Gli atleti più originali di Sochi 2014

Una violinista thailandese ed un miliardario messicano, un pattinatore filippino e uno sciatore da Timor Est. Alla radice dello Spirito Olimpico con alcuni degli atleti più originali di Sochi

La fiamma olimpica a Sochi
La fiamma olimpica a Sochi

Non c’è un avvenimento sportivo che emani un fascino paragonabile a quello delle Olimpiadi e questo è inequivocabilmente il frutto di una quantità di fattori, tutti assolutamente peculiari. La storia millenaria che le accompagna, l’idea incredibilmente moderna della “tregua olimpica” concepita dagli antichi, le centinaia di anni in cui è rimasta solo un ricordo lontano, il suo diventare simbolo della solidarietà fra i popoli nell’era moderna, i leggendari personaggi che ne hanno costruito la storia negli ultimi centoventi anni con le loro incredibili gesta: Jesse Owens, Abebe Bikila, Nadia Comaneci, Mark Spitz, Carl Lewis. Solo per fare un esempio, naturalmente.
E poi l’agonismo, la competizione, la vittoria, le sconfitte. E lo “Spirito Olimpico” per cui accanto alla galleria di questi campioni dalla popolarità mondiale, il villaggio olimpico si popola ogni edizione di perfetti sconosciuti, mischiati democraticamente in mezzo ai volti noti, che vivono l’evento come un vero e proprio sogno. Magari rincorso per anni. E anche a Sochi non mancano gli esempi…

Violinista e sciatrice: la favola di Vanessa

Vanessa Mae
Vanessa Mae

Portare la bandiera del proprio paese alle Olimpiadi. Un orgoglio ed un onore che non hanno prezzo e che trasmette sensazioni uniche. Per cui vale la pena realmente “partecipare”. E ci sono alcuni atleti che a Sochi questa realtà la vivono esattamente alla lettera. Non solo gli ormai mitici bobbisti giamaicani – che peraltro hanno trovato degni emuli nella squadra brasiliana anch’essa non proprio avvezza alle temperature sotto zero – e il nostro indiscusso eroe, Bruno Banani dalle Isole Tonga, le liste di partenza sono zeppe di personaggi che meriterebbero ognuno di veder raccontata la loro storia.

Tra loro, ha raggiunto una certa popolarità Vanessa Vanakorn-Mae, trentacinquenne nata a Singapore che di professione fa la violinista, con un passato da bambina-prodigio in Gran Bretagna, decine di dischi pubblicati e collaborazioni con grandi artisti come Janet Jackson. Si dà il caso, però, che Vanessa se la cavi anche con gli sci ed abbia raccolto con un settimo posto nello slalom FIS di Kravec, in Slovenia, i punti necessari per difendere a Sochi i colori della Thailandia, la terra di suo padre.

Messico, Dominica, Filippine e Timor Est

Hubertus Von Hohenlohe nel mondo dello sci è un personaggio assolutamente unico. Miliardario, figlio di un nobile tedesco e dell’attrice romana Ira Furstenberg, Hubertus è il fondatore della Federazione Sciistica del Messico e tendenzialmente ne costituisce anche l’unico atleta. E questo dal 1984, quando esordì alle Olimpiadi di Sarajevo ottenendo un tutto sommato onorevole ventiseiesimo posto in slalom speciale. Avete letto bene, Sarajevo ’84: perché Hubertus ha 55 anni e questa è la sua settima olimpiade.

E che dire dei coniugi Angelica e Gary Di Silvestri che difenderanno i colori della Dominica nello sci di fondo? Lei è italiana e ha 48 anni, lui americano e ne ha 47 ed hanno ottenuto la cittadinanza onoraria per le loro opere assistenziali nel paese caraibico.

In Zimbabwe dicono di ricordare una sola nevicata negli ultimi cento anni: era il 1960 e Luke Steyn, ventenne, non era ancora nato. Ma lui, che vive e si allena negli Stati Uniti, gareggia nello sci alpino per il suo Paese.

E che dire di Michael Martinez, il pattinatore diciassettenne che viene dalle Filippine e si allena in un centro commerciale o di Yoann Gonçalves che, di padre francese, porta per la prima volta nella storia la bandiera di Timor Est a sventolare fra quelle degli altri Paesi olimpici?

Queste sono le Olimpiadi. E la radice inestirpabile del loro intatto fascino.

Von Hohenlohe
Hubertus Von Von Hohenlohe porta la bandiera del MEssico durante la cerimonia di apertura


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