La maternità è un vero e costante allenamento al cambiamento. E proprio quando, dopo i primi mesi dal parto, sembra finalmente di aver trovato un equilibrio nel nuovo ruolo di madre, arriva il momento di affrontare un’altra sfida importante: il rientro al lavoro.
Difficoltà che si sommano per le donne: da quelle pratiche nel trovare la soluzione più adatta al proprio bambino tra nonni, asili-nido, baby sitter, a quelle tutte psicologiche legate al senso di colpa e al desiderio di riuscire a conciliare al meglio famiglia e lavoro.
Troppo spesso, inoltre, il contesto aziendale in cui reinserirsi non è il più favorevole: sono ancora molte le realtà lavorative in cui la maternità è vissuta come un momento critico per l’organizzazione. Ed è anche per questo che moltissime donne abbandonano il lavoro, dopo la nascita del primo o del secondo figlio.
«Noi non possiamo credere che sia nella natura delle cose che una donna debba scegliere tra la casa e il lavoro, quando invece un uomo può averli entrambi. Deve esserci una via di uscita e trovarla è il problema della nostra generazione.»
Questa frase è apparsa in un articolo del Weekly dello Smith College nel 1919.
Se ancora la consideriamo attuale, la sfida di quella e della nostra generazione non può dirsi vinta.
Il rapporto Istat del 2011 rileva che tra le neo – madri italiane che decidono di licenziarsi spontaneamente, il 67,1% dichiara di averlo fatto per problemi di conciliazione dei ruoli. Mentre negli altri Paesi occidentali l’occupazione delle mamme mostra una discesa nei primi anni di vita del bambino e un graduale ritorno al lavoro in seguito, in Italia il tasso d’occupazione delle donne continua a scendere al crescere dell’età dei figli.
Cosa deve ancora cambiare anche nel contesto sociale, perché per le donne sia più facile riuscire a tenere insieme gli impegni e le soddisfazioni di una vita piena e ricca, che includa famiglia e lavoro?
Eppure qualche segnale positivo si può trovare: iniziative nuove ed efficaci che agiscono nel rovesciare il punto di vista e rendere il rientro al lavoro dopo una gravidanza non solo supportato, ma anche arricchito grazie all’esperienza della maternità.
Il periodo di ‘assenza per maternità può essere più o meno lungo, ma di certo il rientro al lavoro è un momento delicato nell’organizzazione del tempo e delle priorità, mutate dalla nuova situazione familiare. Ricominciare formandosi: ecco lo spunto da cui nasce il “Welcome Back Training” che Whirlpool EMEA mette a disposizione delle dipendenti nell’ambito del progetto”Whirlpool per la famiglia“.
Si tratta di un’iniziativa che, oltre alla flessibilità oraria e agli asili convenzionati, prevede la partecipazione ad un corso di formazione che comprende una giornata in plenaria e 2 momenti di counseling individuale a distanza di 2 mesi (il consueling è un’attività professionale che mira ad orientare, sviluppare e sostenere le potenzialità del cliente promuovendone atteggiamenti propositivi attivi, stimolando le capacità di scelta e supportando il cliente in aspetti relativi alle relazioni interpersonali e alle decisioni in ambiti quali il lavoro, la scuola e la famiglia).
La giornata di formazione è divisa in 2:
I primi feedback delle dipendenti Whirlpool che partecipano al Welcome Back Training sono positivi, lo ritengono utile per fare meglio sia il lavoro in Whirlpool sia quello a casa come madre. Una delle partecipanti ne sottolinea l’importanza anche per rafforzare il rapporto con il suo team di lavoro, perché ha condiviso subito con i suoi collaboratori questa esperienza e quindi l’allineamento sulla base delle sue nuove esigenze.
I progetti per favorire le mamme che tornano al lavoro dopo la maternità sono dunque in aumento, con soluzioni originali e diverse per le professioniste, come Mom@work e il Co-working, ma anche con proposte che fanno delle capacità e competenze materne un modello di leadership.
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È il caso del nuovissimo percorso formativo MaaM: Maternity as a Master presentato in anteprima assoluta in Italia da Riccarda Zezza, amministratrice e fondatrice di Piano C e Andrea Vitullo di Inspire, esperto di leadership.
L’idea è quella di trasformare le competenze sviluppate con la maternità in vantaggio competitivo per le persone e per le aziende.
È infatti dimostrato da molte ricerche neurologiche che la maternità è accompagnata da crescita intellettiva, esplosione di energie, empatia, aumento delle capacità relazionali. Sono effetti permanenti che la natura scatena per la sopravvivenza della specie: l’essere umano che accudisce diventa così più forte, veloce e predisposto alla sopravvivenza… tutte competenze tipiche del leader!
Una manager-madre può quindi sfruttare le sue nuove competenze sviluppando un modello di leadership proprio, senza rifarsi a schemi solo maschili o ad approcci spesso mutuati dal mondo sportivo.
È questa la sfida di MaaM secondo Riccarda Zezza: dimostrare che se il mondo in crisi ha bisogno di nuovi modelli, si può andare a pescare nuovi comportamenti vincenti proprio dall’esperienza che fa “paura” alle aziende, l’esperienza più naturale del mondo: la maternità.
La prima conferenza sul tema, aperta a tutti, si tiene il 17 dicembre alle 18.00 a Milano: ripartiamo dalla leadership e dalla maternità.
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