I figli conquistano l’indipendenza

Spesso quando i figli diventano più indipendenti i genitori soffrono della sindrome del nido vuoto. Le vacanze estive sono un banco di prova per metabolizzare la separazione dai figli.

Sindrome da nido vuoto

Con l’arrivo dell’estate i figli cercano in tutti i modi di poter fare le vacanze con gli amici staccandosi dagli occhi sempre vigili di mamma  papà.

Le vacanze sono pur sempre un banco di prova per entrambi ed è il momento giusto perché i figli cerchino di dimostrare la loro responsabilità andandosene per cercare di fare nuove esperienze.

L’estate è il momento ideale per far capire che si è grandi abbastanza e che saranno in grado di far fronte da soli ad ogni difficoltà o almeno ci proveranno.

I genitori davanti a questa richiesta di indipendenza estiva come devono reagire?

Fidarsi dei figli?

Ogni genitore sa in cuor suo se  si può fidare del proprio figlio e dovrebbe anche conoscere se non del tutto un po’ delle sue amicizie o compagnie; in base a questo se si è dimostrato diligente e coscienzioso può dargli fiducia dandogli comunque delle regole (farsi  sentire ogni tot tempo, ecc).

La sindrome del nido vuoto

Sindrome da nido vuoto
Le vacanze sono un banco di prova per i genitori e per i figli
L’indipendenza vacanziera a volte risulta una prova della ben più dolorosa e sofferta della totale conquista di autonomia avanzata dai propri figli che per motivi di studio o di lavoro abbandono “il nido”, da qui la classica “sindrome del nido vuoto”.

Questa non è altro che quel particolare stato psicologico in cui possono entrare i genitori quando i figli conquistano la loro indipendenza.

La partenza di un figlio per entrambi i genitori (non vederlo più in casa, tra le sue cose, ecc) equivale ad un vero e proprio lutto in cui i genitori si sentono letteralmente svuotati del ruolo ricoperto e possono cadere in preda a forti crisi depressive.

I sentimenti provati dai genitori sono infatti quelli della tristezza, malinconia, ansia, depressione e apatia; le madri, spesso più dei padri, passano dal sentirsi inutili al trascurarsi, al chiudersi in casa fino a sviluppare un vero e proprio disturbo dell’umore.

Aiutare le mamme

Come possiamo aiutare le madri in un momento della loro vita così carico di emotività e difficoltà?

Bisogna aiutarla a ridefinirsi in un ruolo diverso, più donna che madre e far riscoprire in lei dei suoi spazi personali che prima non poteva permettersi di avere in quanto perennemente occupata nell’accudimento dei figli.

Il genitore che riesce a metabolizzare le prime piccole separazioni del figlio, riuscirà a tenere un “posto vuoto” nel nido mentre i figli vivono ancora in casa, è questo l’aspetto cruciale ed essenziale per una buona armonia di entrambi le parti.

Un buon percorso con uno psicologo si rende necessario quando i sintomi sono già presenti  e di una certa entità.

E’ importante la rete amicale e di sostegno, le passioni e gli hobby che devono ritornare a far parte della vita di un individuo e che si erano forse un po’ persi nel sentirsi e nel fare il genitore a tempo pieno per anni.


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