Donne a 50 anni: intervista a Maria Rita Parsi, la menopausa può essere una rivoluzione

Paure e opportunità di una fase di transizione nella vita di una donna, raccontate nel film francese Il complicato mondo di Nathalie.

Il complicato mondo di Nathalie, al cinema dall'11 ottobre.
Il complicato mondo di Nathalie, al cinema dall'11 ottobre.

Cosa succede al mondo di una donna alla soglia dei cinquant’anni, con la menopausa incombente e i cambiamenti fisici ed emotivi tipici di quell’età? Prova a raccontarlo Il complicato mondo di Nathalie, commedia campione di incassi in Francia che arriva nelle sale italiane dall’11 ottobre.

Ritratto ironico ma spietato di una donna alle prese con gli improvvisi mutamenti di un’età di transizione dalla giovinezza verso la vecchiaia, questa commedia brillante ma con punte drammatiche prova ad indagare una fase della vita delle donne spesso un po’ snobbata dal grande schermo.

Locandina de Il Complicato mondo di Nathalie

Diretto da David e Stéphane Foenkinos, Il complicato mondo di Nathalie mette in scena il quadro caotico e complesso della vita di una donna, Nathalie appunto (interpretata dalla talentuosa attrice Premio César Karin Viard) apparentemente forte, risoluta, senza peli sulla lingua, certamente vera anche ai limiti della sopportazione, che non agisce secondo le regole del politicamente corretto, ma si mostra con tutte le sue imperfezioni.
E soprattutto che attraversa una serie di eventi in un periodo della vita in cui la sua stabilità emotiva sembra scricchiolare sotto i colpi dell’imminente menopausa.
I rapporti con una figlia diciottenne con cui entra in competizione, un ex marito di cui non accetta la nuova vita felice, un’amica realizzata dal punto di vista familiare e una collega più giovane e bella che sembra sottrarle terreno nella sua professione vengono profondamente condizionati dai malesseri e dalle incertezze che quest’età di passaggio inevitabilmente porta con sé.

E così l’esuberante, a tratti cinica e sicuramente schietta Nathalie si ritrova ad affrontare primi appuntamenti alla ricerca di un romanticismo quasi dimenticato, contrasti nel rapporto madre-figlia che sfociano in dramma e rapporti umani in bilico tra la paura di invecchiare e il disagio di non riconoscersi più, in preda a cambiamenti difficili da comprendere (ed accettare) serenamente.

Un tema spesso ignorato dalla commedia, quello della fase della menopausa e dello stravolgimento che porta nella vita di una donna, che però il cinema francese sembra voler affrontare sempre più spesso, come già accaduto lo scorso anno con il film 50 primavere interpretato da Agnès Jaoui.

Il complicato mondo di Nathalie
Il complicato mondo di Nathalie, dall'11 ottobre al cinema

Ne abbiamo parlato con Maria Rita Parsi, celebre psicologa e psicoterapeuta, oltre che scrittrice di successo, per provare a capire come questo film possa rispecchiare una condizione diffusa presso chi si appresta ad oltrepassare mezzo secolo di vita con tutto ciò che ne consegue.

Partiamo dalla protagonista del film, Nathalie: cosa accade a questa donna alla soglia dei 50 anni?

Il suo è un ritratto di tante sofferenze femminili che diventano rabbia, frustrazione, odio, rancore, volontà di far male agli altri ma che poi c’è una rinascita. Nella prima parte del film questa donna non fa che danni, con la sua sensazione di malessere crea conflitti, ma poi trova la sua rinascita, ricomincia a confrontarsi con gli altri.

Generalizzare è sempre difficile, ma quali sono le difficoltà emotive di una donna alla soglia dei cinquant’anni e quanto sono legate ai cambiamenti del fisico e al suo invecchiamento?

C’è la sensazione della fine di un’epoca, una persona deve reinventarsi, deve fare un bilancio della sua vita, è una sorta di resa dei conti nei confronti dei figli, se ne ha, del suo matrimonio, se è riuscito o fallito… E anche l’andropausa lo è, vale anche per gli uomini, un supporto terapeutico in questa fase (ma non solo in questa) può essere molto utile.

In che modo?

Gli strumenti per l’indagine della conoscenza di sé sono fondamentali per le persone, aiutano ad affrontare i passaggi della vita. Una donna ad esempio, affronta differentemente l’abbandono coniugale per una donna più giovane o una crisi per mancanza di desiderio sessuale, certi destini di solitudine o di cambiamento che sono classici dell’età. Anche se oggi i cinquant’anni non sono come quelli dei tempi di mia nonna, oggi si parla di anziani dal settantacinque anni in su.

C’è però uno scetticismo nel voler chiedere aiuto?

Certo perché questa è una società in cui la maturità è svalutata. Se uno è bello, giovane, forte, ricco e in salute ha l’attenzione di tutti. Se non lo è o c’è una pietà (non in senso di pietas) o la compassione. Ma la vecchiaia tocca a tutti prima o poi e può essere un momento di grande rivoluzione, la possibilità di togliersi dei sassolini dalle scarpe, un momento di scoperta per tirare le somme di tante cose e cambiarle, per capire di avere rimpianti e rimorsi e perché no di tirare fuori da essi qualcosa di propositivo. Anche perché affrontare la morte non è una cosa stupida, si vive aspettando di morire, non è un optional. La morte è il nodo della vita, a cui o contrapponi felicità, cambiamento, nuovi obiettivi oppure depressione, sofferenza, rifiuto.

C’è chi magari trova dei lati positivi dunque nell’avanzare dell’età, ad esempio chi vive felicemente la liberazione dal ciclo mestruale?

Certo, la liberazione dalla gravidanza, dal ciclo mestruale, da tutti gli orpelli della bellezza, può essere vissuta in un’ottica liberatoria. Certo perdi tante cose, ma questo film ha un’intelligenza formidabile, mi ha ricordato il bellissimo Il marito della parrucchiera: per metà del film non fai che guardare questa donna odiosa che poi grazie alla scoperta della piscina fa quello che noi chiamiamo rebirhting, una sorta di rinascita.

Decidendo di andare in piscina ritrova anche una certa empatia con gli altri attraverso l’amicizia con una signora anziana che poi morirà.

L’anziana è la proiezione di ciò che le aspetta, quindi grazie a lei Nathalie fa i conti con il tempo che verrà. Il discorso dell’acqua simboleggia il liquido amniotico, sentirsi avvolta dall’acqua, riprendersi il contatto col proprio corpo, non sentire il vuoto ma il pieno intorno a sé come col liquido amniotico, credo che permetta questa rinascita che poi coinvolge anche i sentimenti.

Il cinema e in generale un po’ tutti i mezzi espressivi non hanno mai dato molto spazio alle storie di donne in menopausa. Pensa sia ancora un tabù parlarne, che sia poco attraente?

Non a caso questo film è francese. In Europa l’attenzione alla vecchiaia sta crescendo ed è nuova, d’altronde ci siamo resi conto che i detentori della pensioni, quelli che hanno più esperienza, che aiutano i giovani di oggi, sono tutti vecchi, quindi è come se avessimo scoperto la vecchiaia sotto un’altra forma. Mi ricordo quel bellissimo film di Sorrentino, Youth, che lega la vecchiaia alla giovinezza e alla vita che continua. In Europa ci stiamo attrezzando per capire meglio la vecchiaia. Credo che lo stiano facendo soprattutto le menti migliori e soprattutto le donne.


Vedi altri articoli su: Attualità | Celebrity | Spettacoli | Trailer | UnaDONNA Lo Sa |

Commenti

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *