Indivisibili è neorealismo e poesia, un film da Oscar sul dolore della separazione

Indivisibili di Edoardo De Angelis è un film che avrebbe probabilmente meritato, al pari di Fuocoammare, la candidatura all'Oscar 2017: la recensione di Indivisibili, dramma neorealista presentato a Venezia.

Recensione del film di Edoardo De Angelis, nelle sale dal 29 settembre.
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  • Indivisibili è neorealismo e poesia
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Due vite inseparabili, una famiglia che è una gabbia e un territorio ostile da cui scappare: la storia di Indivisibili, il nuovo film di Edoardo De Angelis, è un affresco straordinariamente realistico ma anche incredibilmente poetico. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia ed accolto tra gli applausi anche al Toronto Film Festival, il film è stato presentato in anteprima a Roma alla vigilia dell’uscita nelle sale il 29 settembre.

Una forma di neorealismo moderno che parte da presupposti quasi surreali: questo è Indivisibili, forte di una sceneggiatura di grande qualità, che ha trovato nello sguardo disincantato sul mondo di De Angelis la sua realizzazione toccante sullo schermo.

Interpretato dalle giovani esordienti Angela e Marianna Fontana, perfette nei ruoli di Dasy e Viola che si sono assegnate da sole già dal primo provino col regista, questo dramma a tinte forti ambientato a Castelvolturno è la storia di due gemelle siamesi diciottenni, cantanti neomelodiche in erba tra matrimoni e comunioni sul litorale Domizio. Bellissime ma anche anomale nella loro conformazione fisica (sono legate per il bacino), considerate un portafortuna dalla popolazione locale che le acclama come testimoni del miracolo della vita, sono anche un “fenomeno da baraccone” per citare le parole di Dasy, esposte al pubblico ludibrio al solo scopo di fare profitto.

Quando le due gemelle scoprono grazie a un medico di potersi dividere senza rischi, si innesca una ribellione a quelle costrizioni che hanno condizionato la loro vita: la volontà di fuggire allo sfruttamento di un padre padrone, di vivere una vita normale in cui ubriacarsi o fare l’amore senza che l’altra gemella ne sia partecipe, volare a Los Angeles o semplicemente poter decidere della propria vita in autonomia.

E si innesca anche il confronto drammatico tra le due sorelle: Viola apparentemente più debole di Dasy teme le conseguenze della divisione e non vuole perdere quella che considera la sua metà, ma si rivelerà la più forte delle due nella capacità di adattarsi alle difficoltà della vita. Sarà però Dasy a fare un gesto che può essere considerato al tempo stesso vigliacco e coraggioso, ma certamente risolutivo. Emozionante il loro viaggio verso una consapevolezza di sé stesse, accompagnato da una regia con un impeccabile gusto estetico e dalle straordinarie musiche di Enzo Avitabile.

L’essenza del film è tutta nelle parole del regista, che si conferma uno dei migliori cineasti italiani dopo Perez: «Questo è un film sulla separazione e sul dolore che comporta. Ho ragionato sull’idea che a volte, per crescere, bisogna farsi del male, rinunciare ad un pezzo di sé stessi. Ho cercato un’immagine che rappresentasse al meglio questo concetto e l’ho trovata: due gemelle siamesi appena maggiorenni che scoprono di potersi dividere. Due ragazze attaccate per il bacino che, guardate singolarmente, dovevano essere belle per permettermi di realizzare quell’equilibrio tra attrazione e repulsione che è la linea guida estetica di ogni inquadratura che compongo».

Tornato a girare nella sua terra, De Angelis ha reso il paesaggio degradato del litorale Domizio un terzo protagonista: «Quello è un posto che ha conosciuto un’enorme bellezza e poi una grande sofferenza, ma c’è sempre una betoniera da quelle parti, è il segno che si può sempre ricominciare», ha raccontato in conferenza stampa. La capacità di mettere a fuoco ogni singolo personaggio nelle sue debolezze e farlo interagire in modo perfettamente credibile con gli altri e con l’ambiente fa di questo film un delizioso esempio di neorealismo contemporaneo. Una storia di degrado, solitudine, ma anche ribellione in cui tutti potranno ritrovare un pezzo di sé. Un film che avrebbe probabilmente meritato, al pari di Fuocoammare, la candidatura all’Oscar 2017.

 


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