Lettera ad una cara amica

A volte è più facile scrivere che riuscire a dire con sincerità ciò che si pensa direttamente ad una persona, soprattutto se è un'amica.

Migliori amiche
Migliori amiche.

Una risata e tu, bella come il sole, sbuchi dal ristorante infilata in un abitino nero elegante, femminilissimo, con ai piedi un paio di decolletè perfette, quelle che indosserei io se solo avessi piedi decenti e un po’ di coraggio. Lo dico sempre, tu sei il femminile che vorrei essere: solare, morbido al punto giusto, vitale, primordiale.

Io, invece, ti aspettavo fuori dal ristorante, in tenuta decisamente atletica, all’ombra del cornicione di un superchic palazzo milanese… Ma che metafora centrata! Io e te siamo proprio così, come le due facce della Luna: tu quella splendente, io quella in ombra, così diverse eppure così magnificamente e armoniosamente complementari.

Cara amica, unica amica mia, sono fortunata ad averti e anche se dedichiamo a noi pochissimo tempo, so che ci sei e so che, quando ci incontriamo sono faville. E il tempo non basta mai per parlare di tutto, di certo non di lavoro (anche se i nostri percorsi professionali in parte si sovrappongono), ma di argomenti ultra-femminili, che quasi mi stupisco di me stessa.

Parlo e penso al femminile con te, mi ricongiungo con la mia parte più profonda, quella che per un terzo della mia vita ho decisamente represso, lasciando emergere solo la mia parte oscura, distaccata, votata al risultato, più analitica, decisamente “maschile”. Ti ho incontrata cinque anni fa e fino a quel momento il mio confronto abituale è stato con il sesso opposto…

Per anni non ho avuto amiche. Quanti sono? Tanti, diciamo, dalla fine dell’adolescenza fino ai giorni nostri, ma non per scelta, bensì per orientamento naturale e anche un po’ di distacco progressivo dal genere femminile.

Da parte mia, c’è sempre stata una naturale propensione a una comunicazione più efficace con gli uomini. Il mio primo vero amico è stato un maschio, Nicola. Poi, a partire dai 12/13 anni, l’amicizia con l’altro sesso ha subito un raffreddamento, perché impossibile da gestire, ed è stato in quel periodo che mi sono goduta le amiche per davvero. Quelle con cui ho riso fino a soffocare, mi sono confrontata, ho fatto esperienze e sono cresciuta. In quel periodo, i maschi erano solo pallide figure comprimarie, interessati solo a una cosa. In quei loro impellenti tentativi di scoprire il funzionamento di una donna a qualsiasi costo, i nostri eroi risultavano goffi e un po’ ridicoli, quindi, perché dare loro peso? Con le amiche, il tempo non andava mai perduto, soprattutto considerando il volume di cavolate che si poteva fare insieme. Bei tempi.

Poi, qualcosa è cambiato. Il mio ingresso nel mondo del lavoro ha probabilmente tirato fuori tutto il maschile che c’è in me e che mi sono accorta, non essere poco. Mi sono adattata ad un modello di donna orientato al risultato, che ho calzato a pennello e con grande credibilità. Modello che ho esportato anche al di fuori delle mura aziendali, ad esempio in famiglia…

La me dagli anni ’90 ai giorni nostri è stata quindi un modellino di efficienza, di committment sul lavoro oltre il 100%, condito con poche distrazioni in generale. La vita in azienda e le responsabilità, mi hanno riavvicinata così all’universo maschile, con il quale ho riallacciato quella relazione intensa interrotta anni prima, ritrovando un equilibrio e una profondità che avevo creduto perduti per sempre. Tutto perfetto, quindi…

Perfetto, fino ad un certo punto.

L’interazione con la sfera maschile parte con una censura preventiva. Questo sta alla base di un rapporto senza problemi. Ci sono regole non scritte che devono essere osservate tassativamente per non incorrere in fraintendimenti o peggio. Per me, nessun problema a misurare il mio raggio d’azione, con il risultato però di tenere il freno a mano tirato anche quando si dovrebbe invece lanciarsi in folle.

E così, cara amica mia, ti ringrazio per lo spazio che mi restituisci, per la libertà che mi dai, per l’energia che insieme sprigioniamo e che rimane viva per giorni e giorni, anche quando, con la divisa da maschietto, torno in trincea a fare il soldato.

Un soldato, con uno charme tutto particolare, però.


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