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Conseguenze del tsh alto in gravidanza

Durante la gravidanza il corpo della donna subisce innumerevoli mutamenti, che coinvolgono naturalmente anche la produzione di ormoni. L’ipotiroidismo, cioè la ridotta produzione di ormoni tiroidei, è piuttosto comune durante la gestazione. Si tratta di un disturbo che viene evidenziato dalle alterazioni dei valori del TSH, che in gravidanza risulta spesso alto.

Ma cos’è il TSH, e perchè è importante tenere sotto controllo questo valore? Il TSH, thyroid stimulating hormone, è un ormone prodotto dall’ipofisi che influenza il funzionamento della tiroide. Favorisce infatti la liberazione degli ormoni tiroidei T3 (triiodotironina) eT4 (tiroxina) nel sangue e l’assorbimento dello iodio. La sua produzione viene rallentata dagli ormoni tiroidei circolanti. Per questo è importante conoscere il valore del TSH per valutare la funzionalità della tiroide.

La tiroide, è bene ricordarlo, è una ghiandola posizionata nel collo che secerne ormoni che regolano la velocità metabolica dell’organismo, la regolazione termica, la digestione e la fertilità.

I valori del TSH in gravidanza

In condizioni normali, ovvero quando non è in corso una gravidanza, i valori del TSH ematico variano da 0,4 a 4µU/ml. Le beta-hCG hanno però un effetto stimolante sulla tiroide ed è pertanto comune durante la gestazione una variazione significativa degli ormoni tiroidei.

I parametri di riferimento variano a seconda del trimestre di gravidanza. I valori vanno costantemente monitorati e tenuti eventualmente sotto controllo, in particolar modo durante i primi tre mesi. Il ginecologo potrà decidere di prescrivere terapie apposite qualora la tiroide non riesca a sopperire alle variazioni del TSH.

In linea generale, durante la gravidanza i valori di TSH risultano più bassi: la maggior riduzione interessa proprio il primo trimestre di gestazione. Nel secondo e terzo trimestre, invece, i parametri sono simili a quelli delle donne non gravide.

TSH alto: l’ipotiroidismo

Già durante il primo trimestre di gravidanza si possono però anche riscontrare valori di TSH alto, ossia di ipotiroidismo. Si tratta di un’alterazione assolutamente normale durante la gestazione, se contenuta entro certi limiti.

La presenza di un valore elevato di TSH è associata generalmente ad un’inefficienza della tiroide, che non è in grado di sintetizzare correttamente gli ormoni tiroidei T3 e T4. Più raramente può essere un indicatore di un problema all’ipofisi.

Un aumento del TSH può anche verificarsi come conseguenza di una terapia a base di potassio, carbonati di litio o estroprogestinici. Vale pertanto sempre la raccomandazione di leggere i valori eventualmente alterati in modo contestuale al quadro clinico della donna.

I sintomi che accompagnano l’ipotiroidismo sono generalmente aumento di peso, ipotensione, letargia e debolezza muscolare. Si tratta di sintomi riconducibili ad un rallentamento dei processi fisiologici.

Un aumento significativo del TSH, in gravidanza, con valori ben oltre la norma, può in ogni caso essere molto rischioso per lo sviluppo del feto.

I rischi dell’ipotiroidismo in gravidanza

Durante la gravidanza l’ipotirodismo può causare alcune complicazioni. Durante il primo trimestre un valore di TSH alto può aumentare le possibilità di aborto spontaneo.

Anche lo sviluppo del feto può essere compromesso: gli ormoni tiroidei materni sono infatti fondamentali per lo sviluppo neurologico ed intellettivo del nascituro. Nel primo trimestre, infatti, il feto non è in grado di sintetizzare gli ormoni tiroidei. Il suo sistema nervoso centrale si forma proprio sotto il controllo degli ormoni tiroidei materni, e per questo la loro insufficienza può ripercuotersi negativamente sullo sviluppo delle funzioni mentali del bambino.

Ulteriori rischi correlati al valore troppo alto di TSH sono parto pretermine, distacco della placenta e ipertensione gravidica.

L’ipotiroidismo in gravidanza colpisce corca 3 donne su 100. Le cause possono essere diverse: la più frequente è la tiroidite cronica autoimmune. Questa patologia è generalmente ereditaria e può insorgere anche in età adulta.

Diagnosi e cure

L’ipotiroidismo in gravidanza viene diagnosticato attraverso esami di laboratorio e un’ecografica tiroidea. Individuare subito la patologia è importante per intervenire con tempestività, azzerando i rischi. Generalmente la cura è di tipo farmacologico, attraverso l’assunzione di levotiroxina. Andranno naturalmente eseguiti controlli ripetuti del TSH e degli ormoni tiroidei liberi.

In generale si consiglia di prestare attenzione all’apporto di iodio. È infatti importante assumere giornalmente circa 250 mcg di iodio al giorno, per contrastare appunto l’ipotiroidismo. Oltre all’uso di sale iodato si raccomanda l’assunzione di appositi integratori, consigliati dal medico.

Claudia Saredi

Mamma di due, appassionata viaggiatrice, sono nata in riva al Lago Maggiore e bergamasca d'adozione. Filosofa per formazione, avida lettrice e amante dei cammini, appena posso mi rifugio nei sentieri di montagna.

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Claudia Saredi

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