoli che macina sogni e speranze con la sua vita frenetica, il suo caos organizzato e il suo quotidiano cui è difficile sfuggire. Il tutto diventerà ancora più stringente quando Saajan dovrà cominciare a formare il giovane Shakih (Nawazuddin Siddiqui), orfano abbandonato e cresciuto da solo, destinato a sostituirlo.

Un esperimento anche per gli indiani

Un film singolare e coraggioso, anche perché, come lo stesso autore Ritesh Batra sottolinea, si colloca in modo piuttosto diverso tra i consueti canoni del cinema indiano, legato specialmente a pellicole di genere e in particolare ai popolari musical di Bollywood (parola nata dall’acronimo di Bombay+Hollywood) cui il pubblico accorre in massa. Un film, quindi, il cui target è internazionale, fuori dai confini indiani e, proprio per questo, capace di parlare a tutte le latitudini. E in più con l’interessante caratteristica di far conosce una cultura così diversa dalla nostra dentro dalla quale si scopre che il cuore dell’uomo è, invece, così intimamente uguale. Per questo vale la pena di vederlo.


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