I personaggi femminili più belli delle serie tv

Una foto gallery dei personaggi femminili delle serie tv da vedere, per non perdersi il meglio delle stagioni di maggior successo

The Big C
The Big C
  • The Big C
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  • The Big C, la terza stagione in DVD dal 7 maggio
  • Joan - Mad Man
  • Julianna Margulies, ovvero Alicia - The Good Wife
  • Lady Mary - Downton Abbey
  • Lady Mary - Downton Abbey
  • Mad Man
  • Mad Men
  • The Good Wife
Negli ultimi anni il piccolo schermo è diventato una fonte inesauribile di splendidi personaggi femminili. Protagoniste o non, le attrici femminili hanno valorizzato e dato colore a numerose serie tv e scaldato così i cuori di molti fan. Cathy Jamison, la protagonista di The big C, di cui è già disponibile in DVD dal 7 maggio la terza stagione, è uno dei personaggi più interessanti del momento, ma la lista è lunga e abbiamo deciso di scegliere per voi alcuni dei migliori volti femminili delle serie tv degli ultimi tempi. Ecco qui alcuni degli esempi più lampanti.

Cathy Jamison e “La grande C”

Una splendida Laura Linney interpreta, in The Big C, Cathy Jamison, un’insegnante e madre di famiglia che si vede diagnosticare il cancro (la grande “C” del titolo) alla vigilia dei suoi 43 anni. La donna però non si abbandona allo sconforto, ma inizia un nuovo corso, cercando di sfruttare al meglio il tempo che le rimane, riprendendo in mano la sua vita (noiosa e abitudinaria) e trasformandola in qualcosa di emozionante, per cui valga la pena vivere. Un personaggio forte, che reagisce positivamente al dolore imparando a convivere con la sua malattia e scoprendo, grazie ad essa, il valore della vita.
Cathy diventa così un tornando, che porta con sé tutto ciò che le sta intorno: oltre a migliorare se stessa, la donna riesce a portare il cambiamento anche a chi la circonda, a partire dal proprio figlio che trova nella madre una fonte di ispirazione e maturazione.

Lady Crawley e l’inizio di una nuova era

Mary Crawley con la sua algida eleganza inglese si erge quasi a simbolo della nobiltà britannica dei primi del ‘900. Dopo un’iniziale e fatuo tentativo di ribellione giovanile, abbraccia con arroganza e supponenza il suo ruolo di primogenita del Conte di Grantham, usando il vessillo della sua nobiltà come scudo da cui ripararsi dal mondo fuori Downton Abbey. A poco a poco, però, tutte queste spigolosità cominciano a dileguarsi in un sentimento che la confonde e la cambia: la guerra prima e l’amore poi, la trasformano completamente. Il rapporto onesto e sincero che la lega a Matthew inonda il suo corpo di un calore nuovo e vitale. Di conseguenza, la prematura scomparsa del marito non può che farla sprofondare in un sordo dolore, annullante, quasi paralizzante. Ed è proprio lottando contro questa cupa sofferenza, però, che Mary trova quella forza che la porta al cambiamento più importante. Attraverso gli occhi di Matthew aveva già cominciato a guardare il mondo mutare intorno a lei e imboccare una nuova era, una nuova fase storica in cui all’immobilità economica non può che corrispondere una decadenza. Quella Downton Abbey che suo figlio George ha ereditato di diritto non può più prescindere dalla produttività, ma è soprattutto il suo essere “donna” che non è più un ostacolo per gestire la questione direttamente. Uscire dai comodi salotti e “sporcarsi le mani”, prendendosi cura della tenuta di persona, le permette di ricucire un filo invisibile con Matthew, con le sue idee, con quell’entusiasmo nel progresso di cui si era innamorata. Mary, lentamente, ma risolutamente, un passo dopo l’altro, riesce a schiarire quel nero colore che offuscava il suo cuore, finendo per ritrovare, nascosto tra mille lacrime, l’eco di quell’amore che l’ha resa felice. Lady Crawley è riuscita ad andare al di là della rabbia e oltre la sofferenza, concentrandosi non sulla bellezza di ciò che sarebbe potuto accadere, ma imparando a gioire di ciò che ha vissuto, custodendone il ricordo e inebriandosi di quell’energia.

Mad Men…or Women?

La serie capolavoro di Matthew Weiner, che mette al centro della narrazione un gruppo di pubblicitari degli anni ’60, offre al contempo uno splendido ventaglio di personaggi femminili.
La più classica è sicuramente Betty, rappresentante della donna anni ’60 ancora legata alla ricerca di quella stabilità che solo un marito con una buona posizione lavorativa può darle, ma che tuttavia non fa che generare in lei insoddisfazione: non sapendo quello che vuole, tende a volere quello che vogliono le altre. Joan rappresenta invece quel tipo di donna emancipata, che si impone per le sue capacità e non per il suo fisico, ma che ancora non riesce a sovvertire il rigido schema maschilista in cui vive e lavora. Chi riesce a ribaltare il sistema è Peggy, che incarna il ruolo di donna forte e talentuosa che, nonostante la difficoltà imposte da una società ipermaschilista, riesce a dimostrare il suo valore, passando da semplice segretaria all’avere uomini sotto la sua direzione. Peggy rappresenta la donna del futuro, quella che negli anni ’60 sta aprendo la strada per le generazioni successive.
Chi vive già nel futuro, invece, è la giovane Megan, una donna lontanissima dal modello “casa e figli” di Betty, che vuole affermarsi, fare carriera, vivere quell’american dream che sembrava un’esclusiva degli uomini; il suo rapporto con Don sarà infatti difficile, perché quest’ultimo è ancora troppo indietro, troppo ancorato ai vecchi valori, incapace di comprendere la ventata di novità sociale portata dagli anni ’60.

Da poco è anche possibile rivivere le avventure di queste donne così diverse da loro, ma allo stesso tempo così forti, direttamente dal proprio divano. Il 14 maggio infatti è uscito il cofanetto contenente i 13 episodi della terza stagione di questa appassionante serie.

Alicia Florrick, “La Brava Moglie”

La forza di un personaggio come Alicia Florrick sta nell’ambigua contraddizione insita nella stessa definizione che la inquadra: The Good Wife. La fermezza nel continuare un matrimonio che l’ha ferita, annullata, disorientata fa di lei, sicuramente, un’ottima moglie, ma lungo il percorso è come se la definizione che cerca di cucirsi addosso, a volte anche un po’ forzatamente, le si trasformi tra le mani, perdendo quei riconoscibili contorni che aveva all’inizio. Ricominciare a lavorare dopo anni di inattività, dedicati alla cura della famiglia, è un’azione inizialmente dettata da una necessità tangibile; gradualmente, però, scatta qualcosa che, trasformando la necessità in avanzamento professionale, porta Alicia ad essere pienamente “donna” e a riconquistare un’identità che non la cambia, ma la rafforza. Il senso del “dovere” rimane intatto, il rispetto per i figli è sempre al primo posto, così come la volontà di non distruggere un matrimonio sulla scia di una forte rabbia: è proprio da questa frustrazione che Alicia attinge quella linfa che la porterà ad essere pienamente se stessa.
Mrs Florrick comprende una delle sfumature più delicate del concetto di libertà: essere realmente liberi significa essere in sintonia con se stessi, accettando anche quelle rinunce che all’apparenza sembrano contraddire una ritrovata indipendenza, ma che invece fanno solo parte del nostro modo di essere. Alicia trova il punto d’equilibrio tra ciò che vuole e ciò che è giusto lei abbia, cercando di eludere ogni qualsivoglia egoismo istintuale: troncare la relazione con Will Gardner e cercare di ricostruire il suo matrimonio è una scelta che s’inquadra proprio in questo punto di vista. Alicia Florrick è squisitamente “donna”, nel senso più leggiadro e delicato che questa parola abbia mai potuto avere, quasi un personaggio da amor cortese metropolitano. Il suo lavoro è importante, ma non viene vissuto come un surrogato del fallimento della sua vita coniugale, bensì come un mezzo per elevare il suo essere donna, madre e moglie.


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