Il lato oscuro della moda: 7 materiali che danneggiano il pianeta

13/12/2023

La moda è una forma di espressione, di creatività, di bellezza. Ma è anche una delle industrie più inquinanti al mondo, responsabile di enormi consumi di risorse naturali, di emissioni di gas serra, di rifiuti tossici e di sfruttamento umano.

Tra i fattori che contribuiscono a questo impatto negativo, ci sono i materiali utilizzati per produrre i capi di abbigliamento che indossiamo ogni giorno. Alcuni di questi materiali sono particolarmente dannosi per il pianeta e per la nostra salute, e spesso non ne siamo consapevoli. Vediamo quali sono e perché lo sono.

Una minaccia globale: il poliestere

Il poliestere è la fibra sintetica più usata nel settore tessile, presente nel 60% dei capi prodotti nel mondo. Deriva dal petrolio, una risorsa non rinnovabile e altamente inquinante. La sua produzione richiede molta energia e rilascia sostanze chimiche nocive nell’aria e nell’acqua.

Inoltre, il poliestere non è biodegradabile e, con il lavaggio, rilascia microplastiche che finiscono nei mari e negli oceani, minacciando la vita marina e la nostra stessa salute. Secondo uno studio del 2017, ogni anno vengono rilasciate circa 500 mila tonnellate di microfibre di plastica dai lavaggi domestici.

Moda, anche il cotone fa male al pianeta

Il cotone è la fibra naturale più usata nel mondo, presente nel 40% dei capi prodotti. Tuttavia, il cotone convenzionale ha un alto costo ambientale e sociale. La sua coltivazione richiede molta acqua (circa 2700 litri per una T-shirt) e l’uso intensivo di pesticidi, che inquinano i suoli e le falde acquifere, danneggiano la biodiversità e causano problemi di salute ai lavoratori e alle comunità locali.

Inoltre, il cotone è spesso coltivato in Paesi dove i diritti umani e le condizioni lavorative sono precarie e dove si pratica lo sfruttamento del lavoro forzato, soprattutto di bambini.

Un problema non solo etico: la pelle

La pelle è un materiale di origine animale, ottenuto dalla concia delle pelli di bovini, ovini, caprini, suini e altri animali. La sua produzione ha un forte impatto ambientale e etico. L’allevamento del bestiame è responsabile di circa il 14,5% delle emissioni di gas serra a livello globale, oltre a consumare molta acqua, terra e mangime.

La concia della pelle, invece, richiede l’uso di sostanze chimiche tossiche, come il cromo, che inquinano l’ambiente e mettono a rischio la salute dei lavoratori e delle popolazioni vicine. Senza contare il fatto che la pelle implica la sofferenza e la morte di milioni di animali ogni anno.

Moda, l’impatto della viscosa

La viscosa è una fibra artificiale, ottenuta dalla cellulosa di piante come l’eucalipto, il bambù e il faggio. La sua produzione richiede un processo chimico che trasforma la cellulosa in una soluzione viscosa, da cui si estraggono le fibre.

Questo processo comporta l’uso di solventi pericolosi, come il disolfuro di carbonio, che sono altamente tossici e cancerogeni. Queste sostanze vengono spesso scaricate nell’ambiente senza adeguati controlli, causando gravi danni agli ecosistemi e alla salute umana. Inoltre, la viscosa contribuisce alla deforestazione, poiché molte foreste vengono abbattute per far posto alle piantagioni di cellulosa.

Quanto inquina il nylon

Il nylon è una fibra sintetica, derivata dal petrolio, usata soprattutto per produrre calze, collant, costumi da bagno e intimo. Come il poliestere, il nylon ha un alto impatto ambientale, poiché richiede molta energia e rilascia sostanze inquinanti.

Inoltre, il nylon non è biodegradabile e, con il lavaggio, rilascia microplastiche che inquinano le acque e la catena alimentare. Il nylon è anche poco traspirante e può causare irritazioni e allergie alla pelle.

Moda, l’acrilico fa male

L’acrilico è una fibra sintetica, derivata dal petrolio, usata per imitare la lana. L’acrilico è un materiale economico e resistente, ma ha anche molti svantaggi. La sua produzione richiede l’uso di sostanze chimiche pericolose, come il cianuro, che possono causare malattie respiratorie e neurologiche.

L’acrilico è anche altamente infiammabile e, se esposto al calore, può rilasciare gas tossici. Come il poliestere e il nylon, l’acrilico non è biodegradabile e rilascia microplastiche con il lavaggio. L’acrilico è anche poco traspirante e può provocare prurito e irritazione alla pelle.

Morbido (e inquinante) come il cachemire

Il cachemire è una fibra naturale, ottenuta dal pelo di alcune capre originarie dell’Asia centrale. Il cachemire è un materiale pregiato e morbido, ma ha anche un impatto ambientale e sociale elevato. La domanda di cachemire ha portato a un aumento del numero di capre allevate, che hanno contribuito alla desertificazione dei pascoli e alla perdita di biodiversità.

La lavorazione del cachemire, inoltre, richiede molta acqua e l’uso di sostanze chimiche per la tintura e la finitura. Il cachemire è anche spesso prodotto in paesi dove i diritti dei lavoratori sono violati e le condizioni igieniche sono scarse.

Moda, le alternative esistono

Questi sono solo alcuni dei materiali dannosi per il pianeta e perché lo sono. Esistono però anche alternative più sostenibili, come il cotone organico, il lino, la canapa, la lana, il tencel, il lyocell, il modal, il bambù, il sughero, il micelio, il piñatex e molti altri. Questi materiali hanno un minore impatto ambientale, sono più naturali, biodegradabili, riciclabili e rispettosi degli animali e delle persone. Scegliere capi realizzati con questi materiali è un modo per contribuire a una moda più responsabile e a un pianeta più sano.

 

Foto copertina: Credit Unsplash