I nostri figli e la rete, di cosa dobbiamo davvero avere paura?

Impedire a bambini e ragazzi l'accesso al web è tanto impossibile quanto sconsigliabile, capiamo allora quali sono i rischi reali e come educare i nostri figli ad un utilizzo intelligente

Quante ore passano i bambini ed i ragazzi sul web? Per quale motivo accedono alla rete? Quali siti vanno a visitare? Sono numerose le ricerche e le statistiche che cercano di dare risposta a queste domande, ma questi sono argomenti di carattere sociologico, in realtà ad un genitore dovrebbe interessare di più capire come si può aiutare il proprio figlio a vivere con serenità la rete a cui ha sempre più facilmente accesso, come può evitare che faccia brutti incontri o che visiti siti poco adatti alla sua età.

Ai nostri tempi…

Quante volte lo abbiamo ripetuto, noi che, a differenza dei nostri figli, non siamo nativi digitali; ai nostri tempi le ricerche si facevano sull’enciclopedia o in biblioteca, ai nostri tempi gli amici li incontravamo in cortile o al parco giochi, ai nostri tempi se un amico ci cercava doveva telefonare a casa e passare il “filtro” della mamma con conseguente sfoggio di buona educazione: buon giorno signora sono Tizio, potrei parlare con Caio? Insomma, sicuramente rispetto ad una volta oggi un genitore ha meno controllo sulle frequentazioni del proprio figlio, sui luoghi che frequenta (siti che naviga) e sulle informazioni a cui ha accesso, ma il problema non si può risolvere promuovendo un ritorno al passato e un divieto generico di accesso al web.

Quali sono i rischi?

Visto l’elevato utilizzo dei social network da parte degli adolescenti, tra i rischi principali c’è la possibilità che il ragazzo incontri qualche adulto che finga di essere un suo coetaneo e lo convinca ad incontrarlo. Una recente inchiesta di Altroconsumo ha rilevato che l’8% dei genitori intervistati ritiene che il proprio figlio si sia imbattuto in questo problema. Ma anche accedere involontariamente a servizi a pagamento o a siti non adeguati sono problematiche che si possono presentare con una certa frequenza. Certo questi sono i rischi che più preoccupano i genitori, ma ci sono anche altre problematiche che le famiglie, almeno quelle più distratte, tendono a sottovalutare, il cyber bullismo è una di queste.

Vittima o carnefice?
Il cyber bullismo

Con la rapida diffusione delle informazioni via internet fenomeni come quelli del bullismo assumo proporzioni enormi proprio perché le vessazioni verso la vittima non si circoscrivono all’interno della classe o del gruppo di amici, ma si espandono rapidamente oltre i confini del gruppo sociale. La prima preoccupazione di un genitore è che il proprio figlio diventi vittima di queste persecuzioni, forse perché si pensa sempre al proprio bambino come ad un cucciolo indifeso e non come ad un potenziale carnefice, ma ci si dovrebbe preoccupare anche, se non soprattutto, che non partecipi alle angherie nei confronti dei compagni, fosse anche solo per farsi accettare dal gruppo. Non ci si pensa mai, o poco, ma a fronte di una vittima di bullismo ci sono più carnefici e questo significa che la maggior parte dei ragazzi sta dalla parte del cyber bullo.

Altri rischi sottovalutati

Le amicizie ai tempi della rete
Oltre alle problematiche appena descritte, la navigazione in rete può presentare anche altri rischi che i genitori tendono a sottovalutare, perché più subdoli in quanto i risultati a cui portano possono essere meno evidenti, almeno nel breve termine. Innanzitutto si può incorrere nella dipendenza dalla rete con conseguente disinteresse per tutto ciò che non è nel web, amicizie, scuola, sport, famiglia, diventa tutto un disturbo rispetto a ciò che il ragazzo vuole veramente fare: navigare fino a notte fonda. Le conseguenze in questo caso sono sia di tipo fisico – tendenza ad ingrassare ed indebolirsi – che di tipo sociale – scarso rendimento scolastico o addirittura abbandono, nessun amico “reale”. Un’altra problematica è legata alla tipologia di rapporti che si instaurano soprattutto utilizzando molto i social network: la comunicazione non verbale non esiste, non si arrossisce, non si abbassa lo sguardo e non si sorride. Un’amicizia si può cancellare con un clic e non serve aspettare la mattina successiva – con conseguente pausa notturna di meditazione – per sfogarsi scrivendo ad un amico/contatto tutto ciò che in un momento di ira si pensa di lui. Le conseguenze di questo possono essere anche drammatiche in quanto il bambino/ragazzo non riesce ad “allenare” la propria emotività, non riesce a crescere dal punto di vista emozionale e rischia di diventare un adulto estremamente fragile con problematiche che vanno ben oltre la dipendenza dalla rete.

Cosa fare allora?

condividere con i genitori
Sicuramente un primo passo è quello di mettere dei filtri; esistono parecchi programmi che, una volta installati, impediscono l’accesso ad alcune categorie di siti a seconda delle impostazioni previste dal genitore. Ma deve esserci anche il filtro dei genitori che, in ogni caso, non dovrebbero lasciare il bambino/ragazzo da solo davanti agli schermi; abituiamoli fin da piccoli che quello che si trova sul web può essere condiviso con i familiari, se utilizziamo noi il computer evitiamo di nascondere loro ciò che stiamo facendo, chiamiamoli a vedere qualche cosa di particolarmente divertente e adatta alla loro età, insomma coinvolgiamoli facendo loro capire che la rete non è un luogo in cui isolarsi, ma in cui si trovano tante cose che si possono condividere anche vis a vis. Sistemiamo la postazione del computer in un luogo di passaggio, mai nella cameretta in cui stare con la porta chiusa e ogni tanto passiamo di lì. Informiamoli su quali sono i rischi in cui possono incorrere navigando; una volta la mamma ci diceva di non accettare le caramelle dagli sconosciuti, beh il concetto è lo stesso: non accettare l’amicizia di sconosciuti, non rispondere a mail di chi non conosci, non dare mai il tuo numero di telefono o l’indirizzo di casa a persone che potrebbero farlo girare a tua insaputa e avvisare sempre un adulto se ci si imbatte in qualche cosa di sospetto. Queste sono semplicissime regole che dobbiamo fissare come punti “nuovi” nell’educazione delle giovani generazioni collaborando in questo anche con la scuola e gli insegnanti. Altre due semplici regole finali riguardano un limite alle ore trascorse a navigare, che siano per svago o per scuola poco importa, e, onde evitare di trovarsi la polizia postale che suona al citofono: chiedere sempre il permesso alle persone delle quali si vuole pubblicare una foto e, se minorenne, chiedere anche ai genitori!


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