Imprenditoria femminile: una risorsa preziosa per lo sviluppo

Una ricerca di UnionCamere conferma la crescente importanza della componente femminile nel contesto economico e di sviluppo dell’Italia

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Che il genio femminile sia una risorsa preziosa in un ventaglio sterminato di campi non è certo argomento del quale le nostre lettrici devono essere convinte. E fra questi non va certo posto in secondo piano quello del lavoro, e in particolare quello dell’imprenditoria femminile dove le idee, la creatività, la tenacia e anche la competenza delle donne può rivelarsi una vera e propria carta vincente. A servizio e per il progresso di tutta la collettività. Ecco perché già nel 1999 è stato stipulato fra il Ministero per lo Sviluppo Economico e le Camere di Commercio il primo Protocollo di Intesa con lo scopo di riconoscere, incoraggiare e sostenere la presenza delle donne nel tessuto imprenditoriale ed economico italiano: un primo documento “ufficiale” che si è occupato di “formalizzare” l’importanza dell’imprenditoria femminile come fattore di progresso sociale e produttivo e a stabilire concrete e precise misure a suo sostegno. Fu proprio quel protocollo, recentemente rinnovato il 20 febbraio 2013, che ha istituito, presso ciascuna Camera di Commercio locale, i Comitati per l’Imprenditoria Femminile.

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Imprenditoria femminile e camere di commercio

La diffusione della cultura imprenditoriale fra le donne e la realizzazione di concreti interventi e progetti a servizio dell’imprenditorialità femminile: questo, in sintesi, l’obiettivo dei Comitati, enti operativi che hanno nelle loro fila imprenditrici, esperti del settore, associazioni di categoria e compagini sindacali. Diversi sono gli strumenti per essi disponibili: dalle indagini e analisi del contesto e del mercato alla attivazione diretta di progetti a sostegno della nascita di imprese “al femminile”, dalla raccolta e divulgazione delle opportunità esistenti anche se provenienti da enti ed organizzazioni diverse, alla promozione e suggerimento, attraverso le Camere di Commercio, sul supporto legislativo necessario e sugli interventi della Pubblica Amministrazione, fino al coinvolgimento di soggetti terzi interessati nei diversi progetti, anche a scopo formativo e divulgativo.

Ecco perché, il punto di riferimento per raccogliere le informazioni, trovare le opportunità e valutare bandi, progetti ed eventi esistenti sul tema su tutto il territorio nazionale, rimane proprio il sito dei Comitati imprenditoriafemminile.camcom.it, dove confluiscono tutte le informazioni sul tema, regione per regione, e dove quindi è possibile individuare quelle che possono essere le opportunità più interessanti nei singoli casi.

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Imprenditoria femminile: fondo perduto, finanza agevolata e detassazione

I risultati sembrano dare ragione alla strategia adottata con la costituzione dei comitati. Una recentissima analisi i cui dati sono stati pubblicati nello scorso mese di novembre, rilevano come fra le circa 6.000 nuove imprese aperte fra il settembre 2012 e il settembre 2013, ben il 63% vedono nella propria compagine sociale la presenza di donne, con un picco in tal senso nel comparto del turismo e dei servizi finanziari. Indubbiamente un bel successo e una bella testimonianza del contributo effettivo che “l’altra metà del cielo” può dare anche allo sviluppo economico.

I diversi progetti e bandi che si ritrovano nel sito, provengono da iniziative che utilizzano Fondi Europei oppure altri appositi stanziati da enti pubblici nazionali o locali. I tipi di iniziativa sono fondamentalmente tre:

1. i contributi a fondo perduto, ovvero senza obbligo di restituzione, che possono costituire tutto o una parte dell’iniziativa di sostegno;

2. il finanziamento agevolato che prevede prestiti a tassi estremamente vantaggiosi e con periodi di restituzione fino a dieci anni;

3. la detassazione, che comprende agevolazioni fiscali e bonus utilizzabili nella denuncia dei redditi.

La “definizione” di impresa al femminile varia da bando a bando, ma in genere comprende: le ditte individuali gestite da donne, le società cooperative o di persone costituite per almeno il 60% da donne, le società di capitali le cui quote di partecipazione siano per almeno 2/3 in possesso di donne, imprese, consorzi e associazioni le cui quote siano possedute per almeno il 70% da donne. Tali caratteristiche devono essere mantenute per almeno 5 anni.


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