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Ingorgo mammario: tutto ciò che devi sapere

Quando nasce un bimbo, partono tutta una serie di nuove abitudini ed equilibri da definire. Ci sono intese da costruire, seni gonfi di latte e bimbi pronti a svuotarne il contenuto. E, come tutte le cose nuove possono nascere piccoli ingorghi, in senso lato e in senso stretto, qui i nostri consigli su come affrontarli.

Cos’è l’ingorgo mammario e come si risolve

Partiamo col dire che la produzione di latte è commisurata al bambino, quanto più lui succhia tanto più latte verrà prodotto. In questa fase, se il seno non viene drenato o svuotato, può verificarsi l’ingorgo mammario che si palesa con seno gonfio, arrossato e duro.

Per prevenire l’ingorgo mammario, sarà indispensabile drenare il seno e far attaccare il bambino; per alleviare il dolore e favorire il rilascio di ossitocina, la mamma potrà applicare sul seno degli impacchi caldo-umidi e massaggiare delicatamente la zona dolente.

Nel caso in cui il bambino non riesca ad attaccarsi e a collaborare, la mamma potrà praticare la spremitura manuale o servirsi di tiralatte, in questo modo la zona intorno all’areola si ammorbidirà e il bambino riuscirà ad attaccarsi più facilmente.

Quando l’ingorgo mammario diventa mastite?

Certamente il rialzo della temperatura, che supera i 38,5°, distingue il normale ingorgo mammario dalla mastite.
Tale infiammazione, infatti, si manifesta con seno duro e dolente, febbre alta e sintomi di tipo influenzale.

Come nel caso dell’ingorgo mammario, gli impacchi caldo-umidi possono favorire il riflesso ossitocinico e la discesa del latte, anche le poppate frequenti evitano il ristagno di latte. È fondamentale che la mamma riposi, proprio come se avesse una brutta influenza. Se, invece, i sintomi non accennassero a diminuire, si consiglia di contattare il medico per valutare l’opportunità di un trattamento antibiotico, ovviamente sarà scelto un principio attivo compatibile con l’allattamento al seno e per questo non sarà necessario interrompere le poppate.

Prevenire ingorghi mammari e mastiti

La primissima avvertenza che diamo alle mamme per evitare l’ingorgo mammario e prevenirlo è praticare l’allattamento a richiesta, senza imporre cioè delle pause tra un pasto ed un altro. Si consiglia, inoltre, di evitare i reggiseni troppo stretti e di fare caso alle abitudini nell’allattamento, se, per esempio, avete allattato più volte dalla stessa parte.

Un ingorgo mammario può accentuarsi e, quindi, diventare mastite quando l’ingorgo viene trascurato e non trattato per tempo oppure quando sul capezzolo appaiono le cosiddette ragadi, che altro non sono che delle lesioni tramite le quali possono farsi strada i germi e le infezioni.

Molto importante è anche l’attacco al seno, conviene rivedere la posizione e la modalità di attacco del bebè durante la poppata. Ci sono figure esperte alle quali potersi rivolgere per consigli mirati sull’allattamento: le consulenti professionali IBCLC, le consulenti volontarie de La Lecce League, ed anche le ostetriche formate per sostenere le mamme che allattano.

Ingorghi e mastiti, quale il periodo più rischio

Il periodo successivo alla nascita può essere quello più a rischio, il seno può ingorgarsi perché il bimbo, ormai cresciuto, si attacca con minore frequenza, perché si riducono le poppate anche a fronte dello svezzamento.

La mamma, quindi, produce più latte di quello effettivamente richiesto e il seno può facilmente ingorgarsi, si consiglia, a questo punto, la spremitura manuale o l’uso del tiralatte. Basteranno, poi, alcuni giorni affinché l’organismo materno calibri la produzione in base alla diminuita richiesta del bimbo.

Barbara Vaglio

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