Ernia ombelicale nel neonato: diagnosi e cure

L'ernia ombelicale è un problema abbastanza comune nei neonati: un approfondimento per le mamme di UnaDonna.it

neonato che piange

Tra tutti i piccoli disturbi che si possono riscontrare nei neonati durante i primissimi giorni di vita, uno dei più frequenti è senza dubbio l’ernia ombelicale, il cui decorso, va detto immediatamente, nella maggior parte dei casi è assolutamente benigno, non desta preoccupazioni e conosce una regressione spontanea entro i primi dodici mesi di vita.

Questa comune patologia si produce nel lattante dopo la caduta del cordone ombelicale ed è causata da una cattiva o imperfetta cicatrizzazione della zona di fissaggio del cordone stesso, la cui parte rimasta aderente al bambino dopo la nascita si stacca di solito fra il quinto e l’ottavo giorno, lasciando spazio al processo che, nel giro di quindici giorni, porta alla formazione “definitiva” dell’ombelico.

Se la cicatrizzazione non avviene correttamente o completamente, è possibile una contestuale insorgenza di una sporgenza più o meno evidente all’altezza dell’ombelico: proprio tale rigonfiamento costituisce l’ernia ombelicale, che va distinta dal più grave disturbo congenito che prende il nome di ernia fetale e che deve essere trattato chirurgicamente.

Ernia ombelicale del neonato: cause e sintomi

Spesso le mamme si preoccupano del fatto che l’insorgenza di ernia possa essere connessa ad una errata o insufficiente disinfezione dell’ombelico nel periodo del distacco. Tale convinzione va subito confutata: l’imperfezione nella cicatrizzazione, infatti, nella stragrande maggioranza dei casi, non dipende dal distacco del cordone, ma dal fatto che stenta a chiudersi il cosiddetto “anello ombelicale”, ovvero la piccola apertura del tessuto addominale attraverso il quale i vasi sanguigni “condivisi” fra madre e figlio all’interno del cordone trasportano il nutrimento al feto. In genere l’anello si chiude spontaneamente in tempi brevissimi con il consolidamento delle cavità addominali, ma in alcuni casi tale chiusura può “ritardare” consentendo a piccole sezioni di intestino di “sfuggire” dalla propria sede verso l’esterno, trovando un punto di “accesso” proprio nell’ombelico.

L’ernia quindi, si presenta come un rigonfiamento che in genere ha dimensioni comprese fra i due e i cinque centimetri, a seconda della “percentuale” di imperfezione della chiusura dell’anello e della conseguente quantità di materia intestinale fuoriuscita.

A causa della pressione della parte dell’addome, le dimensioni dell’ernia possono aumentare momentaneamente in momenti di sforzo del bambino o quando piange per un tempo prolungato.

L’ernia ombelicale normalmente non è associata a dolore. La cosa però non è vera per il 100% dei casi e dunque occorre prestare attenzione al fatto che il bambino se ne lamenti, facendo in quel caso verificare la situazione ad un medico.

Da ultimo, nel caso dei neonati è assolutamente raro assistere alle complicanze che possono invece insorgere nell’ernia degli adulti, come l'”incarcerazione” o la “strozzatura” dell’ernia che richiedono entrambe un immediato ricorso alla chirurgia.

Rimedi e terapie. La prima? Calma e pazienza

Come già detto, il normale decorso dell’ernia ombelicale infantile è una spentanea regressione che si completa entro il primo anno di vita, molto meno frequentemente entro i 18 mesi. Pertanto, ferma restando l’opportunità di mantenere sempre il bambino sotto il costante controllo del pediatra – cosa peraltro che vale in generale a prescindere dalla presenza di un’ernia – la prima ed indispensabile terapia è…calma e pazienza.

Alcuni medici, ma occorre dire che la non tutti sono d’accordo,  utilizzano in alcuni casi una fasciatura elastica per il contenimento dell’addome: tale accorgimento sembra ridurre la “tensione” del tessuto addominale favorendo la “chiusura” dell’anello e quindi accelerando la riduzione del rigonfiamento.

Solo in presenza di situazioni particolari il pediatra può optare per la soluzione chirurgica, in particolare modo se l’ernia non è ancora rientrata dopo i due anni di età o se la sua dimensione, invece che ridursi, tende ad aumentare con il passare del tempo. Naturalmente è opportuno intervenire anche se, contrariamente al caso normale, l’ernia è particolarmente dolorosa o disturba sensibilmente il bambino nelle sue normali attività.

Foto di: mslaura; becky and randy; Daquella manera; kenntytyy


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Commenti

  • Elena Balan

    Salve volevo sapere visto che mio bimbo fa dei continui sforzi perché non riesce ad eliminare la pupu. La pediatra dice che è stitico ma lo fa quasi liquida. Quando si sforza li esce il l’ombelico . Lo aiuto con il microcliza. Non sa rilasare i muscoli del sederino.Sarebbe il caso a meterli una fascetta?

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