Veronica, una donna sul Calvario

Via Crucis, VI stazione: la Veronica asciuga il volto di Cristo. Nel corso nei secoli questo episodio simbolo della compassione umana alla sofferenza di Cristo, è stato tramandato dalla tradizione non solo popolare ma anche culturale e artistica

Officina di Jacques Dubroeucq,
Officina di Jacques Dubroeucq, "Salita al Calvario: Cristo con i SS. Simone e Veronica", alabastro, 1545 ca. Provenienza: Paesi Bassi. Conservata al The Cleveland Museum of Art, Ohio (USA)
  • Officina di Jacques Dubroeucq,
  • Bottega di Simon Bening,
  • Sacro Monte di Varallo, cappella 36
  • Corrado Mochis su cartoni di Carlo Urbino,
  • H.Lutzelmann,
  • Robert Campin,
  • El Greco,
  • Marie Romero Cash, Via Crucis: VI stazione, Cattedrale di San Francesco, Santa Fe, New Mexico (Stati Uniti). Dipinto secondo lo stile degli indiani d’America. [Credit: jeffergray, https://flic.kr/p/8zRqyB]
  • Josep Maria Subirachs,
  • Atelier di Guilbert Martin,
  • Marko I. Rupnik e Atelier del Centro Aletti,
La incontriamo tutti i Venerdì Santo, alla sesta stazione della Via Crucis. La riconosciamo, nel gruppo delle “pie donne” che con Maria seguono Gesù nella salita al Calvario, perché ci mostra il velo con il quale ha asciugato il volto insanguinato del Cristo e sul quale è rimasta impressa la sua immagine. Il “sacro volto”, ossia la “vera icona”, cioè Veronica. Di lei non c’è traccia nei Vangeli, che parlano solo di un gruppo di “pie donne”, le sole a non aver abbandonato Cristo nei momenti della sofferenza estrema e del sacrificio. Di lei si ha traccia in uno scritto apocrifico del Nuovo Testamento risalente al IV secolo, l’Acti Pilati, resoconto del processo a Gesù condotto dal governatore romano Ponzio Pilato, contenente le testimonianze di chi era stato risanato dal Nazareno tra cui quella di una donna di nome Veronica, guarita da una continua emorragia. È l’episodio dell’emorroissa guarita toccando in un lembo del manto di Gesù, lo troviamo in ben tre Vangeli su quattro: in Matteo (9, 18-22), Marco (5, 21-34), Luca (8, 40-48).

In Francia

Tomba detta "della Veronica", sarcofago, circa VI secolo, Cripta della Basilica di Saint-Seurin a Bordeaux, Francia

 

Un intrecciarsi di storia e tradizione che si è consolidato nei secoli: venerata come una santa non è però inserita nel Martirologio romano, che è stato depurato dai nomi di coloro di cui non c’è testimonianza storica; le donne che portano il suo nome la festeggiano comunque il 12 luglio. È particolarmente venerata in Francia, di cui è co-patrona: qui, a Bordeaux, nella cripta della basilica di Saint-Seurin, è custodito un sarcofago detto “Tomba di Santa Veronica”. Il filone francese della leggenda narra infatti che la santa, assieme al marito Zaccheo, arrivò per mare sbarcando a Soulac, all’imbocco dell’estaurio su cui sorge l’attuale Bordeaux, e che dopo aver contribuito all’evangelizzazione dei Franchi vi morì in un eremitaggio attorno all’anno 70.

In Italia

Il filone “italiano” racconta invece che si recò a Roma per ordine di Tiberio Cesare che, malato, guarì immediatamente guardando il velo con il Sacro Volto portato con sé da Veronica. Questa leggenda giustifica la venerazione della “veronica” custodita nella Basilica di San Pietro nella nicchia del pilastro, uno degli otto che sorreggono la cupola michelangiolesca, detto per l’appunto di Santa Veronica, ornato da una enorme statua realizzata da Mochi. Il velo romano – sul quale oggi non appare alcuna immagine – ora non è più mostrato ai fedeli perché si pensa sia solo un pezzo sostitutivo dell’originale, scomparso durante una delle numerose invasioni di Roma; potrebbe non essere un caso che negli stessi anni della presunta scomparsa romana, un velo raffinatissimo sul quale è impresso – con una tecnica sconosciuta – un volto completamente sovrapponibile a quello della Sacra Sindone, che si può ammirare in trasparenza, come se fosse una diapositiva, sia stato donato ai frati Cappuccini di Manoppello, paesino dell’Abruzzo, che ancora oggi lo custodiscono. Chi ne volesse sapere di più può rivolgersi all’associazione “Il volto ritrovato”, un gruppo di appassionati e studiosi che, dopo la visita a Manoppello di papa Benedetto XVI, ha inteso approfondire la ricerca sul tema attraverso il progetto VeronicaRoute, una mappatura collettiva delle rappresentazioni delle immagine acherotipe (cioè non fatte da mano d’uomo) di Cristo, e la realizzazione di una mostra itinerante Il Volto Ritrovato. I tratti inconfondibili di Cristo che ha debuttato nell’agosto 2013 al Meeting di Rimini.

Comunque sia, storia o leggenda, la tradizione ha reso la figura della Veronica l’emblema della compassione, dell’amore che si piega sul dolore con infinità pietà e dolcezza, e che viene premiato con il dono dell’immagine sul velo, per contemplare per sempre il volo dell’amato. Uomini e donne di ogni tempo si sono identificati in questa donna; pittori insigni e sconosciuti artigiani l’hanno raffigurata scolpendo statue, intessendo arazzi, dipingendo affreschi, ornando altari e chiavi di volta; poeti e scrittori l’hanno cantata ed esaltata. Noi, in occasione della Pasqua, vi offriamo un piccolo saggio delle innumerevoli sue rappresentazioni, inginocchiata nel gesto di pietà o mostrante il Sacro Volto.


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