Chirurgia estetica, il ritocco che omologa

La nuova bellezza dovrebbe essere quella naturale. Basta ritocchi, nasi rifatti, seni artificiali, labbra al botox. Al momento però la bellezza è omologata dal ricorso al ritocco estetico. Ecco i più richiesti.

Al primo posto il Brasile, con 1.491.721 interventi. Medaglia d’argento agli Stati Uniti, 1.452.000 operazioni, di bronzo al Messico, 486.000 interventi. A seguire, e sempre stando ai dati 2013 della International Society of Aesthetic Plastic Surgery, la più grande associazione mondiale di chirurghi plastici estetici, si piazzano Germania, Spagna, Colombia e, al settimo posto, l’Italia, con 182.680 interventi. Una classifica da interpretare, in base ai gusti estetici nazionali ma non solo. Perché chi non è stata baciata dalla o non accetta le modifiche al corpo che il tempo impone, ricorre al bisturi con motivazioni e aspettative che dipendono dalla cultura e dal trend in cui è cresciuta.

Negli Usa, dove per gli interventi plastici l’anno scorso si sono spesi più di 12 miliardi di dollari, mai così tanto dal 2008, e dove il seno è ritornato protagonista, non solo per esser aumentato di volume (tra i desideri delle 30enni) ma anche risollevato e ringiovanito (40 e 50enni). E’ indubbio che il fenomeno sia un indicatore di ripresa economica, con le donne di nuovo pronte a investire sulla loro forma fisica e sul loro empowerment. Conferma Fabrizio Malan, presidente della Società di chirugia plastica ricostruttiva ed estetica e primario di chirurgia plastica e ricostruttiva dell’ospedale Città della Salute e della Scienza di Torino: “Gli Stati Uniti sono la capitale indiscussa della mastoplastica additiva, cioè dell’aumento del volume del seno, che costituisce comunque il 15,3% del totale degli interventi nel mondo”.
Tra Italia-Usa sembra esserci una differenza culturale nell’età di approccio al bisturi e al sogno di un volto fresco. Con le italiane a ricorrere al lifting intorno ai 60 anni, mentre le americane ci arrivano sui 45-50. Ma il rifiuto dell’aspetto artefatto da parte delle europee, e italiane soprattutto, è basilare proprio quando si parla di viso e in particolare di naso. Ricorda Marco Klinger, responsabile dell’unità operativa di chirurgia plastica all’Istituto Clinico Humanitas: “Non è solo il volto a denunciare i segni del tempo, invecchia pure il naso. Come tutti i tessuti del corpo, risente della forza di gravità: la sua punta tende ad abbassarsi, la percezione delle sue dimensioni muta, sembra più grosso, anche perché si riduce il volume di guance e zigomi, a causa del fisiologico atrofizzarsi dei depositi di grasso. Allora si ricorre, sempre più spesso, all’intervento di rino-tip”.

C’è poi il culto del lato B, e l’eldorado da indagare, dati alla mano, è l’America latina. Brasile in testa. “Non a caso in Brasile si interviene soprattutto sui glutei, con la liposuzione (13,9% del totale degli interventi mondiali di chirurgia estetica) e anche con l’aumento del volume, grazie a protesi e innesti di grasso, spiega Malan. “E ciò è legato sia a una struttura fisica di partenza, sia a un gusto radicato. A Rio de Janeiro, tutte le ragazze indossano leggings con lunghe magliette arricciate sul posteriore”.

Emergente nel settore è l’Oriente. Dove imperverserebbe il modello-Barbie. Più le assomigli, più sei bella. Francesco D’Andrea, professore ordinario di Chirurgia plastica alla II Università di Napoli spiega: “Vanno molto le blefaroplastiche che rendono gli occhi meno allungati (meno all’orientale), e le rinoplastiche per affilare il naso”. In crescita esponenziale il numero di interventi plastici in Corea del Sud, Cina e Giappone. In Russia poi sono richieste operazioni di tutti i tipi, dalla mastoplastica additiva al lifting per combattere l’invecchiamento, all’addominoplastica, soprattutto per donne e uomini in sovrappeso.


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