Il "maternese", quel linguaggio curioso tra mamma e bimbo
Le mamme lo sanno: il rapporto con il bambino, fin da piccolissimo, vive di un linguaggio dolcissimo e un po’ misterioso. Sguardi, sorrisi, gesti, risate, baci e suoni. E ora a confermare l’importanza di questi scambi e la loro natura di dialoghi a pieno diritto arriva la scienza. Con una ricerca empirica di Daniel Stern, psicoanalista e psichiatra, da anni impegnato nell’Infant Research, che dimostra tutta l’importanza della lingua con cui le mamme si rivolgono ai neonati, il “maternese”.
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Quelle variazioni di ritmo e di tono che vengono spontanee alle madri nel parlare al loro bimbo? Fungono da amplificazioni dell’esperienza del piccolo. E quindi sono canali importanti per la trasmissione delle emozioni. Una trasmissione – sottolinea il professor Stern – che non va solo da mamma a figlio, ma anche da figlio a mamma.
Con un vero e proprio contatto mentale che ha la straordinaria capacità di rassicurare il bambino e farlo sentire compreso. E che è la base per la futura vita emotiva del neonato.
Ma quali sono le origini del maternese, questo linguaggio tanto spontaneo quanto prezioso? Per alcuni antropologi deriva dal canto delle madri ai figli. Da qui la sua estrema musicalità, il tono un po’ cantilenante, il timbro alto. Caratteristiche che “rapiscono” il bambino.
[dup_immagine align=”alignleft” id=”84158″]Quel che diversi studi stanno mostrando, poi, è l’importanza del dialogo tra mamma e neonato. Un uso continuo del “maternese” nel primo anno di vita permetterebbe una crescita più rapida e un più veloce raggiungimento delle tappe dello sviluppo. A partire da quel sorriso che è un’emozione infinita per ogni genitore.
E non solo. È da anni che gli scienziati sono concordi nel dire il feto percepisce alcuni suoni già dal sesto mese di gravidanza. E alcuni compongono una sorta di “paesaggio sonoro” che diventa noto e familiare. Un paesaggio in cui la voce della madre è un elemento importante e archetipico.
Tanto da diventare la voce preferita del bambino, e il tiro su cui i movimenti del piccolo possono a ritmarsi. Insomma, parlare in “maternese” è anche, un po’, cullare il bambino. Forza, mamme…
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