Cocktail Bloody Mary

Rosso sangue, piccante e salato: la ricetta dell'inquietante drink di Maria la Sanguinaria nel "classicissimo" drink anglosassone

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Ebbene si, confessiamo subito. Che la famigerata regina inglese del ‘500 c’entri effettivamente con il nostro cocktail è tutto da dimostrare, ma nel titolo dell’articolo un bel “Maria la sanguinaria” ci stava benissimo e non abbiamo resistito. In realtà siamo alla fine degli anni ’30 del secolo scorso a New York quando un articolo dell’Herald Tribune illustrava per primo la ricetta di un nuovo “tonico”, così lo chiamò l’articolista, che pare fosse stato “inventato” dall’attore, cantante, scrittore e produttore cinematografico George Jessel, allora assai popolare in America sia per il suo poliedrico talento sia per la sua scandalosa e tumultuosa storia d’amore con la diva del cinema muto Norma Talmadge che riempiva i rotocalchi rosa, e anche quelli di cronaca nera, dell’epoca. Un barman francese, Fernand Petiot, che si era trasferito in America nel 1925, sosteneva tuttavia di avere servito per primo un cocktail a base di Vodka e succo di pomodoro quando ancora era a Parigi e lavorava per un bar assai frequentato da clienti americani. Sembra che sperimentò il suo “intruglio” su due avventori provenienti da Chicago che gli dissero che il nuovo drink ricordava loro un locale della loro città che si chiamava Bucket of Blood, ovvero “Secchio di Sangue” che, data la fama della Chicago di quegli anni, era un nome piuttosto appropriato. In quel locale lavorava una cameriera che tutti chiamavano “Bloody Mary” e questa insolita associazione, a detta di Petiot, diede il nome al cocktail che egli successivamente importò in America quando si trasferì a lavorare al St. Regis Hotel di New York.

Impossibile prendere posizione nella diatriba fra Jessel e Petiot su chi sia il vero padre del Bloody Mary, quello che è certo è che esso è negli anni diventato uno dei long drink più popolari del mondo. E’ l’ossessione di Bridget Jones e delle sue amiche ed è anche la bevanda preferita di “nonna Jefferson“, madre di George protagonista della celebre sitcom americana anni ’80.  Inserito in pianta stabile nell’elenco ufficiale dell’International Barlenders Association sotto la categoria “Contemporary Classic”, il “Bloody Mary” è un cocktail tipicamente “anglosassone”, nordico, assai diverso da quelli di estrazione “latina” più vicini alla nostra sensibilità. Ha un gusto curioso, che può entusiasmare ma anche deludere, ma che va assolutamente provato: salato, quasi piccante, originale.

Facile da preparare, si può anche virare sulla sua versione analcolica “Virgin Mary”, ma non è la stessa cosa…

 

Photo credit: Wikicommos; MookieLuv; mikep

  • Resa: 1 cocktail ( 1 Persone servite )
  • Difficoltà:
  • Preparazione: 5 minuti
  • Cucina:

La versione originale di Fernand Petiot. Ne esistono numerosissime versioni anche molto più complicate spesso “firmate” da barman professionisti

Ingredienti

  • 2 parti vodka
  • 3 parti succo di pomodoro
  • 1 pizzico sale
  • 1 pizzico pepe nero
  • 6 gocce salsa Worcester
  • 5 gocce tabasco
  • 2 gocce limone (o lime)
  • 3 cubetti di ghiaccio

Preparazione

  1. Mettete in uno shaker con il ghiaccio il succo di pomodoro, la vodka e il limone. Agitate lo shaker con una decina di movimenti secchi avanti-indietro.
    Attenzione: non shakerate eccessivamente in modo da evitare che il ghiaccio si sciolga troppo
  2. Prendete un bicchiere tipo tumbler alto e versate il contenuto dello shaker
  3. Aggiungete sale, pepe, salsa Worcester, tabasco e mescolate delicatamente prima di servire
  4. Guarnite il coktail: quì si può essere fantasiosi ed andare dal gambo di sedano ad un gamberetto infilzato.


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